LE CONTESTAZIONI ALLA KYENGE E IL DIRITTO AD ESSERE ITALIANI: IL RAZZISMO INCONSAPEVOLE DEGLI INTELLETTUALI

Kyenge, insulti, razzismo, jus soli, jus sanguinis, cittadinanza, italiani, LegaMacché Alfano, macché Saccomani o Zanonato! Il ministro Kyenge è – suo malgrado – al centro dell’attenzione dei media, e fra i ministri più popolari (oltre che il più odiato dagli avversari).

Lasciando perdere per un momento gli insulti che riceve quotidianamente dai leghisti per il solo fatto di essere nera (a proposito: Tosi si è dimostrato un vero leader, Maroni un quaraquaqua) Kyenge, insulti, razzismo, jus soli, jus sanguinis, cittadinanza, italiani, Legaconcentriamoci sull’oggetto del contendere, cioè lo jus soli, su cui si sono levate autorevoli voci contrarie anche da parte di intellettuali notoriamente non leghisti, come Giovani Sartori e Ferdinando Camon. Nel suo articolo di ieri lo scrittore padovano, come spesso accade, parte con argomenti condivisibili e stimolanti, ma poi sbraca.

LE CONTRADDIZIONI DI FERDINANDO CAMON

Nel finale egli sostiene infatti che il ministro – sostenendo lo jus soli contro lo jus sanguinis – ragiona da extra-italiano, e poi mostra di condividere nella sostanza le parole (sempre… ragionevoli e misurate) di Magdi Allam secondo cui “fare ministro italiano la Kyenge è un atto di razzismo verso gli italiani”. Il ragionamento di Camon parte dal fatto che nel riconoscimento automatico ai nuovi nati da genitori stranieri della cittadinanza italiana ci sarebbe anche implicitamente il riconoscimento che gli italiani non (ri)conoscono la propria identità nazionale e la propria Costituzione. Può essere vero, ma allora come la mettiamo con tutti coloro (nella fattispecie molti leghisti) che sono nati da genitori italiani ma l’identità e la Costituzione italiana non solo non le riconoscono, ma palesemente le aborriscono? Perché loro devono avere la cittadinanza italiana, e nessuno può togliergliela, e non dovrebbe averla la Kyenge ( e con lei migliaia di figli di immigrati) che conosce la lingua meglio di loro e ama più di loro il nostro paese? Non si rende conto Camon del razzismo implicito che c’è nel suo ragionamento, e della contraddizione con quanto sostenuto appena sopra?

E SE TOGLIESSIMO LA CITTADINANZA AGLI ITALIANI CHE NON LA MERITANO?

Provocatoriamente io sarei per concedere la cittadinanza solo a chi la merita, per la sua conoscenza della lingua e della cultura, ma anche per i suoi comportamenti più o meno civili, e per toglierla agli altri: perché deve conservare i diritti civili, ad esempio, chi compie reati odiosi, o sistematicamente inquina, costruisce abusivamente, evade le tasse?

UN FILTRO ALLA CITTADINANZA PER EVITARE GLI ABUSI 

Detto questo si può parlare anche dell’opportunità o meno dello jus soli, e delle modalità della sua introduzione; il Pd su questo ha una parla d’ordine univoca e generosa: chi nasce in Italia è italiano. Certo, nelle resistenze di Camon (e Sartori) ci sono delle obiezioni ragionevoli a questo principio, in primis il fatto che si rischierebbe di avere figli italiani e genitori stranieri, oppure folle di genitori che vengono in Italia appositamente per far nascere il loro figlio e poi essere automaticamente naturalizzati. Non mi sembra un’obiezione insuperabile: basta stabilire un arco temporale ragionevole entro il quale scatta il diritto ad avere la cittadinanza, ad esempio che i genitori siano in Italia da almeno due o tre anni, ed eventualmente che dichiarino di voler educare il loro figlio nel rispetto dei valori fondanti della nostra Costituzione. Solo questo renderebbe i loro figli e loro stessi più italiani di molti di noi.

MA LA KYENGE NON SIA SOLO UN TESTIMONIAL: L’INTEGRAZIONE NON E’ SOLO LEGATA ALL’IMMIGRAZIONE

A questo punto qualcosa va detto però anche sul ruolo della Kyenge nel governo. L’impressione che ho io è che più che un vero ministro essa sia (almeno per il momento) un semplice testimonial, “arruolata” – in quanto donna e nera – per elevare il livello di “politicamente corretto” del governo e compiacere l’ala idealista della base Pd. In questo modo ci si è messi la coscienza a posto, consapevoli che con questa situazione e con questa maggioranza ben poco si potrà fare sul terreno dell’integrazione: ma tutto questo si rischia di rivelarsi controproducente se non ci si rende conto che l’integrazione è una questione ben più ampia dell’inserimento degli immigrati, ma riguarda tutte le fasce deboli di cittadini. Integrare in questo momento significa assicurare risorse e dignità politica a tutti, ed è fondamentale in un momento in cui la partecipazione democratica è forse più in crisi della stessa economia.

LE CONTESTAZIONI ALLA KYENGE E IL DIRITTO AD ESSERE ITALIANI: IL RAZZISMO INCONSAPEVOLE DEGLI INTELLETTUALIultima modifica: 2013-08-08T12:13:00+02:00da sergiofrigo
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