LA DONNA CHE SA FAR PARLARE GLI ALBERI

castagni santa lucia.jpgCi sono incontri, nel mio lavoro, che mi rimettono in pace col giornalismo. Come quello di ieri con Anna Cassarino, botanica, scrittrice e artista a tutto tondo, che mi ha aperto un mondo in cui protagonista assoluta è la natura, e gli alberi sono i nostri grandi maestri di vita.

Lei sotto sotto ne è convinta: ci sono piante che la chiamano. A loro modo, naturalmente, con il profumo. D’altra parte è difficile trovare qualcuno che le ami più di lei. A quarant’anni (ora ne ha una sessantina, portati benissimo), dopo un viaggio nella natura lussureggiante del Messico, ha mollato la sua vita precedente e la sua proficua attività di designer per mettersi sulle loro tracce. E loro amano farsi scoprire da lei.RIMG0294.JPG «Mi capita con il calicanto – racconta – Ne sento il profumo paradisiaco anche a 25 metri di distanza, in mezzo alla città». Il calicanto è la pianta che ama di più, l’altro è kapok, un albero molto spettacolare, considerato sacro in alcune religioni, che vive nelle zone umide dei paesi tropicali.


A TU PER TU CON LE PIANTE PIÙ IMPORTANTI DEL NOSTRO PAESE
RIMG00301 (2)leg.JPGMa non c’è albero a cui Anna non voglia bene. In vent’anni ne ha visitati migliaia, e oltre 400 li ha descritti e dipinti. Perché lei li va a trovare uno a uno, con il suo camper attrezzatissimo, per comprare il quale anni fa si è venduta la sua bella casa di Firenze, e poi naturalmente a piedi, perché molti sono in posti difficili da raggiungere. Da questa sua attività prima Anna ha tratto delle mostre, accostando alla pittura degli alberi più belli o interessanti la realizzazione delle sue sculture di animali che sembrano uscire dalla terra. Poi sono arrivati anche i libri, l’ultimo dei quali – “Alberi maestri del Friuli Venezia Giulia” (Ed. Biblioteca dell’Immagine, € 12) illustrato dai suoi acquerelli e ricco di notizie e particolari curiosi è stato presentato ieri nella Fiera Orto Giardino di Pordenone. Adesso sta completando un secondo volume sugli alberi del Piemonte, e a giugno arriverà un terzo sugli alberi del Veneto.

UN PROGETTO E UN SITO DA NON PERDERE

La sua attività è ben descritta nel bellissimo sito www.ascuoladaglialberi.net, in cui Anna racconta i suoi amici, elenca i più significativi fra di loro, illustra i molti modi con cui essi ci possono aiutare a migliorare la nostra vita, e i vantaggi di un’adesione più piena ai dettami della natura.
Con i libri, le mostre, le conferenze e con qualche consulenza ambientale e naturalistica, Anna riesce (negli ultimi anni con fatica) a mantenersi e a girare col suo camper, ma a sostenerla è prima di tutto la convinzione di avere una missione da portare avanti, riassunta nel titolo del progetto che ha varato nel 2002 e che dà il nome al sito: “A scuola dagli alberi”, appunto. «Dopo quel viaggio in Messico, a contatto con una natura maestosa – racconta – mi sono resa conto che tutti noi, anche le persone più colte, conosciamo ben poco della natura, e questo è il motivo per cui la maltrattiamo tanto, e questa è la fonte di molti dei nostri mali. Ho pensato che la qualità della nostra vita potesse migliorare proprio affidandoci agli insegnamenti di questi maestri, gli alberi, che sono essenziali per migliorare il clima, risanare gli ambienti, aiutare la psiche umana».

GLI ALBERI PIÙ ANTICHI D’ITALIA, I PIÙ GRANDI, I PIÙ INTERESSANTI
mirano ottobre.jpgNella sua attività di “mediatrice” fra la natura e l’uomo Anna Cassarino ha incontrato gli alberi più belli e importanti di tutte le province italiane, ma anche di paesi stranieri quali il Messico, Cuba, il Madagascar, il Mali. Ha così scoperto che in Sardegna, a Luras, ci sono due olivastri che con i loro 3000 anni di vita (e tronchi da 14 metri di circonferenza) sono le piante più vecchie d’Italia, seguiti probabilmente da alcuni larici della val d’Ultimo, in Trentino, “giovanotti” di soli 2000 anni. L’albero più grande d’Italia invece, con 50 metri d’altezza, è una delle sequoie di Parco Burcina, a Biella, messa a dimora solo nel 1848, per la promulgazione dello Statuto Albertino.
Ma l’albero dalla storia più bella è, secondo la scrittrice-botanica, la magnolia dei giardini pubblici di Gorizia, che fu scelta dagli irredentisti nel 1863, quando ancora la città era sotto il dominio austro-ungarico, perché richiamava i colori della bandiera italiana e proveniva da un paese che si era liberato dalla dominazione straniera, come l’America.
Ma nel libro ci sono molti altri alberi degni di ammirazione: come il Cedro di piazzetta Ottoboni, a Pordenone, che è riuscito a resistere all’assedio sempre più pressante dei condomini; oppure il grande cipresso di Rocca Bernarda a Premariacco, vecchio di 400 anni e alto oltre 20 metri.

Ma la lettura di questo volume può aiutarci ad apprezzare anche l’arbusto che vediamo tutti i giorni nel giardinetto sotto casa, ultimo, modesto esponente di una schiatta di eroi che da sempre ci vivono accanto migliorando, silenziosamente, la nostra vita.

LA DONNA CHE SA FAR PARLARE GLI ALBERIultima modifica: 2013-03-04T13:32:53+01:00da sergiofrigo
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