OBAMA: CADUTE LE SPERANZE DI CAMBIARE ORA LA MISSION È RIPARARE CIÒ CHE SI È ROTTO

UsaObama2.jpgQuattro anni fa era stata la speranza; oggi è lo scampato pericolo. Una cosa è certa, di questi tempi, per Obama e per chiunque altro conquisti il potere: se un tempo ci si candidava per cambiare il mondo, o comunque per fare grandi cose, oggi l’ambizione maggiore è riparare quello che si è rotto, e manutenere quel poco che ancora resiste nel sistema. Difficile definire tutto questo un sogno, difficile farsi trascinare dall’entusiasmo. Però, ricordiamolo, la politica è la scienza del possibile.Obamavince.jpg

Mi chiedevo, ieri l’altro vedendo in televisione le file di americani poveri, in attesa fuori dai seggi, che cosa si aspettassero dal voto: la risposta è che si stavano difendendo. Queste elezioni, con la vittoria di Obama, hanno dimostrato che una parte crescente di elettori poveri ha capito quale fosse la posta in gioco: come saranno ripartiti gli oneri della crisi.

 

HA VINTO PERCHE’ I PIÙ DEBOLI HANNO CAPITO CHE LA POLITICA PUÒ DIFENDERLI ALLO STRAPOTERE DEI PIÙ RICCHI

Usa2012.jpgE su questa questione si è combattuta una durissima battaglia di classe, vinta – seppure di misura – dai più numerosi contro i più ricchi. Perché i ricchi invece hanno sempre chiaro, ad ogni latitudine, per cosa combatte il loro campione: perché essi non siano costretti a intaccare i propri piccoli o grandi privilegi, accollandosi attraverso lo Stato, gli oneri della tutela dei più deboli; stavolta anche i ceti medi impoveriti invece hanno capito che lo Stato può essere un baluardo fra essi stessi e i soprusi dei potenti, e non sempre e non solo uno strumento del grande capitale. Un’aquisizione non da poco, considerato che in America, a differenza che da noi, la grande maggioranza delle famiglie del ceto medio è convinta – erroneamente ovviamente – di essere ben più ricca della media nazionale, e agisce di conseguenza, votando il candidato repubblicano in misura altrimenti inspiegabile. Il capolavoro dei ricchi è convincere i poveri di non essere poi così poveri, e di stare tutti sulla stessa barca.

Ecco dunque che il centrista Obama si trova catapultato suo malgrado nel ruolo per lui improprio di una specie di Robin Hood: si vedrà presto se vorrà (o lo lasceranno) esserlo sul serio.

LE MINORANZE NON VOGLIONO ESSERE RISOSPINTE INDIETRO

C’è naturalmente anche molto, moltissimo altro, dietro questo risultato: c’è l’estensione dell’area dei diritti civili, ci sono le aspettative delle donne, le speranze degli immigrati, le residue aspettative degli ecologisti. Anche se queste minoranze hanno dovuto archiviare buona parte dei loro sogni nel primo mandato di Obama, hanno dimostrato di aver capito che Romney li avrebbe riportati indietro, e hanno detto di no.

L’ALLEANZA FRA I POVERI E GLI ISTRUITI

Interessante, a questo proposito, questo commento di Mario Calabresi sulla Stampa, che evidenzia il ruolo di questa nuova coalizione di minoranze, e anche l’aggancio che Obama ha saputo compiere tra le classi più deboli e i ceti bianchi intellettuali e progressisti; quell’alleanza fra poveri e istruiti che è l’unico antidoto al populismo e allo strapotere delle destre. pagina.html

OGGI ESSERE DI SINISTRA SIGNIFICA PUNTARE SUI GIOVANI

Ma c’è un’ultima “minoranza” che forse ha capito meglio delle altre chi poteva ancora alimentare per essa un residuo di speranza, provare a garantire ancora un’opportunità: i giovani, che non a caso sono stati citati con generosità da Obama nel suo discorso della vittoria. E dunque senza voler schierare a forza il presidente, si può dire – ad uso e consumo della politica italiana – che oggi essere di sinistra significa conciliare la difesa dei livelli di vita dei più deboli con un investimento sulle aspettative delle nuove generazioni.

E ADESSO, SE VOLETE SAPERE COSA VUOL DIRE CONCRETAMENTE FARE IL PRESIDENTE, LEGGETE QUESTO

http://www.ilpost.it/2012/09/15/vanity-fair-obama/

OBAMA: CADUTE LE SPERANZE DI CAMBIARE ORA LA MISSION È RIPARARE CIÒ CHE SI È ROTTOultima modifica: 2012-11-08T11:45:00+01:00da sergiofrigo
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