IL BAMBINO CONTESO DI CITTADELLA, E LA SOLITA ITALIA CHE SI INDIGNA A (TELE)COMANDO

Conteso.jpgL’Italia ha trovato qualcos’altro su cui indignarsi, dividersi, parlare a vanvera: il caso del bambino di Cittadella conteso dai genitori e portato via a forza dalla polizia dalla sua scuola. Non mi sottrarrò a questo dovere nazionale, anche se non intendo entrare nel merito della vicenda: ci sono già legioni di assistenti sociali, psicologi, psichiatri della domenica che dicono la loro sul web. Voglio far rilevare, piuttosto, alcuni fatti collaterali, che sono però forse più centrali di quanto non si creda, e che dicono molto di noi come collettività, piuttosto che enfatizzare ulteriormente una vicenda che è – ahimè – troppo simile a migliaia di altre.


IL RISPETTO DELLA LEGGE

Le ordinanze della magistratura vanno rispettate. Oppure fatte rispettare. La polizia ce l’abbiamo per questo, altrimenti tanto varrebbe liberarsi definitivamente di giudici, poliziotti, psichiatri eccetera. Detto questo, va anche sottolineato con forza che una preparazione migliore dell’operazione avrebbe evitato quell’epilogo drammatico. Piuttosto che trascinare via il bambino, visti i precedenti si dovevano prima “trascinare via” i familiari, o meglio impedire loro di essere presenti.

IL RISPETTO DEI SENTIMENTI

Emozioni e sentimenti in gioco vanno rispettati, ma prima di tutto compresi, ed eventualmente “smontati” per metterne a fuoco la degenerazione. È amore, ad esempio, quello che spinge due genitori a devastare il loro figlio piuttosto che vederlo affidato al “nemico”? O che ne diffonde immagini raccapriccianti come quelle di ieri, per dimostrare la “cattiveria” della controparte? Conteso2.jpgNel giudizio di Salomone la madre vera (ma varrebbe anche per il padre) preferisce cedere il bambino conteso all’avversaria, piuttosto che farlo squartare. Qui si preferisce farlo squartare metaforicamente dalla televisione.

LA SPETTACOLARIZZAZIONE

Alcuni media (la Rai) hanno saputo fermarsi, camuffando i visi dei protagonisti; altri hanno trasmesso le immagini integralmente, o pubblicato foto inequivocabili; in rete, come al solito, è finito di tutto e di più. Quasi nessuno ha rispettato la sostanza della Carta di Treviso sull’informazione sui minori. C’è un problema del giornalismo, che di fronte al richiamo dello scoop fa fatica a individuare e rispettare percorsi condivisi. Ma c’è anche un problema dei cittadini, che accorrono come le mosche sul miele a caccia dei particolari più “piccanti”; e un problema – ancor più grave – degli stessi protagonisti, che a loro volta come mosche sul miele accorrono davanti alle telecamere a raccontare la loro verità, in cerca di un pronunciamento del supremo tribunale dell’opinione pubblica, che cancelli (o confermi) il pronunciamento legale del giudice: dimenticando che, al di là delle loro parole, è il loro stesso atteggiamento a condannarli, ad una pubblicità negativa – per sé e per il proprio bambino – che non si leveranno di dosso mai più. Decenni di televisione del dolore hanno prodotto i loro frutti maturi: l’anestetizzazione delle coscienze, la spettacolarizzazione dell’intimità e un totale rovesciamento dei valori.

IL BAMBINO CONTESO DI CITTADELLA, E LA SOLITA ITALIA CHE SI INDIGNA A (TELE)COMANDOultima modifica: 2012-10-12T02:46:00+02:00da sergiofrigo
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