NON SOLO ARTE: PERCHÉ VICENZA È LA CAPITALE DELLA CULTURA VENETA? SECONDO PIOVENE…

BasilicaVi2.jpgNon solo Palladio, e non solo l’arte. Ragiono su Vicenza, a margine degli eventi artistici di questi giorni, e rilevo che nonostante il suo storico scarso peso politico, il suo non essere mai stata capitale di signorie, il non aver avuto neppure un’Università, Vicenza ha “prodotto” oltre a tanta grande architettura e grande arte, anche un numero spropositato di scrittori di enorme valore: citiamo solo, per restare agli ultimi 150 anni, Fogazzaro, Piovene, Parise, Meneghello, Mario Rigoni Stern… (e potremmo aggiungere anche l’eclettico Neri Pozza, il filosofo Giuseppe Faggin e il figlio scienziato Federico, l’inventore del chip, e il padre della cibernetica Silvio Ceccato). Da far impallidire gran parte delle province italiane, non solo venete…

Stefano Strazzabosco, nell’introduzione all’Antologia dei grandi scrittori vicentini Antologie.jpegche abbiamo appena pubblicato con la Biblioteca dell’Immagine, ha individuato alcune spiegazioni del fenomeno, che qui sarebbe troppo lungo riassumere. Mi limito piuttosto a riproporre, dal libro, un celebre brano di Guido Piovene.

Di GUIDO PIOVENE (da Viaggio in Italia, 1957)

Piovene.jpgVicenza non fu sede di principati e signorie; passò da un dominio all’altro, poi si accomodò con Venezia. Qui non vi furono né Medici, né Gonzaga, né Estensi. Potremo scoprire il segreto quando uno storico scrittore, e non solo erudito, saprà darci la storia dell’umanesimo vicentino del Rinascimento. Gli archi e i colonnati sorsero senza nessun altro motivo che la compiacenza estetica, le fantasie lunatiche della cultura, l’orgoglio signorile. In Inghilterra, in America a Charlottesville, dovunque ho trovato i riflessi di questa geniale follia. Scarsa di motivi pratici, e funzionali come dicono oggi, segnò la storia dell’architettura mondiale.

Perciò conoscere Palladio, la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a Vicenza. Una piccola Roma, un’invenzione scenografica, sorge in un angolo del Veneto, in vista dei monti, dalla cultura svaporante in capriccio e dalla vanità patrizia d’un gruppo di signori di media potenza e di scarso peso politico. Sono vanitosi, e Palladio accontentandoli concentra il suo genio sulle facciate e il piano nobile; particolari pratici, come le scale, sono talvolta trascurati o di qualità comune. Il materiale delle costruzioni è modesto. Nasce una città in bianco e nero, con le tinte di un’acquaforte, in un paese dalle luci morbide, rosee, in cui l’aria sembra portare un colore disciolto. L’incanto di Vicenza è nel contrappunto tra la sua esaltazione neoclassica ed il colore veneto, semiorientale, che la compenetra dovunque. Non senza un pizzico di rusticità, come si deve ritrovare in una terra così prossima ai monti e in una società pomposa ma di fondo avaro.

 

 

NON SOLO ARTE: PERCHÉ VICENZA È LA CAPITALE DELLA CULTURA VENETA? SECONDO PIOVENE…ultima modifica: 2012-10-08T11:38:08+02:00da sergiofrigo
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