LA POLITICA “VERTICALE” CHE RISCHIA DI CREARE IL DESERTO SOCIALE

camin.jpgNei giorni scorsi il sociologo Giuseppe De Rita ha rilevato sul Corriere il ritorno della contrapposizione fra la dimensione verticale della politica (concentrazione delle decisioni in poche sedi a forte tecnicalità, che si relazionano con i vertici della finanza internazionale e delle istituzioni europee) e la dimensione orizzontale della dinamica economica e sociopolitica (tipica degli enti locali, della piccola impresa, del sindacato dell’associazionismo) che in questa fase rischia di essere drammaticamente impoverita dalle misure anticrisi del Governo: meno politici professionisti, meno Comuni, meno Province, ci possono anche stare, ma avremo anche meno uffici postali, meno stazioni dei carabinieri, meno eventi collettivi come mostre e spettacoli, e sempre più spesso a pagamento…

(foto rubate a Sebastiano Rizzardi)

SERVE UNA MOBILITAZIONE DEI CORPI INTERMEDI
Per evitare che questo tessuto sociale, prosciugato dalle istanze inderogabili dell’economia, si desertifichi definitivamente, con pesanti ripercussioni sulla nostra qualità di vita (e sulla stessa sopravvivenza dei più deboli), occorre che i corpi intermedi della società (istituzioni locali, associazioni, gli stessi partiti) si facciano carico di “innaffiarlo” di relazioni sociali e di iniziative all’insegna del reciproco sostegno e della gratuità.
Qualcosa del genere lo si vede all’opera, come gli sportelli anti-suicidi, le raccolte di cibo scaduto ma ancora perfettamente commestibile da destinare alle istituzioni benefiche, le reti solidali delle Caritas. E una vera e propria mobilitazione diffusa e spontanea si sta registrando nei confronti dell’Emilia Camin2.jpgterremotata, per la quale si sono mossi festival culturali e gruppi musicali, associazioni e gruppi di imprese.

 IL CASO DELLA FESTA DI CAMIN: UN PARTITO AL SERVIZIO DELLE ASSOCIAZIONI

festa,emilia,camin,giuseppe de rita,terremoto,solidarietà,capitale sociale,spreadUn esempio significativo è stata la festa “Ora, Emilia” che si è appena conclusa a Camin (Padova), sostituendosi alla tradizionale, popolare festa del Pd, ma senza bandiere né simboli politici. Il partito e il suo segretario cittadino Piero Ruzzante hanno messo a disposizione gli spazi, le strutture e la professionalità di centinaia di militanti per le associazioni padovane che volevano fare qualcosa per l’Emilia, devolvendo gli utili dell’iniziativa ad uno dei comuni più coliti, Cavezzo, in provincia di Modena. Hanno risposto più di 30 sigle, che nei cinque giorni della festa hanno promosso al suo interno cene e incontri conviviali, nel ristorante tradizionale o nell’”osteria” che offriva i prodotti tipici emiliani (compreso il formaggio grana). Si sono viste molte associazioni di area, ma anche la Croce Rossa, Rete Impresa, l’Università, la Protezione civile, Emergency, i gruppi studenteschi. “Sono passate per la festa circa 30mila persone – spiega Massimo Bettin, dall’organizzazione – e pensiamo che si potranno devolvere a Cavezzo circa 10mila euro”.

CAPITALE SOCIALE COME ARMA ANTI-SPREAD

Ma al di là della cifra, quello che probabilmente non ha prezzo è il fatto di aver fatto sentire a degli italiani in difficoltà che altri italiani condividono le loro sofferenze, e si fanno carico dei loro problemi. Ma un altro dato importante è che un partito abbia sperimentato (e con successo, visto l’affollamento) che la politica, prima che conquista e amministrazione del potere, è mettersi al servizio della società e delle persone. Anche il capitale sociale può servire per abbattere lo spread.

MA PERCHÉ CON L’EMILIA FUNZIONA E COL VENETO NO?

In cauda venenum, infine: è sempre sgradevole misurare l’entità delle disgrazie e la risposta solidale che esse suscitano, e oltretutto cambiando il contesto tutto risulta poco confrontabile. L’Italia di oggi non è quella del 2009, quando il terremoto devastò l’Abruzzo, né quella di un anno e mezzo fa, quando l’acqua invase vasta parte del territorio veneto, e forse anche la gravità degli eventi non è comparabile. Ma c’è da rilevare ancora una volta, di fronte alla mobilitazione corale suscitata dal sisma emiliano (e poco prima dalle alluvioni in Liguria), che nei confronti del Veneto non è stato così, che la solidarietà nazionale ha tardato, che si è dovuta sollecitare, che non ha prodotto gli stessi risultati (e non parlo di soldi, ma di emozioni collettive). Lo rilevo non per alimentare autocommiserazione, ma per registrare un dato di fatto che dovrebbe farci riflettere come veneti: saremo anche ammirati, dai nostri connazionali, ma probabilmente non siamo altrettanto amati. Gli altri risultano evidentemente più simpatici.

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LA POLITICA “VERTICALE” CHE RISCHIA DI CREARE IL DESERTO SOCIALEultima modifica: 2012-07-17T12:18:39+02:00da sergiofrigo
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