IL RISCALDAMENTO GLOBALE COME EFFETTO COLLATERALE DELLA DEMOCRAZIA

riscaldamento globale,caldo,summit,rio,democrazia,dittatore,masse,consenso,politica,individuo,bene comuneLa schizofrenia è totale: in questi giorni parliamo tanto del caldo, ma siamo totalmente disinteressati al riscaldamento globale, che ne è la causa ultima; sarebbe come se il medico disquisisse sulla febbre fregandosene dell’infiammazione che la determina. Sui giornali italiani infatti sono totalmente assenti le cronache sul summit di Rio, dedicato proprio al clima, a vent’anni dal primo vertice internazionale sul tema nella metropoli brasiliana.

 

Nel frattempo la situazione, invece di migliorare, si è drammaticamente deteriorata, e la consapevolezza della gente non solo non ha mai raggiunto un livello tale da richiedere ai governanti decisioni coerenti e lungimiranti in materia, ma soprattutto non ha ancora determinato comportamenti conseguenti dei singoli e delle famiglie nella vita di tutti i giorni; anzi, le forze e le personalità politiche che negli anni scorsi si sono avventurate sul terreno della salvaguardia ambientale sono sempre state punite alle urne, oppure sono state costrette a fare precipitose marce indietro una volta entrate nelle stanze dei bottoni (si veda Obama sulle estrazioni petrolifere, oppure il governo Giapponese sul nucleare).

In questi tempi di crisi poi, parlare di ecologia (nei consumi, nelle pratiche produttive, negli obiettivi) suona come un inaccettabile freno allo sviluppo, e quindi come un intollerabile attacco al benessere già pericolante di milioni di persone.

 

CI LAMENTIAMO DEL CALDO, MA NON NE INDAGHIAMO LE CAUSE

Il fatto è che anche se sappiamo che procedere su questa strada è dannoso per la collettività e soprattutto per i nostri figli, al momento di scegliere preferiamo sempre la soluzione più comoda anche se alla lunga più dannosa: al di là delle mobilitazioni contro le infrastrutture che eventualmente intacchino i confini del nostro cortile, nei comportamenti individuali difficilmente rinunciamo al trasporto privato, all’ampliamento della casa, all’illuminazione dissennata dei luoghi pubblici, oppure all’aria condizionata a manetta d’estate, o ai 25 gradi di caldo in inverno… E se qualche autorità (dal Comune al condominio) prova a imporcelo, scoppiano le rivolte; o comunque l’inosservanza generale dell’eventuale norma: tanto chi controlla?

LA POLITICA PRIGIONIERA DEL CONSENSO NON RIESCE A IMPORRE COMPORTAMENTI VIRTUOSI ALLE MASSE

Ebbene, è possibile a questo punto sostenere – alla luce di quanto accaduto in questi vent’anni – che il riscaldamento globale è anche un “effetto collaterale” della democrazia? Che tanti comportamenti individuali per niente virtuosi, in tutto il pianeta, stanno determinato una catastrofe generale, di cui nessuno si occupa perché è, appunto, collettiva, e quindi nessuno ne avverte direttamente il peso e la responsabilità? Che proprio per questo la politica, che dovrebbe avere la lungimiranza necessaria per individuare e perseguire il bene comune, non riesce ad esercitare questo suo compito, in quanto schiava del consenso a breve termine?

CI SERVIRA’ UN “DITTATORE VERDE” PER SALVARE IL PIANETA?

È una bestemmia affermare che i singoli individui raramente hanno la capacità di comprendere a fondo e di affrontare conseguentemente questioni così complesse, che sfuggono alla loro esperienza e al loro interesse quotidiano e immediato? E dunque che le decisioni politiche che derivano da un’interpretazione acritica dei loro desiderata, sono per forza di cose miopi e parziali?

So di essere provocatorio: ma è inevitabile dover scegliere tra  le sacrosante libertà individuali e l’altrettanto sacrosanto bene comune? Oppure per salvare il pianeta dovrebbe arrivare una specie di “dittatore verde”, che imponga alle masse riottose comportamenti virtuosi e lungimiranti?

IL RISCALDAMENTO GLOBALE COME EFFETTO COLLATERALE DELLA DEMOCRAZIAultima modifica: 2012-06-20T15:56:00+02:00da sergiofrigo
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