IL PELLEGRINAGGIO CIVILE SULLE ORME DI GIURIOLO, MENEGHELLO, RIGONI STERN – CRONACA, INTERVISTE, LETTURE

IMG_0950.JPGUna giornata splendida, uno dei luoghi più suggestivi dell’Altopiano, quasi 300 persone accomunate dalla devozione per tre “padri” scomparsi che senza retorica, ma con molta umanità e qualche ironia, ci hanno trasmesso dal recente passato una grande lezione di libertà e di dignità; e che ancor oggi continuano a parlarci, attraverso i loro libri e le loro azioni: questo è stato il “pellegrinaggio civile” andato in scena domenica tra Malga Fossetta, la Sella dell’Incudine e l’Isidoro, dove i dolci pendii boscosi dell’Altopiano dei Sette Comuni si sollevano progressivamente verso i duemila metri prima di precipitare per oltre un chilometro negli strapiombi della Valsugana.
Sono i luoghi dei “Piccoli maestri”, dove Meneghello (di cui ricorre martedì prossimo il quinto anno della morte) ambientò la parte forse più significativa della sua piccola, autoironica e commossa epopea partigiana: a comandare la piccola brigata di studenti poco più che diciottenni era Antonio Giuriolo, Giuriolo.jpegluminosa figura di insegnante, militare, combattente per la libertà, promotore delle formazioni di Giustizia e Libertà, di cui quest’anno, a febbraio, è ricorso il centenario della nascita. E accanto alla loro aleggiava la voce di Mario Rigoni Stern, che pur non avendo fatto la Resistenza ha scritto su questo luogo e su quei ragazzi un racconto straordinario.
A tracciare il ricordo di Giuriolo è stato il presidente dell’Istrevi Giuseppe Pupillo (che ha promosso l’iniziativa con Paola Lugo, autrice di “Montagne ribelli”, ed. Mondadori, e Carlo Presotto, della Compagnia La Piccionaia I Carrara) assieme allo storico Renato Camurri, di cui potete vedere qui l’intervista.

Alla giornata sono intervenuti anche due compagni d’armi dei Piccoli maestri, IMG_0958.JPGIMG_0962.JPGIMG_0984.JPGGiuseppe Zanella e Dante Caneva, che hanno rievocato alcuni dei momenti più drammatici del rastrellamento nazifascista del giugno del ’44, mentre Romeo Covolo, Giorgio Spiller e Roberto Pellizzari hanno ricostruito gli eventi e guidato i presenti nei luoghi del dramma.

DA “I PICCOLI MAESTRI” DI MENEGHELLO
Meneghello.jpegEcco come Meneghello scrisse di questo episodio nel suo libro:
“Pensavo a una processione di scarafaggi in fila per due, ciascuno col suo candelino infilzato sulla schiena. Non c’era alcun dubbio che venivano espressamente da noi. Alle nostre spalle, verso nord, c’era ancora un bel pezzo di bosco fino all’orlo superiore dell’Altipiano, dove stanno i Castelloni di San Marco e la Caldiera. Nascondemmo ordinatamente tutto il materiale, perché non è il caso di farsi rastrellare coi sacchi, e poi ci dividemmo in gruppi. Io ero con Dante, Enrico, Renzo, Mario, Bene e Rodino.
Antonio con un paio di squadre si avviò direttamente a nord. Forse ci dicemmo “ciao” con Antonio, ma non mi ricordo. Finiva la notte. Questo è il punto che lui se ne va, per le sue strade, col braccio al collo, fuori della mia vita.
Noi sette, ci aggirammo nel bosco tutta la mattina, scegliendo i punti da dove si vedeva la strada militare che va al Lozze e al­l’Ortigara. I posti parevano nuovi, nelle radure c’era la guazza. Eravamo senza roba da mangiare, ma spostandoci verso ponente a un certo punto comparve un gran cespo bianco in mezzo ai rami dei pini: il paracadute che si era perduto nell’ultimo lancio. Lo avevamo cercato ore e ore, e questa volta lo trovammo senza cercare: sull’Altipiano è così.
Tagliammo le corde e sventrammo il cilindro, pensando tutti la stessa cosa: Gesù Bambino, fa’ che non siano armi. Infatti era roba da mangiare, e lodammo Gesù Bambino sinceramente. Mangiammo subito cioccolata e sardine, alla sua salute, che si conservi e abbia sempre latte d’asina e datteri se Erode dovesse rastrellarlo un’altra volta, quel vigliacco impotente.
Dagli orli del bosco si vedevano le colonne raggrupparsi, e formarsi i cordoni e le file indiane; c’erano migliaia di soldati; le staffette in sidecar andavano e venivano, a qualche centinaio di metri davanti a noi. A metà della mattina mi venne paura; fu l’unica volta che ebbi veramente paura durante la guerra. Era evidente che eravamo in trappola: mi ero sempre figurato un centinaio di uomini che ti rastrellano, diciamo duecento; ma qui era tutto pieno dappertutto. In principio si aveva il senso di avere te­deschi davanti, e spazio alle spalle; ma poi questa impressione andò a farsi benedire, si sparava anche dietro di noi, dove girava­no i nostri compagni, e si capiva che potevano arrivare da qualun­que parte. Avevamo due o tre caricatori per ciascuno, e qualche bomba a mano: cinque minuti.
Dante ci aveva fatto mettere in una conchetta tra i pini. «Adesso stiamo qua» disse. Fu a questo punto che mi venne la paura. Era proprio paura, un’esperienza eccitante. La cosa disgustosa è quel paio di minuti quando avvisti la processioncina in arrivo e quando dici va bene è proprio vero. Mi pareva più facile andargli incontro. Per fortuna c’era Dante il quale o non aveva paura o non si vedeva assolutamente.
«Cosa facciamo quando li vediamo?» dissi a denti stretti, che delle volte non battessero.
«Non pensare» disse Dante. Infatti aveva ragione, basta non pensare”.

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DA “UN RAGAZZO DELLE NOSTRE CONTRADE” DI RIGONI STERN

Rigonistern.jpegMeneghello e gli altri riescono a nascondersi e a salvarsi, ma alcuni ragazzi del posto – fra cui il 21enne Rinaldo Rigoni detto il Moretto – finiscono intrappolati fra i tedeschi e l’abisso. A questo episodio si ricollega il commovente racconto di Mario Rigoni Stern pubblicato in “Ritorno sul Don”, del 1973, dal titolo “Un ragazzo delle nostre contrade”.
“Da come avevano ricostruito il combattimento del 5 giugno – scrive Rigoni Stern – risultava che il Moretto e qualche altro si erano ritirati sparando e facendosi seguire da un grande numero di tedeschi e russi fino sull’orlo dei Castelloni di San Marco, che precipitano sulla Valsugana. Lì si erano difesi all’ultima cartuccia; cosa era avvenuto dopo non si sapeva. Bruno Parent aveva interrogato un fascista che aveva partecipato al rastrellamento e sembrava che il Moretto, per non farsi prendere vivo, fosse saltato dalle rocce”. IMG_0974.JPG
Dopo la guerra Rigoni Stern viene invitato, nella sua qualità di esperto rocciatore, a partecipare al recupero dei corpi dei caduti. Lo scrittore racconta il ritrovamento con grande pudore, restituendo la commozione e la religiosità del momento con grande sobrietà.
“Quando raggiunse il punto, Silvio non ci gridò niente; stette curvo un bel poco e poi cercò di avvicinarsi fin sotto la parete: – Calate giù le corde, – ci gridò da sotto, – e un telo.
Due si calarono per tutta la lunghezza della corda; giunti su un ripiano la ritirarono e la fissarono in qualche modo per ritornare a calarla. Dai piedi della parete procedettero con cautela sul pendio ripidissimo fino a raggiungere Silvio.
Quando Silvio stava risalendo, portando sulle spalle il telo con dentro il corpo, ci investì un temporale che non avevamo avvertito in tempo. A metà strada non ce la faceva più a risalire perché le mani gelate non facevano presa sulla corda; allora altri due di noi scesero ad aiutarlo.
Il telo con dentro il corpo stava ora su un ripiano di pietra e pioveva gelido. Mario e Nelda erano qualche metro in disparte; Silvio era sfinito e pallido, Massimo non parlava e fissava il telo. Vassilij e Bruno svolsero il corpo; Vassilij sbottonò la giacca e levò il portafogli; l’aperse. Apparvero delle fotografie stinte e bagnate ma dove si potevano ancora ricostruire visi di ragazze sorridenti o sognanti. Dietro a una c’era una parola ancora decifrabile. – Questo stare Moretto, – disse Vassilij.
Lo portammo giù tra la pioggia gelida e la grandine; alla chiesetta degli alpini del Bassano ci fermammo per ripararci dal temporale. Sul camion lo ricoprimmo di fiori gocciolanti e due giorni dopo ebbe un funerale che nemmeno un re avrà mai”.

Nelle foto la Valsugana dall’Isidoro, e il luogo da cui “volò” il Moretto, segnalato da una lapide.

IMG_0997.JPGIMG_0999.JPGIMG_0994.JPG

IL PELLEGRINAGGIO CIVILE SULLE ORME DI GIURIOLO, MENEGHELLO, RIGONI STERN – CRONACA, INTERVISTE, LETTUREultima modifica: 2012-06-19T11:21:00+02:00da sergiofrigo
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