IL VERO SPREAD È QUELLO DELLA SICCITÀ: UNA MODESTA PROPOSTA IMPOSSIBILE

acqua, siccità, idrico, precipitazioni, pioggia, neve, fiumi, bacini, alluvioni, emergenza, desertificazione, caldo, climaC’è uno spread che mi angoscia ben più di quello (peraltro già notevolmente ridimensionato) fra i bot italiani e tedeschi: è quello tra il fabbisogno crescente di acqua e la sua (sempre più limitata) disponibilità. Marzo dovrebbe essere il periodo del disgelo, con i fiumi ribollenti di acqua e qualche bella pioggia in aggiunta, e invece neve da sciogliersi non ce n’è, almeno nell’arco alpino, e di precipitazioni non se ne vedono né prevedono. In Friuli secondo l’Osservatorio Meteo era da almeno cinquant’anni che non pioveva così poco. Se non bastasse poi un febbraio in cui è scesa meno di un quarto della pioggia attesa, le temperature sono di due o tre gradi sopra la media, attestate su quei 15.5-16 gradi che probabilmente renderanno questa primavera più calda di quella del 2007, che aveva fatto registrare il record degli ultimi due secoli. E, com’è noto, si tratta di una tendenza consolidata negli ultimi anni, che sta già producendo la progressiva desertificazione di vaste aree anche del nostro paese.

La maggior parte di noi, per il momento, si gode il tepore e il bel tempo, come d’altronde abbiamo fatto nello scorso, “splendido” autunno; e non riusciamo bene a immaginare cosa ci riserveranno le prossime settimane e i prossimi mesi, quando sarà impossibile annaffiare i campi e – in molti casi – anche difficile lavarsi e forse persino bere l’acqua del rubinetto (meno acqua significa maggiore concentrazione di inquinanti).

QUELLA IDRICA SI AVVIA A DIVENTARE LA VERA EMERGENZA NAZIONALE

Insomma, se c’è un’emergenza, dovrebbe essere quella idrica, acqua, siccità, idrico, precipitazioni, pioggia, neve, fiumi, bacini, alluvioni, emergenza, desertificazione, caldo, climadiretta conseguenza dell’emergenza climatica (a cui si aggiunge lo scioglimento già in fase avanzata dei ghiacciai). Questa dovrebbe essere la priorità da affrontare per i governi e per le popolazioni, tanto e più della realizzazione delle infrastrutture viarie (Tav compresa) o del risanamento dei conti pubblici. E considerato che poco possiamo fare, a livello nazionale e locale, contro il riscaldamento climatico, dovremmo quanto meno concentrare le poche risorse su opere pubbliche che ne mitighino le conseguenze, che sono da un lato la siccità che stiamo già sperimentando, e dall’altro le precipitazioni estreme che ci mettono periodicamente a rischio alluvione. Bisognerebbe inoltre avviare un programma di sensibilizzazione pubblica contro gli sprechi dell’acqua a tutti i livelli, che promuova il risparmio intervenendo sugli sprechi degli acquedotti e quelli domestici, sull’uso smodato nell’industria, sul’utilizzo di colture ad alto consumo idrico in agricoltura.

SERVONO GRANDI BACINI PER CONTENERE LE PIENE E CONSERVARE L’ACQUA

Insomma, va bene avviare, come ha fatto la Regione Veneto, il rafforzamento e l’innalzamento degli argini dei fiumi,  ma non è certo sufficiente. A livello di opere pubbliche ad esempio ciò che potrebbe alleviare insieme i problemi antitetici della troppa e della poca acqua sarebbe solo la progettazione e la realizzazione in tempi brevi di un gran numero di bacini destinati sia al contenimento delle piene che alla conservazione dell’acqua per i momenti di bisogno.

MA DOVE TROVEREMO I SOLDI E LA VOLONTA’ POLITICA?

Francamente non so dove, in questi tempi disastrati, si potrebbero trovare le risorse pubbliche necessarie per un progetto così ambizioso, a meno di non concepire un regime (orribile, ne convengo) di financial project che consenta agli eventuali privati che realizzino i bacini di contenimento di farsi pagare nel momento in cui rilasciano l’acqua per fini irrigui o addirittura potabili.

Ma c’è un ulteriore elemento di pessimismo: per concepire, gestire e imporre alle comunità locali delle opere di questa portata, che non servono ai singoli territori (anzi, li danneggiano) ma sono indispensabili per la collettività, ci vorrebbero una visione strategica e una capacità politica di cui non si vede traccia nel nostro paese (se non, forse, dalle parti del governo), e un senso del bene comune e della responsabilità verso le future generazioni che i singoli cittadini e le loro aggregazioni (territoriali o di interesse) non mostrano lontanamente di possedere.

E allora? Allora godiamoci il bel tempo, e prepariamoci a lavarci a secco…

IL VERO SPREAD È QUELLO DELLA SICCITÀ: UNA MODESTA PROPOSTA IMPOSSIBILEultima modifica: 2012-03-17T10:48:00+01:00da sergiofrigo
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