LE SINISTRE DIVISE DI FRONTE ALLA CRISI: IL PD E IL CASO VENDOLA

sinistre,crisi,vendola,pd,sel,bersani,governo,monti,indignati,globalizzazione,welfare,costo del lavoroNel cataclisma finanziario che sta travolgendo l’Occidente rimane nell’ombra un dato di fondo che a me sembra la causa prima e strutturale della crisi, mentre tutto il resto sono gravissime complicazioni legate all’imperizia nel gestire la situazione oppure agli effetti dell’avidità o dell’egoismo con cui si sono mossi alcuni settori della finanza, della politica e anche della società. Purtroppo, oltre alle fisiologiche divisioni sulle cure del male, siamo totalmente divisi anche sulla diagnosi, persino fra i partiti (e dentro i partiti) di centro-sinistra, che dovrebbero proporre soluzioni unitarie per i prossimi anni, una volta esaurita l’attuale emergenza politica. L’ho registrato con molta evidenza nell’intervista, peraltro bella e appassionata, di Nichi Vendola, domenica sera da Fabio Fazio (vedi allegato).

 

 

L’OCCIDENTE IMPOVERITO PER IL COSTO DEL LAVORO E DEL WELFARE

 Il “dato di fatto” è che è in atto un precipitoso impoverimento dell’Occidente, dovuto allo squilibrio fra i suoi (nostri) alti costi del lavoro e il suo (nostro) welfare, e i costi bassi con welfare inesistente dei paesi in via di sviluppo, ora peraltro ad alto tasso di crescita. Grazie alla globalizzazione le lavorazioni che creano ricchezza si spostano nei paesi dove costano meno, e con esse vengono sottratti ai nostri paesi posti di lavoro e plusvalore; il prolungamento della durata della vita invece drena verso l’assistenza altre risorse, che altrove vengono destinate agli investimenti e alla produzione. Da qui il nostro impoverimento complessivo.

GLI EFFETTI NEFASTI DELLA CONCENTRAZIONE DELLE RICCHEZZE

A questo aggiungerei una forte tendenza all’accentramento delle risorse disponibili in poche mani, il che finisce per creare grandi ricchezze e insopportabili povertà, invece che benessere diffuso: ma questo lo metto in seconda battuta, perché non è uno specifico della nostra epoca, né dell’Occidente.

Entrambi questi fatti, di per sé incontrovertibili, vengono raramente presi in considerazione insieme: a seconda delle opzioni politiche si privilegia infatti l’uno o l’altro, sollecitando di conseguenza alla politica soluzioni inefficaci o parziali. La destra sottovaluta gli squilibri nella distribuzione delle ricchezze (anzi, li considera un motore di sviluppo: da qui la contrarietà alla patrimoniale), e sollecita misure per ridurre il costo del lavoro (vedi Marchionne) e tagliare il welfare. La sinistra, soprattutto quella radicale (gli indignati), sottovaluta invece nella sua lettura della crisi gli effetti del costo del lavoro e del welfare, enfatizzando piuttosto il ruolo nefasto della speculazione finanziaria e lo spostamento della ricchezza dal lavoro alla rendita, finendo per patrocinare di conseguenza misure improponibili, come il rifiuto del pagamento del debito.

COME MANTENERE APERTE LE LINEE DI COMUNICAZIONE FRA LE SINISTRE

 Di tutto questo trovo tracce precise anche nell’analisi di Vendola, per altri versi interessante e ricca di passione sociale e politica, e anche abbastanza attenta a non rompere i ponti con i governo Monti e con il Pd che lo sostiene. Ma c’è tutto un mondo alla sua sinistra che spinge invece per il distacco di Sel dalla sinistra moderata e riformista per dare vita all’ennesimo rassemblement radicale o alla diaspora creativa che abbiamo visto gioiosamente sconfitti alle recenti elezioni spagnole (gioiosamente perché hanno portato all’umiliazione dei socialisti).

Voglio sperare che il senso di responsabilità, una corretta analisi della situazione (nonché la capacità del Pd di orientare in senso sociale le prossime misure del governo) riescano a tenere aperta una linea di comunicazione fra Pd e Sel pur nel diverso posizionamento rispetto all’esecutivo: anche perché alla fine della traversata, e una volta archiviate (definitivamente si spera) le leadership di Berlusconi e Bossi, non abbiamo la minima idea di come si saranno ristrutturati i partiti politici, e di come si posizionerà il Terzo Polo.

VENDOLA E LA SBANDATA SULLA QUESTIONE SETTENTRIONALE

C’è un ultimo aspetto da sottolineare, ed è la sbandata pericolosissima del leader di Sel su questione meridionale (che “guarda all’unità del Paese”) e questione settentrionale (“rancore tribale nei confronti del Sud”). Se intende proporsi come leader nazionale Vendola non può sostenere delle banalità del genere, ma deve farsi carico della complessità e della contraddittorietà della situazione anche sopra il Po. Al di là delle strumentalizzazioni della Lega la questione della ripartizione rigorosa e dell’utilizzazione oculata delle scarse risorse pubbliche disponibili (che vanno, è innegabile, dal Nord al Sud) sarà centrale, nei prossimi anni, per lo sviluppo del paese e per la conquista del consenso al Nord, a fronte di una Lega demagogicamente concentrata nella difesa spregiudicata degli interessi territoriali.

 

LE SINISTRE DIVISE DI FRONTE ALLA CRISI: IL PD E IL CASO VENDOLAultima modifica: 2011-11-22T14:47:00+01:00da sergiofrigo
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