RENZI-BERSANI E LA NECESSITÀ DEL PARRICIDIO

Renzi.jpegApprezzo da sempre Pierluigi Bersani, Bersanivince.jpegsoprattutto quel suo tono un po’ dimesso così fuori moda rispetto all’attuale dittatura dell’immagine che impone le sue leggi anche ai politici. Ma devo dire che nella querelle che lo oppone all’affluente Matteo Renzi, l’impostazione irrimediabilmente retrò del segretario del Pd, animata da un paternalismo fuori tempo massimo, mi è parsa non in grado di cogliere la sostanza della sfida che gli (ci) viene lanciata.

 

Certo Bersani ha ragione quando critica i personalismi e la tentazione di fare di quella generazionale la questione decisiva nel confronto politico, ma cosa sta dicendo in realtà quando sostiene che i giovani avranno il loro spazio, ma che nel partito non ci si fa largo scalciando, e paragona il Pd a una famiglia, a una ditta, a un collettivo? Dice in buona sostanza che farà spazio ai giovani che vuole lui, a quelli che si dimostreranno più pazienti e fedeli alla linea.

 

I GIOVANI DEL PD RISCHIANO DI APPARIRE DEI CLONI DEI PADRI

Ma è proprio questo il principale handicap dei tanti giovani pure validi che si stanno facendo strada nel Pd (“quelli che vogliamo noi”): anche se non lo sono, spesso appaiono dei cooptati, dei cloni dei loro padri e fratelli maggiori, piuttosto che dei veri innovatori: troppo alieni da tentazioni parricide, insomma, per convincere davvero i loro coetanei più radicali, o forse solo più immaturi. Sembrano i ragazzi che piacciono tanto alle mamme, ma di cui le figlie non si innamorano mai.

Ogni padre vorrebbe che il figlio gli assomigliasse in tutto e per tutto, che prendendo il testimone egli ne accettasse anche implicitamente la guida, a tempo indeterminato: così sarebbe sicuro di avere sempre un ruolo decisivo nella “ditta”, appunto. Ma in politica – e forse anche nella vita – credo che non funzioni così. Noi cinquanta-sessantenni, in fondo, ai nostri genitori ci siamo ribellati, e solo così siamo stati in grado di staccare gli ormeggi e di far prendere il largo alle nostre navi: anche se qualcuna è poi finita sugli scogli.

Detto questo, mi rendo conto di aver consumato anche l’ennesima prevaricazione che può commettere un adulto nei confronti della generazione più giovane: invitarla a ribellarsi all’autorità paterna. Un invito che racchiude in sé la sua stessa contraddizio: come ordinare a qualcuno di fare qualcosa… spontaneamente.

MA FRA RENZI E LO STATO MAGGIORE CI SONO ANCHE DIVERGENZE POLITICHE

Per finire, però: non mi pare che quella fra Renzi e Bersani e lo stato maggiore del Pd sia sono una mera querelle generazionale, oppure di metodo. Bisognerà attendere gli sviluppi del confronto in corso a Firenze, ma mi pare che al fondo ci siano anche robuste questioni politiche. Non a caso uno fra i più applauditi alla convention dei rottamatori è stato l’ex sindaco di Torino Chiamparino, sicuramente il politico del Pd più amico di Marchionne.

E a questo proposito: quando Vendola taccia Renzi di essere di destra, e Liberazione lo definisce “l’uomo che la destra ci invidia”, credo che più che insultarlo gli stiano fornendo un assist straordinario; con quali voti pensate che si possano vincere le elezioni, replica lui, visto che quelli di sinistra-sinistra non basterebbero certamente?

Vero, purché non dimentichi che il primo obiettivo di un politico dovrebbe essere di non perdere i voti già considerati acquisiti, e che provengono dal proprio bacino di riferimento. Insomma, Renzi ogni tanto dica (e faccia) non solo qualcosa di nuovo e moderno, ma anche qualcosa di sinistra…

RENZI-BERSANI E LA NECESSITÀ DEL PARRICIDIOultima modifica: 2011-10-30T10:35:00+01:00da sergiofrigo
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