LE STRADE (CONTORTE) DEL GIORNALISMO CONTEMPORANEO

Acrossthe.jpgCome si fa a diventare giornalisti oggi? E a farsi pagare per farlo? Ne abbiamo parlato qualche sera fa ad Across The University, la festa organizzata a Padova (Golena San Massino) da Studentiper. Con me c’erano Sebastiano Rizzardi, che cura un giornalino locale diffuso anche in rete (Spazio Libero), John Beer, l’inventore del blog Sette in condotta che ha avuto ed ha un enorme successo fra gli studenti raccogliendo e pubblicando le note scolastiche, le giustificazioni più assurde e altre amenità dal mondo della scuola (ne ha tratto anche alcuni libri, editi da Rizzoli, e una linea di prodotti come diari e altro), moderatore Nicola Firla.

Ma le domande poste all’inizio mi arrivano spesso da ragazzi di vent’anni o poco più che vorrebbero scrivere sui giornali, mandano splendidi curriculum, ma non riescono a cavare un ragno dal buco; e valgono anche per coloro che già collaborano per qualche testata, come corrispondenti o collaboratori, ma ricevono compensi da fame e rimarranno precari a vita (testare Rai comprese, sia chiaro, come ha mostrato qualche settimana fa la trasmissione di Riccardo Iacona “Presadiretta”).


DISTINGUERE TRA SCRITTURA E GIORNALISMO

Su questi temi non ci sono risposte facili, e ci vorrebbe un libro intero per sviscerarle (e alcuni già ce ne sono, che partono dalla situazione generale dell’informazione in un’epoca di crisi economica e di massimo sviluppo della Rete). Mi limito a buttare là alcune idee che mi sono fatto sull’argomento.

Innanzitutto bisogna capire bene che cosa attira, se la scrittura in sé o il fatto di voler essere giornalista, puntando ai soldi o alla visibilità che questo mestiere può dare. Sono cose molto diverse, non necessariamente si possono perseguire insieme.

Se si tratta “solo” di scrivere, la risposta è semplice: si legge molto, si analizza ciò che fanno gli scrittori affermati, eventualmente si cerca un corso di scrittura creativa. Il problema è la pubblicazione, perché l’imbuto è molto stretto, anche se qui la tecnologia aiuta molto: esistono i blog, che consentono di diffondere gratuitamente quello che si scrive, i bollettini letterari on line e le botteghe di narrazione come Vibrisse di Giulio Mozzi, dove ci si confronta con altri aspiranti scrittori, i concorsi letterari: se ci sono originalità di contenuti e buone capacità espressive prima o poi qualcuno se ne accorge. E da cosa nasce cosa… Ovviamente questo non è un lavoro, per mantenersi bisogna fare altro, forse per sempre. Ci sono scrittori affermati che continuano a insegnare, a fare i bancari, gli avvocati, i commessi…

I GIORNALI NON ASSUMONO, FATEVI UN BLOG

giornalismo.jpegAltra cosa, e più difficile, è invece l’accesso al giornalismo professionale: i giornali hanno risorse sempre più limitate, non assumono più nessuno, fanno collaborare i giovani aspiranti giornalisti per compensi irrisori e non garantiscono nulla. Una strada possibile allora è probabilmente quella di mettersi in proprio, utilizzando le risorse della tecnologia: in fondo oggi con un blog e un telefonino un po’ evoluto si fanno miracoli. Bisogna individuare però il terreno su cui muoversi, che per forza di cose non può essere quello dell’informazione generalista dove la concorrenza la fanno i siti dei giornali. L’ambito deve essere più delimitato, o dal punto di vista tematico o geografico: alla gente ad esempio non interessano le opinioni sul mondo di un giovane sconosciuto, ma le storie minime del vicino di casa magari si, e poi gli spunti di vita quotidiana, i problemi di un quartiere, raccontati con interviste, video e foto divertenti e originali.

Il vero problema in questi casi è come ricavarci qualcosa: non lo ha ancora risolto neppure Murdoch, ma qualche risorsa si può trovare, ad esempio dai piccoli inserzionisti locali, che non vengono presi in considerazione dalle concessionarie di pubblicità. E poi è un’attività che porta a conoscere ogni risvolto del territorio, altre persone che fanno cose interessanti, con la possibilità di cogliere le diverse opportunità che via via si presentano.

RACCONTARE LE COSE DAL DI DENTRO

Un’altra modalità è raccontare dal di dentro le situazioni estreme: Altan.jpgc’è chi si è messo un chador ed è andato in giro per la città a spiare le reazioni della gente, chi si mette ai semafori per un paio di giorni a fare il lavavetri, chi si finge clandestino, o si infila nei gruppi politici o religiosi, e poi racconta: ovviamente ci vuole prima di tutto prudenza, e poi capacità di analisi e di scrittura. Un reportage che ha vinto dei premi e poi è diventato un libro ha raccontato la vita di coloro che sono colpiti dalle malattie autoimmuni o dalle allergie totali.

LE ENORMI POTENZIALITA’ DEL CAZZEGGIO

Oppure si può partire dall’ambito lavorativo, o scolastico: il blog di una commessa ha fatto sfracelli in rete, e poi è diventato un libro e presto anche un film. John Beer, alias Giovanni Ceccolin, ha scoperto le potenzialità del cazzeggio, come ha rilevato Sebastiano Rizzardi: la sua idea di pubblicizzare le sue note scolastiche si è rivelata strepitosa. Far ridere la gente – di se stessa e degli altri – è meritorio, oltre che potenzialmente redditizio. Ma può bastare anche farla semplicemente parlare: un blogger sta diventando famoso con un banchetto collocato nelle piazze di Roma dove raccoglie le confessioni delle persone, per poi metterle in rete (col loro accordo, ovviamente). Per non dire dei blog di ricette o di recensioni di locali, che sono numerosissimi e in testa alle classifiche dei più cliccati: e da qui nascono poi i libri, e gli inviti alle conferenze. Male che vada a un ristorante…

Insomma, non è propriamente il giornalismo a cui siete soliti pensare, quello che denuncia le ingiustizie e vuole cambiare il mondo, ma può diventare un modo per sbarcare il lunario…

 

LE STRADE (CONTORTE) DEL GIORNALISMO CONTEMPORANEOultima modifica: 2011-10-15T12:03:48+02:00da sergiofrigo
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