IL “SISTEMA PENATI”, LE DEBOLEZZE DEL PD E LA LEZIONE DELLE AMMINISTRATIVE

Penati.jpgAl di là del merito giudiziario della vicenda Penati e delle mosse decisamente molto prudenti del Pd, c’è questa riflessione di Nadia Urbinati sulla situazione del partito (La Repubblica di domenica), su cui merita soffermarsi. Anche perchè accompagnata da un’analisi della vicenda, svolta da Pietro Colaprico, parecchio scomoda.

Detto questo segnalo le considerazioni di Colaprico sul confronto impari a cui si sottopose il centro-sinistra nella Lombardia berlusconiana, per domandarmi: cosa è lecito fare per battere un avversario dotato di mezzi così straordinariamente debordanti rispetto ai nostri? E che fare se – palesemente – le idee e l’impegno non bastano a conquistare il consenso? Vendersi l’anima o mantenerla pura, condannandosi al minoritarismo?

Forse persuperare il dilemma bisognerebbe ritornare alla bella lezione delle amministrative di maggio: in quel risultato – che ora si rischia di vanificare – qualche risposta ci deve pur essere.

LA VIRTU’ PERDUTA DEL CORAGGIO

di NADIA URBINATI

(…) I problemi della debolezza della leadership politica italiana si estendono oltre la maggioranza. La gravissima vicenda giudiziaria che vede coinvolto Filippo Penati è un macigno che pesa enormemente sull´autorità e l´efficacia politica del più grande partito di opposizione. Indipendentemente dai risvolti giudiziari, questa vicenda è di una gravità enorme e mette a nudo la debolezza politica del Pd. La vicenda dell´ex-presidente della Provincia di Milano mostra la persistenza di un modello di partito e di politica che apparteneva a un tempo nel quale i partiti erano i soli depositari del giudizio politico. Un tempo nel quale la fedeltà al partito era la prima e più fondamentale risorsa, il fine o il bene che giustificava l´uso di ogni mezzo e metodo. Su un campo di battaglia picchettato dalla logica della Guerra fredda le “mani sporche in politica” erano quasi una forma di eroismo: per parafrasare Machiavelli, i politici erano disposti a perdere l´anima pur di fare il bene del partito. Quando Penati chiede al suo partito di essere “garantista” con lui che è stato un leale sostenitore e non ha agito per arricchire se stesso, dimostra di ragionare secondo quella vecchia etica partitica. La “questione morale” è dunque una questione di “mores”, di valori e principi politici dai quali derivano norme di comportamento. Nell´Italia di oggi non c´è più posto per questo modello di partito né quindi per una visione del bene del partito che giustifichi mezzi obliqui e irrispettosi della legge. In questo senso la vicenda di Penati mette in luce una debolezza non ancora risolta della leadership della sinistra. 

La crisi della leadership politica nazionale è ovviamente complessa. Sarebbe a dir poco assurdo rubricare nello stesso capitolo maggioranza e opposizione. Il detto “tutti sono uguali” è una evasione della ragione, una scappatoia oziosa di chi non vuole ammettere la specificità del berlusconismo: un fenomeno di malgoverno, affarismo e negazione dell´interesse generale che è sistematico e sistemico. Non un caso di corruzione né il segno di una lealtà politica partitica, ma un modo di essere e fare politica che è scientemente fondato sulla violazione della legge o la sua riscrittura per renderla meglio disposta a permettere la distruzione del bene pubblico e la soddisfazione di beni privati, interessi di gruppi e di territori. Il berlusconismo è una forma di politica antinazionale, contro ciò che è nell´interesse della nazione. Questa politica dà il segno dell´inadeguatezza della leadership di governo in questo momento di emergenza nazionale. 

La cosa preoccupante è che in questo momento di emergenza l´opposizione sembra aver smarrito la forza, il coraggio e la credibilità necessari per rovesciare questo corso rovinoso. Le elezioni di maggio e i referendum di giugno sono stati con troppa facilità messi in archivio, forse perché non si è compreso il loro significato, cioè la carica di disobbedienza al modello berlusconiano, un´indicazione preziosa di come ridare alla politica dignità e rigore, condizione essenziale per ricostruire una nuova leadership. La vicenda Penati rivela questa incomprensione; è il segno che la politica dell´opposizione è ancora intrappolata nella vecchia logica della politica partitica. Chiudere subito e con coraggio con quel modello di partito e di politica può agevolare l´emergere di una leadership che sappia cogliere appieno il messaggio che i cittadini hanno lanciato in maggio e giugno, che non dissipi un patrimonio etico e politico che a fatica, e con una ammirevole tenacia, gli italiani hanno saputo difendere in questi anni di egemonia berlusconiana. 
da La Repubblica, 4 settembre

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/04/news/dai_bus_alla_milano-serravalle_il_viaggio_nel_sistema_penati_-21201693/

IL “SISTEMA PENATI”, LE DEBOLEZZE DEL PD E LA LEZIONE DELLE AMMINISTRATIVEultima modifica: 2011-09-06T12:49:00+02:00da sergiofrigo
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