IL CAMPIELLO AD ANDREA MOLESINI: ECCO PERCHE’ HA VINTO

campiello,andrea molesini,federica manzon,ernesto ferrero,maria pia ammirati,giuseppe lupo,industriali,editoria,premi,letteratura,non tutti i bastardi sono di viennaA vincere il 49. Premio Campiello (con 102 voti dei trecento giurati popolari) è stato Andrea Molesini,veneziano e docente di letteratura comparata all’università di Padova, autore di “Non tutti i bastardi sono di Vienna” (Ed. Sellerio). Esordiente nel romanzo, aveva al suo attivo molti libri per ragazzi e alcuni saggi di critica. Ha battuto sul filo di lana un’altra esordiente nordestina, la trentenne pordenonese Federica Manzon, autrice del romanzo “Di fama e di sventura” (Ed. Mondadori), che ha avuto 80 voti ma fino a metà dello spoglio era appaiata a Molesini.

Dietro di loro il grande sconfitto è Ernesto Ferrero, direttore del Salone del Libro di Torino e una lunga e prestigiosa carriera nell’editoria,che col suo intenso ed elegante “Disegnare il vento”, incentrato sulla tragica figura di Emilio Salgari (Ed. Einaudi), aveva incantato la giuria tecnica, ma ha racimolato solo 39 voti fra i giurati-lettori. Ma spesso al Campiello il verdetto dei primi collide con quello dei secondi: sia quest’anno che l’anno scorso con Michela Murgia a vincere è stato infatti l’ultimo classificato nella graduatoria dei critici.  Al quarto posto si è piazzata la vice-direttrice di Raiuno Maria Pia Ammirati, con “Se tu fossi qui” (ed. Cairo), con 35 voti, e al quinto Giuseppe Lupo, con “L’ultima sposa di Palmira” (Ed. Marsilio), con 29.

LA STORIA CORALE DI UN’ITALIA CHE REAGISCE ALLA SCONFITTA

A premiare il libro di Andrea Molesini è stata sicuramente  la costruzione della vicenda (ambientata in una villa del trevigiano nell’anno dopo Caporetto, quando la famiglia Spada viene praticamente incarcerata in casa propria dalle forze occupanti austro-ungariche), ma anche alcuni personaggi che si impongono all’attenzione: più ancora del protagonista, un diciassettenne che in quell’anno perderà (in tutti i sensi) la sua innocenza, la bella e severa zia, la colta, capricciosa e autorevolissima nonna, il divertentissimo nonno che riscatta la sua vita di debosciato con un epilogo eroico, e poi un misterioso e imponente custode, una affascinante e sfuggente “ragazza perduta”, un ufficiale ungherese consapevole della sconfitta imminente e della fine del suo mondo…

Molesini ha voluto dedicare il premio alla memoria di Elvira Sellerio, poi ha avuto parole accorate per la sua città, “oltraggiata da milioni di smutandati sbarcati da navi più alte del Palazzo Ducale, e abitata più da camerieri che da marinai”.

PERCHE’ HANNO PERSO GLI ALTRI ROMANZI FINALISTI

Degli altri libri, quello di Federica Manzon è bello, intenso, ricostruisce psicologie straordinarie e svela alcuni meccanismi della speculazione finanziaria, raccontando la storia di un orfano triestino che cercherà in tutti i modi di costruirsi un destino opposto a quello che sembrava predisposto per lui; il suo difetto è l’eccessiva lunghezza, che in qualche tratto sembra incagliarlo.

Fattura sapiente per il libro che Ernesto Ferrero ha dedicato alla tragica figura di Emilio Salgari, ricostruita attraverso testimonianze incrociate di chi gli era vicino, e in particolare una giovane aspirante scrittrice che lo ammira e lo sorregge prima del suo orribile suicidio. Il libro però assomiglia troppo a un saggio, gli manca il traino della trama.

Elegante, molto vissuto, ma forse troppo onirico nel suo realismo magico, il libro di Giuseppe Lupo, simpaticissimo docente lucano trasferito a Milano, testimone del terremoto che nel 1980 distrusse l’Irpinia e il suo mondo di ragazzo.

Dedicato ad un uomo che perde la moglie per scoprire di non averla mai conosciuta, infine, il romanzo di Maria Pia Ammirati, troppo scarno nella trama e troppo scavato nei caratteri per avvincere sul serio.

DIETRO LE QUINTE: ANCHE I RICCHI PIANGONO

Anche gli imprenditori veneti avvertono la morsa della crisi, ma non vogliono rinunciare alla loro creatura, che è costosa ma dà loro molte soddisfazioni, e un certo lustro a tutta la regione. Per cui stringono un po’ la cinghia (quest’anno niente Campiello estero, per esempio), e mettono da parte qualche soldino per festeggiare adeguatamente l’edizione del cinquantenario.

Resta da dire della Fenice affollata della creme dell’economia veneta (quest’anno quasi assenti i politici). Tra Emma Marcegaglia (che ha rampognato i governanti spronandoli a darsi da fare per salvare l’Italia), Gigliola Cinquetti, Fabio Testi, Paolo Guzzanti, Paolo Mieli, Marta Marzotto col figlio Matteo, gli amministratori locali e gli imprenditori, spiccavano signore bellissime (e di solito mooolto più giovani dei rispettivi compagni), che interpretavano l’atmosfera di crisi che ci attanaglia applicando alla lettera la legge non scritta della moda secondo cui in tempi di difficoltà economiche si “tagliano” gli abiti, in lunghezza e scollature…

IL CAMPIELLO AD ANDREA MOLESINI: ECCO PERCHE’ HA VINTOultima modifica: 2011-09-04T00:05:00+02:00da sergiofrigo
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