UN’UNICA REGIONE, DUE PERCEZIONI OPPOSTE: METROPOLI O INSIEME DI CAMPANILI. MA VOI IN QUALE VENETO VIVETE?

Veneto.jpegCos’è esattamente il Veneto? Una metropoli o un insieme di piccoli centri stretti ognuno intorno a un campanile?

Sono decenni che si discute di Patreve (la conurbazione a tre teste Padova – Treviso – Venezia), di sistema metropolitano, di città diffusa, che si costruiscono programmi politico-amministrativi e si lanciano progetti ambiziosi (dall’Expo a Veneto City a Capitale della cultura) senza che si sia mai chiarito questo quesito di fondo, anzi, senza che le due posizioni siano mai state messe nettamente a confronto.


Se ne parlerà anche oggi alle 18 a Treviso fra Domenico Luciani, il paesaggista Jaun Manuel Palerm Salazar Veneto2.jpg e il vice presidente della Regione Marino Zorzato, nella sede (Palazzo Bomben) di quella Fondazione Benetton che da sempre è fautrice dell’interpretazione del Veneto come una nebulosa di piccoli centri correlati ma autosufficienti.

UNA METROPOLI DA POTENZIARE

Per capirsi, tra i fautori dell’interpretazione opposta ci sono sociologi come Paolo Feltrin, o i promotori della candidatura di Venezia e il Nordest capitale europea della cultura per il 2019, Filiberto Zovico col nucleo di studiosi raccolto intorno alla rivista Nordesteuropa, o ancora i giovani organizzatori culturali di Fuoribiennale, come Cristiano Seganfreddo: la loro idea è che nel Veneto, grazie allo sviluppo delle infrastrutture, sia possibile (o lo sarà presto) muoversi come in una grande metropoli globale, spostandosi da Verona a Vicenza, o da Padova a ponte.jpegVenezia, con cadenza più o meno quotidiana, per lavoro, relazioni personali e anche divertimento; e sono convinti che proprio in questo reticolo di spostamenti, che vanno semmai razionalizzati e organizzati da una struttura di governo adeguata, ci sia la ricetta per rilanciare lo sviluppo.

 

UNA NEBULOSA DI BORGHI DA SALVARE

Domenico Luciani, che della Fondazione Benetton è stato a lungo il direttore, e che dell’idea del Veneto pulviscolo di microcosmi è forse il principale ideologo, come detto la pensa diversamente (incoraggiato in questo anche dall’antropologo francese dei “non luoghi” Marc Augè, invitato a discutere su questi temi dalla Fondazione Benetton un paio di mesi fa).

“L’idea prevalente – ha dichiarato Luciani domenica al Corriere del Veneto – è che occorra cercare di andare oltre lo sparpagliamento dello sviluppo capitalista e del cosiddetto miracolo, delle piccole imprese e dei piccoli borghi, visti come limite per un ulteriore sviluppo. Si tende a metropolizzare il Veneto sulla linea Venezia-Padova”

Lui invece è convinto che sia proprio “la frattalità, la piccolezza degli insediamenti a dare valore a questo territorio. I 580 comuni, con oltre 2500 frazioni e borghi, sono il dato da cui partire, per ritrovare il rapporto con i luoghi, attraverso i campanili e il microcosmo delle comunità, cellule fondative di un mondo con valori umani e tassi di sviluppo della felicità dopo la crisi del modello economico”.

 

UNA CONTRADDIZIONE CHE PARTE DA NOI STESSI

Io credo che attualmente nel Veneto convivano faticosamente i due modelli, e che questo sia fonte di spaesamento e di frustrazione: perché le infrastrutture (treni metropolitani, strade, alta velocità) non sono mai abbastanza efficienti per chi vorrebbe spostarsi liberamente e velocemente da un capo all’altro della regione, mentre il territorio e i piccoli borghi non sono sufficientemente tutelati – per chi vive prevalentemente in queste realtà – dall’invasione delle infrastrutture, che mettono a dura prova qualsiasi forma di radicamento. Ma è nella stessa struttura della società veneta che convivono idee diverse della stessa realtà, a seconda dell’età, della formazione, del livello culturale ed economico delle persone. Chi ha più di 50, 60 anni, e un radicamento professionale e relazionale consolidato, difficilmente condivide l’entusiasmo nomade e affluente dei venti-trentenni che ancora studiano e cercano occasioni di vita.

E così lo sviluppo, che doveva liberare energie e migliorare la qualità della vita, forse a causa della sua eccessiva velocità è diventato una fucina di malesseri e timori, alimentato dagli strappi emotivi e dai sogni frustrati di un paio di generazioni.

UN’UNICA REGIONE, DUE PERCEZIONI OPPOSTE: METROPOLI O INSIEME DI CAMPANILI. MA VOI IN QUALE VENETO VIVETE?ultima modifica: 2011-06-28T02:27:00+02:00da sergiofrigo
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