SINISTRA ALLA RISCOSSA, MA PER ESSERE CREDIBILE DEVE AFFRONTARE I PROBLEMI DEL POST-REFERENDUM

sinistra.jpegAmministrative entusiasmanti, risultati eccellenti ai referendum, sondaggi eclatanti ieri sera a Ballarò (Pd primo partito col 29.8%, Pdl crollato al 27.1, Lega al 10.2,  centro sinistra complessivamente al 44.7, centro-destra al 37.3, Bersani preferito a Berlusconi come premier 36 contro 24).  Insomma, una marcia trionfale.

Dunque, è il momento giusto per rompere le scatole e sollevare qualche dubbio. Certo, con questi dati non ci faranno votare mai più, ma se fosse? Con quali programmi il centro-sinistra si candiderebbe a guidare il paese? E, a seguire, con quale coalizione?sinistratempo.jpeg

Sappiamo con quante e quali contraddizioni fanno i conti le diverse sinistre su temi portanti come il lavoro, la bioetica, la politica estera. Qui mi interessa però affrontare la questione dei programmi alla luce dei risultati dei referendum, in particolare nei rapporti fra dirigenti politici ed elettori.

IL SENSO REALE DEL VOTO REFERENDARIO

Innanzitutto, allora, bisognerebbe capire bene che cosa ha votato il 95% degli italiani, in secondo luogo esplicitarlo chiaramente (a loro stessi, in primo luogo) e soprattutto chiarire le conseguenze delle loro decisioni, e da ultimo predisporre proposte politiche adeguate e complessive. E questo è affare dei partiti, perché i movimenti – inutile illudersi – da soli non lo possono fare.

Sulle motivazioni del voto referendario si è sentito tutto e il contrario di tutto, in questi giorni, tanto a destra che a sinistra: che si è votato sui temi specifici, che invece si è voluto dare una sberla a Berlusconi, che è stato un voto politico, che è un ritorno di protagonismo popolare, che è l’addio all’individualismo rampante degli anni ‘80… Non sono in grado di stabilire l’esatto mix alla base della mobilitazione, tendo anzi a pensare che ci sia un po’ tutto, in proporzioni da individuare.

Quello che però il voto referendario lascia in eredità è un messaggio inequivocabile: gli italiani non vogliono privatizzazioni a oltranza, perché in certi settori essenziali si sentono più sicuri con il pubblico, e non intendono correre rischi per la loro salute nell’approvvigionamento energetico (sarebbe lo stesso, ne sono certo, con gli ogm).

GLI EFFETTI SULLA VITA QUOTIDIANA

Non è un orientamento facile da mettere in pratica, per chiunque governi: rischia di ridursi a una fuga
regressiva davanti alla modernità e alla competizione globale, e complica di molto, ad esempio, il ricorso ai capitali privati per finanziare i miglioramenti della rete idrica. Soprattutto però questo esito avrà delle implicazioni precise e immediate sulla vita quotidiana delle persone, di cui faremmo bene a renderci conto rapidamente. Insomma: non si potrà continuare come prima, anche perché nel frattempo il nostro paese (e con esso buona parte dell’Europa) si è impoverito, ha perso competitività a causa della crisi, e ha meno risorse per assicurare ai propri cittadini gli standard di vita a cui si erano abituati.

Prendiamo l’energia: pensiamo di poter continuare ad aumentare i consumi (consumi industriali, pubblici, ma anche individuali, quotidiani), dopo aver detto no al nucleare, al petrolio, al carbone, ai rigassificatori? Certo, si può fare, ma sapete come? Acquistando l’energia all’estero, o dai paesi dotati di centrali nucleari a due passi da noi, come la Francia, o dai paesi dotati di queste risorse ma autoritari, come la Russia, o da paesi instabili, come quelli della sponda sud del Mediterraneo: pagandola di più, ovviamente, e dovendo sottostare spesso a pesanti ricatti politici.

Non illudiamoci di avere tanto presto a disposizione energia alternativa a sufficienza, visto che su questo terreno non si è fatta ricerca e si è investito soprattutto quando si potevano lucrare gli incentivi di stato, come nell’eolico.

LE COSE DA DIRE AGLI ELETTORI

Vauro.jpegChi si candida a governare il paese, dunque, oltre a rivedere le politiche energetiche (a partire dai grandi gruppi industriali), dovrà dire agli elettori che anch’essi, nelle loro case, dovranno risparmiare energia, investendo nella coibentazione delle abitazioni piuttosto che nell’acquisto di un’auto più potente, rinunciando alle temperature torride d’inverno e a quelle polari d’estate (che ci farebbe anche bene), utilizzando di più i mezzi pubblici, limitando gli sprechi a tavola, riducendo la carne (che è particolarmente energivora) o i cibi esotici; e poi si dovranno aumentare le tariffe dell’acqua (a partire dai grandi consumatori, ma non solo, temo), e si dovranno investire fiumi di denaro nella ricerca sulle nuove fonti energetiche (ma anche nella riparazione delle tubature degli acquedotti) sottraendoli per forza ad altri comparti.

DOBBIAMO IMPARARE UN NUOVO STILE DI VITA

Ma al di là degli esempi minuti, gli esiti di queste consultazioni potranno avere uno sbocco costruttivo solo se si capisce che essi prefigurano un diverso stile di vita, che richiede (a tutti noi, non solo ai politici) più sobrietà e meno sprechi; più condivisione e meno difesa dei privilegi acquisiti; più impegno verso la collettività e verso il proprio lavoro; più solidarietà, per recuperare chi rimane indietro, e più responsabilità verso le generazioni future; ma richiede anche – pena una pesante regressione economica – che chi ha voglia e capacità di correre, sul terreno dell’innovazione e dell’impresa, abbia la possibilità di farlo, senza dover soggiacere a troppi vincoli e senza dover per forza venire a patti con i potentati dell’economia, della politica, e in molte zone del paese anche della criminalità.sinistraAltan.jpeg

SOCIALITA’ E LIBERALISMO

Insomma, sarà necessario imparare a coniugare socialità e liberalismo: la destra protezionista e populista ha dimostrato ampiamente di non esserne capace e di non volerlo; la sinistra, con Prodi (e lo stesso Bersani) ci stava provando, ma è stata bloccata dalle resistenze interne. Ora si presenta alla prova d’appello.

SINISTRA ALLA RISCOSSA, MA PER ESSERE CREDIBILE DEVE AFFRONTARE I PROBLEMI DEL POST-REFERENDUMultima modifica: 2011-06-15T10:53:00+02:00da sergiofrigo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in politica, società e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a SINISTRA ALLA RISCOSSA, MA PER ESSERE CREDIBILE DEVE AFFRONTARE I PROBLEMI DEL POST-REFERENDUM

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *