ELEZIONI2, L’AGONIA O LA VENDETTA?

221227_203020466401966_112352038802143_499321_1165101_o.jpgCari amici, ci risiamo. Poco più di un anno fa scrivevo queste cose nel mio libro “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”. Ecco, oggi è di nuovo così. Anche se qualcosa, in fondo al cuore, mi dice che molte cose sono nel frattempo cambiate.

Speriamo, speriamo…

 

Caro Zaia,

le confesserò una cosa, ma se la tenga per sé: lo sa che da qualche anno, quando si avvicinano le elezioni, vorrei proprio essere leghista? Non so, provare per una volta il sottile piacere di sentire che le proprie idee sono condivise dalla gente, che il proprio stile di vita si riflette in quello della comunità, che il “popolo” ti ama e ti perdona tutto, e non farà mancare il suo consenso nell’urna. Ci riserveranno questa sorpresa, le prossime elezioni? Ne dubito, se lei non commetterà errori clamorosi…

 Vede, io credo che uno come lei, che politicamente passa di trionfo in trionfo, stenti a capire lo stato d’animo con cui “dalle nostre parti” ci accostiamo a queste scadenze, che nel passato affrontavamo con spavalderia, come un’occasione di mobilitazione e un’opportunità di rivincita: ora le elezioni sono diventate una specie di incubo, dal quale temiamo di risvegliarci, perché di solito il “dopo” è anche peggio del “durante”…

Dunque mentre la data si avvicina, cerchiamo freneticamente di mettere insieme un programma credibile, sempre un po’ più di destra di come ci piacerebbe, mentre frughiamo disperatamente nella “società civile” alla ricerca del mago che arrivi  con la bacchetta magica a risolverci il problema delle candidature e a dipanare il problema delle alleanze; perché c’è sempre qualcuno che minaccia che se ci si allea col centro lui non va nemmeno alle urne, e qualcun altro che quel tal candidato il suo voto non l’avrà mai.

Tutto intorno invece la pressione dello strapotere mediatico ed economico di Berlusconi ci fa sentire come nella pubblicità del Gratta e vinci (ha presente quella che fa “ti piace vincere facile?”): solo che noi siamo sempre dalla parte dei perdenti. Abbiamo meno manifesti, meno banchetti, meno spot televisivi, alle manifestazioni noi ci limitiamo al comizio e ci paghiamo di tasca nostra la birretta, gli altri offrono tartine, salame, prosecco…

 Per ovviare alle carenze economico-organizzative, e cercare di dare una qualsiasi risposta al nostro mal di pancia, inondiamo di mail e di sms gli amici, i parenti che non vediamo da mesi, i compagni di lavoro; ma la vigilia siano in preda al panico, e cerchiamo disperatamente nei sondaggi, nei volti degli amici, nella predica del parroco, nel… profilo delle nuvole,  delle forme di rassicurazione, il segnale che stavolta la sfangheremo (dopo la terribile notte del 10 aprile 2006, quella dei 24mila voti che assicurarono a Prodi un vittorioso… pareggio, di vincere sul serio non se ne parla nemmeno).

(…) La giornata del voto poi è una lunga agonia, che viviamo con lo stomaco bloccato e lo sguardo fisso sulle percentuali di affluenza, maledicendo gli amici che non hanno interrotto la vacanza in Sicilia per venire a votare, e ringraziando il meteo che ha trattenuto al mare il vicino-avversario.

Poi arriva la maratona dello spoglio, l’alternarsi (quando va bene) dei risultati parziali, gli sms frenetici che portano messaggi contraddittori, lo zapping alla ricerca dell’emittente che ci racconti quello che vogliamo sentire, oppure del politologo che ci indori un po’ la pillola. Talvolta riusciamo persino a farcela, a conservarci un Comune, a conquistare un Consiglio di quartiere, e allora ci sentiamo come dei miracolati, ci raduniamo in piazza a festeggiare, ma la tensione e la stanchezza si fanno sentire, ci pesa la certezza che sarà comunque durissima, e ancor più la sensazione di essere chiusi in una ridotta assediata. Insomma, sospiriamo di sollievo, ma facciamo fatica a godercela fino in fondo.

E se invece, come accade sempre più spesso, il risultato è una sonora sconfitta? Beh, i nostri leader danno fondo a tutte le risorse dialettiche per convincersi/convincerci che… poteva andare peggio, ma noi lo sappiamo – come gli eschimesi conoscono ogni tipo di neve – quando una sconfitta è un semplice passo falso, quando invece è una battuta d’arresto,  quando è una rotta o quando infine è una vera disfatta, dopo la quale nulla sarà più come prima.

Ultimamente, come lei sa, per noi è andata proprio in questo modo… E così – sotto la maschera di sarcasmo che indossiamo per autodifesa in queste occasioni – la sgradevole sensazione di straniamento di fronte a un paesaggio familiare che diventa, davanti ai nostri occhi, ogni giorno più sconosciuto e inospitale, si trasforma in inquietudine, se non in vera e propria paura: per l’”occupazione nemica” delle istituzioni pubbliche e degli spazi culturali che fino a ieri sentivamo “nostri”, per la possibile involuzione della dialettica democratica nel nostro paese, ma soprattutto per la consapevolezza che tutto questo ci obbligherà a dei cambiamenti profondi nel nostro stesso modo di essere.

                            da “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”

                                    Ed. Biblioteca dell’Immagine

 

NO, OGGI NON ANDRÀ COSÌ! NE RIPARLIAMO STASERA

ELEZIONI2, L’AGONIA O LA VENDETTA?ultima modifica: 2011-05-16T11:09:00+02:00da sergiofrigo
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