GIORGIO LAGO DIETRO LE QUINTE, A SEI ANNI DALLA MORTE. IERI I PREMI NEL SUO NOME

Lago.jpegDopo il deludente epilogo dell’esperienza jesolana, che portò all’assurdo di premiare Bruno Vespa per mere ragioni di visibilità del sindaco e della cittadina balneare, ieri il Premio Lago è tornato a casa, nella sua Castelfranco, in quello stesso Teatro Accademico che tre anni fa vide la nascita dell’Associazione di Amici che si è incaricata di conservare la memoria del grande giornalista e delle sue battaglie.

Nell’appuntamento – completamente rinnovato – e nei profili dei cinque premiati, sono infatti riassunti tutti i grandi temi su cui si è misurata la professionalità e la passione civile dell’ex direttore del Gazzettino, scomparso sei anni fa: il giornalismo, in primis, e naturalmente lo sport, la partecipazione civile, lo sviluppo dell’impresa, la cultura e la qualità del vivere, il tutto coniugato dentro quel radicamento profondo nelle varie anime del Nordest – dal Veneto, all’amato Friuli V.G., al Trentino – di cui Lago fu a lungo l’interprete insieme più fedele e creativo. I nomi dei premiati sono noti: Toni Capuozzo per il giornalismo, Fabio Capello per lo sport, La Protezione civile dell’Associazione Alpini di Trento, per il volontariato, Fabio Franceschi (Grafica Veneta) per l’impresa e Massimiliano Alajmo per la cultura.

 

IL FESTIVAL CITTA’ IMPRESA

Ma quella che è andata in scena ieri sera a Castelfranco non è stata una semplice premiazione: l’evento è stato scelto infatti come momento inaugurale del Festival Città Impresa, che da oggi a domenica coinvolge sei aree del Nordest (Schio, il Camposampierese, Montebelluna, Asolo, Pieve di Soligo e Travagnacco) in un fitto programma di incontri sul tema “Far viaggiare le idee. Infrastrutture e reti ad alta velocità per la metropoli capitale europea della cultura 2019”.

http://www.festivaldellecittaimpresa.it/

Non solo: attorno alla consegna dei premi i promotori (l’Associazione Amici di Giorgio Lago, il Comune di Castelfranco, Nordesteuropa.it, in collaborazione con la famiglia, col Centro Studi Giorgio Lago dell’Ateneo padovano e con l’appoggio di Veneto Banca) hanno costruito un intenso momento di confronto culturale e politico sui temi più cari a Lago, il federalismo e la riforma dello Stato, e la libertà dell’informazione. Su questi temi – dopo i saluti introduttivi (coordinati da Mariano Maugeri) dell’assessore Giancarlo Saran, di Filiberto Zovico (di Nordesteuropa), di Piergaetano Marchetti (presidente Rcs), di Mauro Gallea (di Veneto Banca) e di Luigino Rossi, per l’Associazione – si sono cimentati rispettivamente il costituzionalista Mario Bertolissi e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.

LE PASSIONI CIVILI DI LAGO: UN “ALTRO” FEDERALISMO E LA LIBERTA’ DI STAMPA

Se il primo ha citato – leggendone alcuni articoli di una decina di anni fa che sembravano scritti ieri – la passione riformista di Lago, le sue convinzioni profondamente federaliste e altrettanto profondamente unitarie, la cura con cui ne scriveva per rispetto delle idee e delle persone, concludendo amaramente che a 10 anni di distanza nonostante i proclami della politica “siamo ancora all’anno zero”, il secondo ha pronunciato una lezione di alto giornalismo, collegando l’esperienza di Lago con quella di Mario Borsa, che fu il direttore-garante del Corriere dopo la Liberazione. Un giornalismo che coniugava, come fece sempre il giornalista trevigiano, libertà e responsabilità, coraggio e onestà, nei confronti della proprietà e dei lettori, trasparenza, meritocrazia… Il tutto finalizzato alla costruzione di quel “capitale sociale” che è la ricchezza dei territori e la garanzia per un equilibrato sviluppo delle opportunità e delle aspettative delle persone.

UN RICORDO PERSONALE DI QUEGLI ANNI

Personalmente ho avuto il piacere di vivere a stretto contatto con Lago il suo ultimo periodo al Gazzettino, nel 1995-96, proprio mentre lui teneva a battesimo il movimento del Nordest e il giornale era diventato il terminale dell’intensa stagione di consapevolezza e di rivendicazioni che riportava le nostre regioni al centro della scena nazionale. Ma accanto a questo fermento di idee, alla messa a punto di nuovi programmi, alla selezione di politici nuovi (i sindaci) era interessantissimo vedere dal di dentro della stanza dei bottoni la gestione dell’informazione (e del potere che ne derivava) da parte di Giorgio Lago.

Ieri a Castelfranco Luigino Rossi, l’editore di allora, ha accennato a una parte di quelle vicende, quella più “eroica”, raccontando delle resistenze opposte dalla stessa proprietà, assieme al direttore, alle pretese della classe politica di allora di incidere sulla linea di un giornale che fino a pochi anni prima era stato rigorosamente democristiano, anche se non privo di attenzioni anche ad altre espressioni culturali e politiche.

LAGO, LA POLITICA E LA PROPRIETA’, DIETRO LE QUINTE

In realtà da dietro le quinte si registravano anche le insofferenze violente di una parte della proprietà, che non condividendo la linea autonomista e progressista portata avanti da Lago (e non riuscendo a modificarla stante le grandi doti politiche dello stesso direttore e il suo innegabile e un po’ malandrino fascino personale) cercava di prenderlo “per fame”, riducendo al massimo la foliazione del giornale, evitando ogni investimento promozionale e negandogli le assunzioni e le promozioni richieste per ottimizzare gli assetti redazionali. Non solo, contestualmente la proprietà gli imponeva editorialisti più vicini al centro-destra (Piero Ostellino, ad esempio), che lui neutralizzava affiancando sempre ai loro commenti articoli di segno opposto. Naturalmente non fecero nulla, quando egli arrivò all’età pensionabile, per trattenerlo al Gazzettino, almeno come commentatore esterno…

È la stessa proprietà, una cinquantina di editori del Nordest, che negli anni successivi si scontrò in una guerra interna senza fine, che trascinò il giornale pericolosamente verso il baratro, e poi lo consegnò nelle mani di Caltagirone.

CAPELLO E L’INGLESE, ALAIMO E LA MAMMA-MAESTRA DI ALTA CUCINA

Momenti divertenti nel finale della cerimonia di Castelfranco, col siparietto di Fabio Capello sulla sua esperienza inglese (“Quando ho detto che con i calciatori mi basta usare un centinaio di parole si è scatenata la polemica, ma poi un’analisi dell’Università di Cambridge ha dimostrato che avevo ragione”); quindi le confessioni del grande chef Massimiliano Alajmo sulla mamma che è ancora la sua maestra di cucina; e infine i grandi numeri di Franceschi, che con 200milioni di libri tirati ogni anno si appresta a diventare il primo stampatore europeo.

 

GIORGIO LAGO DIETRO LE QUINTE, A SEI ANNI DALLA MORTE. IERI I PREMI NEL SUO NOMEultima modifica: 2011-04-28T03:10:00+02:00da sergiofrigo
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