L’AGGRESSIONE AD ALIPRANDI E LA DISTRAZIONE DELLA SINISTRA

Aliprandi2.jpgAmmettiamolo, l’aggressione a Vittorio Aliprandi non ha scaldato più di tanto la sinistra: la base, intendo, perché i dirigenti le cose “giuste” le hanno dette, condannando senza remore la spedizione punitiva, ma su Facebook, sui blog, sui siti dei giornali la condivisione della condanna è stata fiacca e carente, infarcita di considerazioni tipo “se l’è cercata”, “chi semina vento…” eccetera eccetera.

Sia chiaro, Aliprandi attira le botte come una calamita, e sono convinto che pure qualcuno dei suoi in fondo in fondo stia gongolando per il trattamento che gli hanno riservato i no global.

Invece va detto chiaro e forte che si tratta di un gesto stupido, controproducente e vigliacco (aggressione di gruppo, armati di caschi e catene, alle spalle: ma dai!), soprattutto perché viene il giorno dopo la condanna esemplare subita dal nostro per razzismo: il giudice non solo gli ha comminato una multa di 4mila euro, ma lo ha pure condannato a pagarne 6mila a due rom costituitisi nel processo e all’Opera Nomadi, e inoltre gli ha inflitto tre anni di silenzio politico.

Ebbene, il primo risultato dell’aggressione è proprio aver vanificato questa sanzione: altro che divieto di comizio, qui è come avergli ridato la parola e in più un potente megafono, consentendogli di fare la vittima vita natural durante! Potremmo dire che – da questo punto di vista – i picchiatori sono dei veri illuministi: ricordate il famoso detto “non sono d’accordo con te ma farò di tutto perché tu possa esprimere le tue idee”? Ecco, appunto.

 

GIUSTIZIA DI STATO E VIOLENZA PRIVATA

Seriamente, invece, è proprio la condanna subita da Aliprandi a sollevare una delicata questione politica, che va oltre il rifiuto etico della violenza e il dovere di tutelare la vita dell’avversario: le sue parole aberranti non sono rimaste impunite, in questo caso lo Stato ci è fatto sentire, con tempestività, decisione e – mi pare – equanimità, giustificando in pieno una delle sue primarie ragioni di esistere: fare giustizia dei torti inflitti dai prepotenti (Aliprandi) ai più deboli o alla collettività. I picchiatori con i caschi (peraltro scaricati dallo stesso Max Gallob) dicono invece che la loro “giustizia privata” è meglio di quella di Stato, e quindi rivendicano il loro diritto di esercitarla nei tempi e nei modi che loro aggrada.

SE NON VENGONO FERMATI PRIMA O POI ARRIVANO A NOI

Ma se passa questo principio – perché in fondo Aliprandi “se l’è cercata” – viene meno una delle ragioni essenziali del nostro essere parte dello Stato, e ognuno può sentirsi in diritto di esercitare la violenza in proprio. Oggi tocca ad Aliprandi, ma perché no – domani – ai cislini che firmano gli accordi separati con la Fiat? E dopodomani magari alla Cgil che contesta l’egemonia dei disobbedienti sulle fasce giovanili investite da un crescente disagio sociale? Con tutti i distinguo del caso (che ci sono e sono tanti), ma nel 1977 si è cominciato così…

L’AGGRESSIONE AD ALIPRANDI E LA DISTRAZIONE DELLA SINISTRAultima modifica: 2011-04-23T11:24:39+02:00da sergiofrigo
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