IMMIGRAZIONE, PERCHE’ E’ COSI’ DIFFICILE GESTIRE L’EMERGENZA

Ma perché è così difficile, oggi, gestire la questione degli immigrati in fuga dal Nord Africa?

Facciamo un passo indietro: vent’anni fa in poche settimane arrivarono in Italia, attraverso vecchie navi stracariche, quasi 50mila albanesi, Albanesi.jpege il flusso continuò per mesi. Ci furono i problemi che tutti ricordiamo, con l’Italia divisa fra paura, solidarietà e ostilità; man mano che aumentavano gli arrivi “albanese” divenne sinonimo di “disperato” e di “malvivente”; alcuni di loro furono rimpatriati forzosamente, altri furono suddivisi fra varie regioni italiane, accolti da comunità religiose, “adottati” (soprattutto i più giovani) da famiglie private. Vent’anni dopo quella albanese è una delle comunità meglio inserite nel tessuto sociale ed economico italiano.

Oggi in Tunisia invece sono già oltre centomila i profughi in fuga dalle violenze e dalla guerra in Libia, la maggioranza lavoratori migranti, accolti (pare) amichevolmente dalle popolazioni locali, e assistiti in appositi campi. Forse il Nobel per la Pace spetterebbe di diritto a loro…

Si tratta di cifre, dunque, che fanno impallidire quelle degli arrivi nelle nostre regioni del Sud, Lampedusa in testa, che secondo il ministro Maroni sono 22mila dall’inizio dell’emergenza in Nord Africa. 22mila farebbero una media di tre immigrati per ogni comune d’Italia, se ognuno facesse la sua parte…

E torniamo dunque alla domanda posta all’inizio: perché un problema di queste dimensioni sembra in grado di piegare l’Italia, far traballare il governo, mettere una contro l’altra le istituzioni centrali e gli enti locali, suscitare allarme in tutto il paese?

 

Le risposte richiederebbero un intero trattato sull’Italia di oggi, arrabbiata con se stessa e col mondo, probabilmente impoverita rispetto a vent’anni fa, sicuramente avvelenata dallo scontro politico-mediatico, ma si possono riassumere sommariamente in due punti:

TROPPE PROMESSE CHE NON SI POSSONO MANTENERE

1 – Troppa propaganda sulle spalle degli immigrati: questo è un governo basato sul “no pasaran” e sul “tutti a casa loro”, è stato votato per questo, ha suscitato enormi aspettative sulla messa in sicurezza del territorio, e adesso si ritrova alle prese con l’impossibilità, oggettiva, di mantenere le promesse: a meno di non spostare l’Italia intera un bel po’ più a nord, siamo condannati dalla geografia a fare i conti con l’Africa e i suoi problemi (che fino ad ora, non dimentichiamolo, sono stati il rovescio della medaglia delle nostre comodità e dei nostri lussi). E anche la distinzione fra “clandestini” e “profughi”, su cui si è basata finora la strategia della Lega, sta dimostrando tutta la sua inconsistenza.

UN PAESE IN CUI NESSUNO SI FIDA DI NESSUNO

2 – In Italia nessuno si fida più di nessuno, in primis del governo. Mi ha fatto pensare il commento di un anziano lampedusano, nei giorni scorsi, dopo la visita di Berlusconi sull’isola: “Se mantenesse anche il 10% delle promesse che ha fatto, a noi andrebbe benone”. Capito: il 10%! Dunque il Sud non si fida del Nord, e teme di doversi tenere la maggior parte degli immigrati (“meglio che restino vicino a casa loro, in vista del rimpatrio”, ha detto Bossi); le regioni non si fidano del governo (se dimostri un minimo di disponibilità ti ritrovi sommerso dagli immigrati); i comuni di sinistra temono di essere discriminati a favore dei comuni di centro-destra; e così via…

D’altra parte, come stupirsi? Il governo è formato da un partito che vuole smantellare il senso stesso di comunità nazionale, e da un altro che è guidato da un personaggio che qualsiasi cosa faccia trova il modo di farsi prima di tutto i propri affari…


IMMIGRAZIONE, PERCHE’ E’ COSI’ DIFFICILE GESTIRE L’EMERGENZAultima modifica: 2011-04-03T16:04:00+02:00da sergiofrigo
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