LIBIA, BOMBE ITALIANE E CONFUSIONE STRATEGICA MONDIALE

tornado.jpgDomenica mattina, dai giornali: “L’Italia per il momento mette a disposizione le sue basi, ma potrebbe intervenire successivamente con propri mezzi, se richiesta. Ma non credo che ci saranno particolari esigenze a riguardo perché come voi sapete si deve innanzitutto mettere in atto il rispetto della no fly zone e quindi io credo che i mezzi della Francia, dell’Inghilterra e degli altri paesi siano sufficienti” (Silvio Berlusconi)
Domenica sera: sei Tornado italiani bombardano la Libia. Cos’è accaduto in meno di 24 ore per rovesciare le nostre posizioni?
Fin dall’inizio si era detto che essendo l’Italia un paese confinante, e anche l’ex potenza coloniale, non sarebbe stato opportuno che si andasse oltre l’appoggio logistico, senza intervenire direttamente. Ma si sa, la prima vittima della guerra è la verità.

Oggi in serata Berlusconi ha detto che i nostri aerei “non hanno bombardato e non bombarderanno”, mentre il ministro La Russa aveva sostenuto fino a poche ore prima che non ci sono vincoli all’impiego delle nostre forze aeree.

Ma le cose sembrano andare anche peggio fra gli altri componenti della coalizione, con gli Stati Uniti nettamente divisi al loro interno, le dissociazioni sempre più numerosi, la Francia isolata: alla base dell’operazione mi sembra ci sia una grande confusione strategica, o meglio, obbiettivi diversi da quelli dichiarati, soprattutto fra i protagonisti occidentali: limitarsi ad aiutare gli insorti della Cirenaica, fermare i massacri di Gheddaffi o abbattere il suo regime? E per costruire cosa, sulle sue macerie? Insomma, il modo migliore per trasformare la guerra in una catastrofe per tutti.

LUCIO CARACCIOLO: COMUNQUE VADA ABBIAMO PERSO

Lucio Caracciolo, direttore di Limes, sostiene oggi sull’Unità che la Libia non ha molto a che vedere con la cosiddetta “primavera africana”: «La guerra in Libia è una storia a parte. L’errore di collocarla in una serie, dopo la Tunisia e l’Egitto, è alla radice della scelta franco-inglese-americana di entrare in guerra. Non esiste una rivoluzione popolare in Libia, e comunque Gheddafi può contare ancora su un forte consenso in Tripolitania; consenso che sarà rafforzato dall’attacco occidentale».

L’impressione è che, come al solito nella storia Italiana, ci siamo precipitati a bombardare per avere qualche carta da spendere ai futuri tavoli delle trattative post belliche, quando ci si spartiranno eventualmente le spoglie del nemico sconfitto. Ma Caracciolo sostiene sul’Unità che comunque vada a finire in Libia, noi perdiamo: “Se Gheddafi resiste, ce la farà pagare, sotto forma di concessioni energetiche e non solo. Se vincono i suoi nemici, si legheranno mani e piedi ad americani, francesi e inglesi, a chi li ha appoggiati davvero. Se non vincessero né gli uni né gli altri avremo una grande Somalia alle porte di casa”.

LIBIA, BOMBE ITALIANE E CONFUSIONE STRATEGICA MONDIALEultima modifica: 2011-03-21T10:51:00+01:00da sergiofrigo
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