COSA DICE ALL’ITALIA LA RIVOLTA AFRICANA CON LA CACCIATA DEGLI AMICI DI BERLUSCONI

Gheddafi.jpeg“A Gheddafi sono legato da una vera e profonda amicizia, ne riconosco la grande saggezza: ciò che è venuto dicendomi nelle crisi internazionali degli ultimi 15 anni ha sempre fotografato esattamente la realtà e previsto con altrettanta esattezza gli sviluppi che si sarebbero determinati” (Berlusconi, 11 giugno 2009) Stavolta evidentemente al raiss deve essere sfuggito qualche dettaglio…

“Mubarak è un uomo saggio, andrò a scuola da lui per imparare a superare le crisi interne” (4 giugno 2008), “è l’uomo più saggio del Medio Oriente” (4 febbraio 2011). Idem.

“Ben Alì è un vero amico” (23 dicembre 2010)

Nell’esprimere dolore e speranza per l’eroica lotta dei libici per la loro libertà, viene spontanea una domanda: come mai Berlusconi, che ha il pallino di definirsi liberale, coltiva amicizie così imbarazzanti, che vanno ben oltre la tutela degli interessi nazionali? E che riguardano anche autocrati ancora peggiori, come Putin, Lukascenko (Bielorussia) e Nazarbayev (Kazakistan)? Non credo di essere lontano dal vero affermando che – visto il suo totale relativismo ideologico ed etico (non è stato anche socialista, in gioventù?) – essi incarnano effettivamente il suo ideale di comando.

MA IL CONTAGIO ATTRAVERSERA’ IL MEDITERRANEO?

Semmai viene da chiedersi perché i suoi amici cadono come birilli, e lui – nonostante tutto (inchieste giudiziarie devastanti, sondaggi a picco, valutazioni internazionali umilianti) – è sempre lì, e anzi trova in Parlamento sempre nuovi sostenitori. E ancora: c’è una qualche possibilità che il contagio attraversi il Mediterraneo e finisca per investire e travolgere il suo potere?

Non mi addentrerò nelle analisi risapute sulla natura profonda del berlusconismo, mi limiterò a osservare l’ovvio, e cioè che, nonostante alcuni obiettive analogie fra i personaggi citati e il nostro leader, ad essere profondamente diversi sono i sistemi politici: in Italia Berlusconi è stato sconfitto due volte alle elezioni, e lo sarà una terza, perché siamo (ancora) una democrazia.

LE ANALOGIE E LE DIVERSITA’ FRA QUEI REGIMI E IL NOSTRO

Ma siamo una democrazia imperfetta, che non ha saputo impedire l’ascesa al potere di un personaggio che in qualsiasi altro paese avanzato sarebbe stato tenuto ai margini della politica, in primis per il suo mostruoso conflitto d’interessi; in secondo luogo non hanno funzionato e non funzionano i sistemi di controllo e ricambio nel suo settore politico, perché non esiste nessuna leadership occidentale che – come la sua – non sia in alcun modo contendibile in primis dai concorrenti interni (basti vedere cosa è accaduto ai Casini e ai Fini, o le mille cautele di Tremonti); e soprattutto che sia durata tanto a lungo. E questo è patologico, e spiega da solo tanti degli attuali guai del nostro paese, compreso il ristagno del suo sviluppo economico e civile.

Possiamo dunque dire che se l’Italia (ancora) è una democrazia, il centro-destra non lo è mai stato, e questo posiziona, ahimè, il nostro paese, in un imbarazzante territorio di mezzo fra le autocrazie africane e i regimi moderni dell’Europa.

LE RESPONSABILITA’ DI UN POPOLO E DEI SUOI DIRIGENTI

Come ci siamo arrivati? Mi piace ricordare, a questo proposito, quanto detto – in tutt’altre temperie politiche, per fortuna – da Concetto Marchesi agli studenti padovani l’1 dicembre 1943:

“Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina”.


COSA DICE ALL’ITALIA LA RIVOLTA AFRICANA CON LA CACCIATA DEGLI AMICI DI BERLUSCONIultima modifica: 2011-02-22T11:28:20+01:00da sergiofrigo
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