L’UNITA’ NAZIONALE E IL LOCALISMO, LA PERICOLOSA SFIDA DELL’SVP E DELLA LEGA

PadaniaItaly.jpegCon la plateale presa di distanza dalla decisione del governo di festeggiare il 17 marzo si infittiscono e si aggravano le prese di posizione della Lega contro le iniziative di qualsiasi tenore che promuovono il sentimento di unità nazionale. Un atteggiamento che – proprio alla vigilia dell’approvazione dei nuovi decreti sul federalismo – autorizza tutti i sospetti sui reali intenti (la secessione e lo svilimento dello stato nazionale) che animano il Carroccio. Con tutte le conseguenze del caso, che si riverberano anche su scala locale.

Ecco il mio commento sul prossimo numero di Nordesteuropa.it.

L’UNITA’ NAZIONALE E IL LOCALISMO

L’AZZARDO DELL’SVP E DELLA LEGA

Se il federalismo viene interpretato come un mero movimento rivendicativo nei confronti delle altre regioni e della comunità nazionale il rischio futuro è la guerra di tutti contro tutti. Ma come dimostrano le tentazioni secessioniste di Belluno e dei comuni veneti di confine, il pericolo investe anche l’integrità regionale

Di SERGIO FRIGO

 

C’è un vero e proprio corto circuito storico-politico-culturale dietro le polemiche che stanno accompagnando la preparazione della festa per l’Unità Nazionale. Un corto circuito – segnalato dai distinguo veneto-leghisti e dalla presa di distanza della provincia di Bolzano – che prefigura, temo, lo scenario che si andrà a riproporre sempre più spesso nel futuro, con l’imporsi di un federalismo interpretato sempre più come un movimento rivendicativo nei confronti delle altre regioni e della comunità nazionale, piuttosto che come un comune cammino degli italiani di tutte le regioni verso una maggiore equità ed efficienza nell’utilizzo delle risorse comuni e una miglior valorizzazione delle identità locali.

Durnwalder.jpgQuella che si impone, in altre parole, è la logica del sindacato di territorio e/o di comunità che si sovrappone persino agli obblighi di rappresentanza istituzionale. Questo c’è, a mio avviso, dietro la scelta di Luiss Durnwalder di non partecipare alle celebrazioni del 150enario dell’Unità, con la motivazione che nel 1861 i sudtirolesi non facevano parte dell’Italia e nel 1919 non sono diventati italiani per propria scelta, e questo proprio mentre l’Svp strappava per Bolzano, da un governo in svendita, nuove concessioni sulla gestione del parco nazionale dello Stelvio e sulla delicata vicenda dei monumenti che ricordano il fascismo; e in un contesto in cui la Bolzano si trattiene già da decenni, a differenza del resto del Paese, il 90% delle tasse raccolte a livello locale e gode di entrate tributarie per abitante pari a 8.514 euro l’anno, contro i 2.261 euro della Lombardia e i 1.875 del Veneto.

Si è detto giustamente che la decisione del leader della Svp di non aderire alle celebrazioni nazionali significa venir meno ai doveri di rappresentanza che in quanto presidente della Provincia egli ha nei confronti di tutte le comunità linguistiche che di essa fanno parte, italiani in primis. Ma se nel caso di Bolzano la scelta trova una qualche giustificazione storico-culturale, ancor più incomprensibili – se non nella logica grettamente rivendicazionistica citata all’inizio – sono gli infiniti distinguo con cui la Regione Veneto, per deliberata scelta del suo partito di maggioranza, la Lega, ha voluto segnare la sua svogliata adesione alleZaiapadano.jpg celebrazioni: ricordando che il Veneto è entrato in Italia cinque anni dopo, eccependo che i soldi era meglio investirli in altre cose, costringendo infine il Consiglio Regionale e il suo presidente ad assumersi scelte e responsabilità che nelle altre regioni d’Italia si sono assunti le giunte e i governatori.

Anche in questo caso è mancata, da parte del massimo organismo di rappresentanza della Regione, sia la manifestazione di una piena adesione alla comunità nazionale che la consapevolezza di dover esprimere istituzionalmente i sentimenti di quei due terzi di cittadini veneti che non coltivano tentazioni secessioniste.

A cosa sta già portando tutto questo è presto detto: all’isolamento delle comunità locali, allo scontro di tutti contro tutti e alla frantumazione di quel poco che resta di sentimento nazionale, proprio nel momento in cui la crisi economica richiederebbe la maggiore coesione possibile, e non solo la salvaguardia dei propri ristretti interessi. La decisione di Durnwalder ha provocato una mezza sollevazione dei turisti che d’inverno invadono le valli alto-atesine, con una valanga di messaggi di protesta ai giornali e di minacce di disdetta. Ma il Veneto ha già toccato con mano il proprio isolamento dal resto del Paese in occasione della recente alluvione.

Ma le tensioni autonomiste animate da un localismo oltranzista scavano anche all’interno del territorio regionale; a gennaio, nell’indifferenza generale, la giunta provinciale di Belluno si è pronunciata a favore del referendum per la secessione dal Veneto e l’annessione al Trentino Alto Adige. Il governatore Zaia è arrivato a dire che se fosse bellunese voterebbe sì anche lui, rimuovendo allegramente secoli di storia e cultura, salvo poi rispolverare il mantra del federalismo, che risolverà magicamente tutti i problemi. In realtà dietro lo slogan “paroni a casa nostra” si comincia a intravedere l’incapacità di fondo di tenere insieme un puzzle costituito da comunità separate e da gruppi di interessi contrapposti che fanno sempre più fatica – di fronte all’afasia della politica e alla sua incapacità di volare alto – a integrarsi dentro una cornice comune e condivisa e a riconoscersi in un sistema di valori, di simboli e di ideali, che accomuni tutti i veneti e li faccia sentire un unicum.

 

 

L’UNITA’ NAZIONALE E IL LOCALISMO, LA PERICOLOSA SFIDA DELL’SVP E DELLA LEGAultima modifica: 2011-02-20T14:18:00+01:00da sergiofrigo
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