BENIGNI (E CATERPILLAR): PERCHE’ ORA LA SINISTRA SI SCOPRE PATRIOTTICA

Benigni.jpgApplausi a scena aperta, soprattutto a sinistra, a Roberto Benigni col Tricolore e l’inno nazionale; e stasera Caterpillar ha messo insieme con M’illumino di meno uno show ancor più emozionante (a mio parere, perché più sobrio e concreto e divertente) che ha saputo coniugare risparmio energetico, valorizzazione del Tricolore e tanti esempi di buona amministrazione locale: ma com’è che anche a sinistra siamo diventati tutti patriottici? Com’è che improvvisamente abbiamo scoperto il valore dello Stato (unitario) dopo decenni di internazionalismo proletario, che ci faceva dire, con l’ottimo Stefano Benni “Non siamo Stato noi”? Perché ha ragione la destra, a lungo dalle nostre parti abbiamo tenuto le distanze dai concetti di patria, di comunità nazionale, di bandiera, perché eravamo intrisi di universalismo socialista o cattolico, oppure di antiautoritarismo bohemienne, e tutto quell’enfasi patriottica ci faceva sorridere.
Ora invece, tutti con l’occhio umido all’esecuzione di Fratelli d’Italia, neanche fosse l’Internazionale, tutti con la mano sul cuore sotto il Tricolore, come e più che con la vecchia bandiera rossa…
Certo, dobbiamo ringraziare Bossi di questa mutazione: abbiamo riscoperto il valore dell’Unità nazionale nel momento in cui essa viene messa Padania.jpgin discussione; e abbiamo capito che uno Stato diviso non favorisce neppure la giustizia sociale, ma solo l’egoismo localistico. Ma dietro la conversione della sinistra ai concetti di Patria e di Stato, di legalità, dignità nazionale e rispetto delle istituzioni borghesi (che sono la “nostra casa civile”) c’è qualcosa di più serio e profondo che il desiderio di fare un dispetto alla Lega. Vediamo.

LO STATO SECONDO BERLUSCONI: IL NEMICO
Da quasi un ventennio (ahi le assonanze storiche!) assistiamo, come ha scritto Carlo Galli l’11 febbraio su Repubblica a proposito dell’era berlusconiana, al tentativo di imporre al paese un’idea molto particolare di Governo, che va in rotta di collisione con l’idea stessa di Stato:
“Il nemico è lo Stato in quanto tale, in quanto organizzazione di potere sovrano e rappresentativo, impersonale, fondato sull’uguaglianza davanti e alla legge e internamente articolato attraverso equilibri e limitazioni che hanno lo scopo di evitare il predominio di un potere o di una funzione sulle altre. Il prodotto sofisticato, forte e fragile, di alcuni secoli di sviluppo politico europeo, e del sapere di filosofi e giuristi.
La partita adesso è chiara: un uomo contro lo Stato, un potere personale contro il potere impersonale, la rappresentanza per incorporazione contro la rappresentanza per elezione, il destino di uno contro il destino di un Paese, il dominio contro la legalità. È una guerra civile simbolica, spirituale e morale, che l’Uno – e i suoi numerosi fedeli e seguaci, interessati o estasiati o rassegnati che siano, ma che in ogni caso hanno scritto quel nome sulle loro bandiere – combatte contro i Molti (…) È la guerra di un tipo umano contro l’altro: della superba individualità, sprezzante di regole e persone, chiusa in una solitudine affollata di cortigiani e di scaltri profittatori, contro il rispetto delle regole, contro l’interazione nello spazio pubblico condiviso, contro la cittadinanza, contro la decenza come attributo minimo delle relazioni umane e politiche (…)
Dal vertice del potere esecutivo giunge un messaggio di rivolta contro lo Stato, una rivendicazione di rabbiosa eccezionalità che si oppone alla normalità istituzionale. Tutto il ribellismo italico, faticosamente arginato dalla nostra recente storia democratica, viene così legittimato; tutto il disprezzo per la legge che alberga nel cuore di tanti italiani trova giustificazione, trionfa platealmente da uno dei più alti seggi della Repubblica; tutto il “particolare” si vendica finalmente dell’universale”.

LA SINISTRA ORA RIVALUTA LO STATO CHE TUTELA TUTTI I CITTADINI
bandierarossa.jpgEcco dunque la posta in gioco: dopo aver giocato a lungo e con leggerezza all’antistato ora a sinistra scopriamo che c’è chi conduce questo gioco con molta più decisione e perizia di noi, e per fini propri che sono esattamente agli antipodi dei nostri. Abbiamo capito finalmente che proprio nell’antistato (e nell’antipolitica) si cela un pericolo mortale per l’uguaglianza dei cittadini e per la tutela dei più deboli fra di loro. E che proprio lo Stato e le sue regole sono la loro suprema difesa, oltre che un’assicurazione sulla nostra libertà.
“Se la deroga alla regola riguarda il potere, la regola non esiste più per nessuno”, ha detto la scrittrice vicentina Mariapia Veladiano in occasione della recente manifestazione delle donne.
La libertà dalle regole prepara il terreno al sopruso del potente. E gran parte dell’apparato mediatico controllato da Berlusconi (Giuliano Ferrara in testa) lavora per far dimenticare al povero questa semplice verità, e renderlo complice della sua stessa sottomissione.
Per tutti questi motivi, magari con un po’ di imbarazzo, oggi diciamo “Viva l’Italia. Forte e unita”.

BENIGNI (E CATERPILLAR): PERCHE’ ORA LA SINISTRA SI SCOPRE PATRIOTTICAultima modifica: 2011-02-18T19:23:11+01:00da sergiofrigo
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