LIBANO-ITALIA: UN FILM BELLISSIMO E UN PARAGONE INQUIETANTE CON LA NOSTRA ATTUALITA’

donna-che-canta-gall1.jpgLibano Italia? Nel paese dei cedri la situazione rischia di nuovo di precipitare, ma l’intera area che si affaccia sulle sponde sud del Mediterraneo è una polveriera. È una situazione che – a parte l’allarme internazionale su cui come governo siamo assolutamente distratti – può dirci qualcosa del nostro paese? Si, temo di si.

Dunque, qualche sera fa ho visto un film bellissimo, ambientato proprio da quelle parti: si intitola “Incendies” (in italiano “La donna che canta”), si svolge in gran parte in Libano, ed è in corsa per l’Oscar al Miglior film straniero. Assolutamente da vedere, perché costringe a pensare, coinvolge per la finezza delle psicologie, commuove e insieme fila via trascinante e implacabile come un thriller di gran classe. Sotto allego un trailer e una recensione.

Ma non è dal punto di vista cinematografico che ne voglio parlare, piuttosto delle emozioni violente che esso ha saputo suscitare dentro di me, e degli interrogativi che mi ha rilanciato.

 

TUTTO IL MALE CHE SI PUÒ FARE UN POPOLO

La protagonista è una donna su cui la guerra ha concentrato i dolori più atroci,donnachecanta.jpeg le offese più insanabili, un compendio – quasi – di quanto di male e di brutto hanno saputo farsi i libanesi l’un l’altro, soprattutto negli ultimi 35 anni (chi nei mesi scorsi ha letto il libro di Gad Lerner “Scintille” sa cosa intendo). Mentre guardavo il film ero ancora fresco di perlustrazione ai blog e ad alcune pagine Facebook di destra, dove avevo registrato con molto disagio l‘aggressiva insofferenza dei militanti di base verso qualsiasi critica a Berlusconi. È lì che è scattato il paragone disturbante fra il Libano e l’Italia. Quel Libano che è stato a lungo la terra della convivenza e del compromesso, del cosmopolitismo e dell’incontro fra le diverse culture, ridotto dagli scontri inter-religiosi a un cumulo di macerie, sulle quali bruciano ancora – anche dopo la riparazione dei danni della guerra – le ferite al senso di comunità che sottostà alla coscienza di essere nazione, l’odio tra le fazioni e le vendette tra le persone, in cui nessuno è innocente.

QUANDO L’AVVERSARIO DIVENTA NEMICO E VIENE MENO IL SENSO DI COMUNITÀ

Ebbene, è proprio questo venir meno del senso di comunità che ho avvertito anche bazzicando in quei siti: la sensazione netta – come ho già scritto – di essere avvertito come nemico, piuttosto che come avversario politico, perché mentre il popolo di sinistra si limita a “odiare” Berlusconi e la sua corte, e cerca invece di “convertire” il popolo di centro-destra, ad animare la base “avversaria” è invece un odio abbastanza generalizzato verso chi la pensa diversamente (e non solo verso i leader), che si materializza nel’”utilizzo” del Cavaliere, cioè il più impresentabile e il più indigesto dei possibili leader del centro-destra, come un manganello per bastonare i nemici: una punizione, insomma da infliggere a chi è portatore di valori diversi da quelli della propria parte politica. E al tempo stesso come il grimaldello (si veda la lettera degli ex colonnelli di An) per imporre alla società i propri valori e i propri stili di vita (e per questo gli si perdona qualsiasi eccesso).

SIAMO SICURI CHE DA NOI NON PUÒ ACCADERE?

Ora, ci vuol poco – in una situazione di contrapposizione così dura, di paralisi della politica, di mancanza di sbocchi al disagio generalizzato che contraddistingue l’attuale momento, di impossibilità pratica di far sgomberare il campo a un leader ormai inviso alla maggioranza del paese – ci vuol poco, dicevo, a trasformare il disagio impotente in qualcosa di più e di peggio. La storia recente anche dell’Europa (ma anche quello che accade ora sull’altra sponda del Mediterraneo, o in Albania) dovrebbe averci insegnato che gli uomini possono utilizzare svariatissimi moventi per cominciare a darsele di santa ragione, da quelli religiosi, a quelli etnici, ma anche a quelli politici, linguistici, persino sportivi… Siamo sicuri che a noi non potrebbe accadere? Io ad esempio sul senso di responsabilità di un Berlusconi straconvinto di subire ingiustizie insopportabili da parte dei giudici e degli avversari non scommetterei neppure un centesimo.

AMICI DEGLI AVVERSARI POLITICI? SI PUÒ, SI PUÒ. MA LIBERATECI DI BERLUSCONI

Io – lo ammetto – non sono particolarmente fiero del paese e del tempo in cui vivo; ma se c’è una cosa di cui sono contento, anzi, di cui sono (magari indebitamente) quasi orgoglioso, è il fatto di poter frequentare in amicizia persone di destra, con cui una trentina di anni fa mi sarei picchiato (ammesso che avessi avuto il fisico e il coraggio necessari…): poter invece ora andarci a cena, punzecchiarci magari per le idee politiche ma anche riderne insieme, mi pare un’acquisizione enorme. Il problema è che mi pare che non tutti l’abbiano capito, che in troppi sottovalutino questa acquisizione di questi anni.

E’ per questo che da un po’ di tempo ripeto, soprattutto alla destra perché è maggioranza ed ha maggiori responsabilità: liberateci di Berlusconi, che spaventa per i suoi eccessi, il suo potere e la sua determinazione, e divide irrimediabilmente in due il paese (lo dice il suo amico Fedele Confalonieri, non un pericoloso estremista), e scegliete come leader un altro esponente di centro-destra, naturalmente chi volete, ma col mandato di pacificare il paese. Solo a quel punto potremo riprendere a… litigare con serenità, a sentirci di nuovo una comunità, a dire “è il mio presidente” anche di un premier della parte avversa.

 

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Ed ecco perché gli ex An perdonano a Berlusconi qualsiasi cosa:

lettera-aperta-degli-ex-colonnelli-di-an-la-vera-destra-nel-popolo-della-liberta.html

LIBANO-ITALIA: UN FILM BELLISSIMO E UN PARAGONE INQUIETANTE CON LA NOSTRA ATTUALITA’ultima modifica: 2011-01-26T11:44:13+01:00da sergiofrigo
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3 risposte a LIBANO-ITALIA: UN FILM BELLISSIMO E UN PARAGONE INQUIETANTE CON LA NOSTRA ATTUALITA’

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