“OGGI SONO CONTENTO DI NON ESSERE UN OPERAIO”*

operaio fiat.jpgFa male, malissimo, vedere ai cancelli di Mirafiori vecchi operai MarchionneBerl.jpeg che piangono perché vedono vanificati decenni di lotte, e altri che si danno l’un l’altro dello schiavo piuttosto che dell’irresponsabile, sfiorando le botte. E non è tanto bello neppure registrare su Facebook le zuffe virtuali di decine di amici, compagni di militanza da anni, oppure vedere in tv i dirigenti della sinistra che si rinfacciano cedimenti al “ricatto di Marchionne” o al contrario lo applaudono per le sue doti di innovatore.

L’OFFENSIVA SODDISFAZIONE DI BERLUSCONI

 

Ma in questo disastro, in cui – comunque vada a finire il voto – l’esito per gli operai italiani e per la sinistra sarà una sconfitta, il peggio del peggio è sentir dire da chi ci governa frasi come “Riteniamo assolutamente positivo lo sviluppo che sta avendo la vicenda”, e “ove non venisse concessa la flessibilità del lavoro le imprese avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi”.

 

Io sono figlio di un operaio, un cavatore di marmo che sul lavoro è caduto, a 45 anni. E se fossi un operaio Fiat (e quanto sono felice di non esserlo, in questi momenti!) oggi al referendum voterei si. Sono anche convinto che su questa vicenda si sia accumulato un sovraccarico di emotività che non ci fa bene, né come sinistra né come paese: più che dei diritti costituzionali mi pare che in ballo ci siano dei rapporti di forza, la possibilità per i lavoratori di giocare o meno un ruolo significativo nell’autodeterminazione della propria vita lavorativa, oltre a delle condizioni di lavoro decisamente peggiori, in cambio di qualche soldo in più. Tutte cose maledettamente importanti, ma che oggi sembrano essere diventate dei lussi. Perciò anche se – come spero – vinceranno i si, non penso che sarà una vittoria per i lavoratori, ma solo il prendere atto, realisticamente, che la crisi e la globalizzazione hanno drasticamente modificato i rapporti di forza, un adattarsi al meno peggio per salvare dei posti di lavoro che altrove nel mondo accoglierebbero a braccia aperte.

Ecco perché trovo che in quelle parole del premier – “assolutamente positivo” – vi sia quel di più di protervia che svela il vero volto dell’uomo che una volta ha avuto la sfrontatezza di definirsi “presidente operaio”, ma che degli operai apprezza solo la laboriosità e la sottomissione, mentre non ne concepisce l’orgoglio e non ne tollera la rivendicazione o la rabbia. Quanto alla comprensione per un’impresa che avrebbe “buone motivazioni per spostarsi in altri paesi”, è indegna per un politico, ne rivela la visione padronale e una concezione dell’interesse di parte inconciliabile con la gestione di un paese.

L’OPPORTUNISTICO SILENZIO-ASSENSO DELLA LEGA L’ho già detto, indigna che a tenergli bordone siano esponenti di quel partito socialista che vanta nelle sue radici robuste tradizioni operaie. Ma sorprende anche l’opportunistico silenzio-assenso di una Lega che in altri momenti si scagliava contro la Fiat e contro la globalizzazione, e che ora miete consensi sempre più vasti fra gli operai. Ma quali operai ha in mente la Lega? E cosa pensano di se stessi gli operai che la appoggiano?

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Intanto in America Marchionne abbraccia e copre di elogi Bob King, il presidente del sindacato americano Uaw, che di fatto – essendo l’azionista principale della Chrysler – è anche quello che impone le nuove regole punitive ai compagni italiani. A proposito di “proletari di tutto il mondo unitevi…”

(*copyright di Jena, sulla Stampa).

“OGGI SONO CONTENTO DI NON ESSERE UN OPERAIO”*ultima modifica: 2011-01-13T02:55:24+01:00da sergiofrigo
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