ECCO PERCHE’ IL “POPOLO DELL’AMORE” ODIA LA SINISTRA

Vorrei tornare sulla riflessione di ieri sulle reali caratteristiche del cosiddetto “popolo dell’amore” e sul suo vero collante, l’odio per il popolo di sinistra. Un amico mi fa osservare che gli italiani si sono sempre divisi e sempre odiati, e ci sono state delle fasi storiche in cui si sono fatti reciprocamente ben di peggio che limitarsi a odiarsi, penso alla Resistenza, oppure ai guelfi e ai ghibellini (non ci metto il terrorismo, perché molte delle sue vittime oggi sarebbero definite “comunisti” da Berlusconi).

È vero, ma ribadisco che oggi mi pare che il rapporto destra-sinistra sia asimmetrico, nel senso che la base della sinistra si limita tendenzialmente a odiare i capi della destra, mentre la base della destra odia indistintamente i leader e la base avversari. Sul perché ciò avvenga Luca Ricolfi qualche anno fa ha scritto il bel libro “Perché siamo antipatici?”, individuando nel fatto di sentirsi migliori degli altri la causa scatenante dell’antipatia suscitata dalla sinistra nella società. Io stesso ci ho riflettuto a fondo nel mio libro “Caro Zaia…”, concentrandomi in particolare sui rapporti sinistra-Lega e sull’accoglienza verso gli immigrati praticata a sinistra “a scapito dei nostri poveri”.

 

PERCHE’ CI SENTIAMO MIGLIORI DEGLI AVVERSARI

Ora, è vero che il “popolo di sinistra” si sente migliore del “popolo di destra”, perché ritiene di essere animato da sentimenti più solidali, di essere più aperto alla società e agli altri, mentre a destra prevalgono atteggiamenti più individualistici (Berlusconi & c.) o al massimo più rivolti alla famiglia e alla comunità ristretta (la Lega).

Questo atteggiamento è giustificabile se – come è finora avvenuto prevalentemente nella nostra storia recente – poniamo come criterio di riferimento etico la socialità universalistica: in questo paradigma di valori è ovvio che chi si propone come socievole si senta anche migliore, ammesso che poi non predichi bene e razzoli male, concedendosi comportamenti individuali poco consoni ai suoi valori (vedi la polemica sul cachemire, per capirsi). Finora sono stati questi i valori egemoni nella società, tanto è vero che ancora pochi simpatizzanti di destra accetterebbero di essere definiti individualisti.

Totalmente diverso sarebbe il discorso però se assumessimo come valori fondanti della società la spinta individuale o l’adesione alla propria comunità ristretta: da questo punto di vista un pidiellino o un leghista sarebbero legittimati a sentirsi moralmente migliori di noi di sinistra, collettivisti e cosmopoliti.

IL CONFLITTO FRA SOCIALITA’ E INDIVIDUALISMO

Ecco dunque il punto: probabilmente è in atto nell’attuale fase storico-culturale mondiale un possente conflitto fra i valori della socialità, finora prevalenti, e quelli dell’individualismo, in forte affermazione. Io personalmente (e in genere il popolo di sinistra nelle sue svariatissime articolazioni) propendo a credere che i primi siano più utili alla specie umana, soprattutto a lungo termine, anche se ammetto che i secondi appaiono più facili e “comodi” per il singolo, qui e ora.

MA SI PUO’ AMARE IL NEMICO POLITICO?

Qui si apre un dibattito immenso. Ma il problema, per l’immediato, è se sia possibile aderire al proprio sistema di valori, che si avverte naturalmente come “migliore”, senza sentirsi anche personalmente migliori di coloro che aderiscono a un sistema di valori opposto. In altre parole: si può amare il proprio avversario senza diventarne complici?

 

ECCO PERCHE’ IL “POPOLO DELL’AMORE” ODIA LA SINISTRAultima modifica: 2011-01-10T11:40:52+01:00da sergiofrigo
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