PALLADIO E SINAN RILANCIANO IL DIALOGO FRA ISTANBUL, VENEZIA E L’EUROPA

IstanPalladio.jpgDalle rive del Bosforo, da quella che era la più importante fonderia di cannoni dell’Impero ottomano, pure in questo momento di buriana diplomatica parte alla volta dell’Europa, tramite Venezia, un messaggio di pace, un invito al confronto nel nome della cultura e della bellezza (e un augurio, di cui parleremo alla fine). È questo il senso della mostra “Mimar Sinan incontra Palladio a Istanbul”, promossa dal Cisa Palladio di Vicenza e dalla Sinan Fine Arts University, e inaugurata ieri sera a Istanbul dal vice presidente della Regione Marino Zorzato, dalla presidente del Cisa Lia Sartori, dall’ambasciatore italiano, il veneziano Gianpaolo Scarante, e dal rettore della Sinan Fine Arts University. Una mostra che chiude le numerose e proficue manifestazioni di Istanbul capitale europea della cultura, concepite quando la Turchia sembrata avviata, più velocemente di adesso, verso l’ammissione alla Ue.

SINAN, IL BIMBO RAPITO CHE DIVENNE ARCHITETTO IMPERIALE (E PROTAGONISTA DI UN FAMOSO ROMANZO)
A Mimar Sinan (1490?-1588) si deve la messa a punto delle norme dell’architettura ottomana. Gli sono attribuiti 477 edifici in tutto l’impero, fra cui quasi 160 moschee, 56 hammam, 38 palazzi. Ispiratore della successiva Moschea Blu, è il progettista della maestosa moschea Suleymaniye (a destra) Suleyman.jpg, al suo nome è legata anche un’altra opera celeberrima, quel “Ponte sulla Drina” a cui il Nobel Ivo Andric dedicò l’omonimo romanzo, in cui è raccontata proprio la storia del grande architetto imperiale: strappato nell’infanzia alla sua famiglia cristiana in Cappadocia, portato a Istanbul e costretto a convertirsi all’Islam, fu arruolato fra i Giannizzeri e promosso ingegnere militare, divenendo infine nel 1539 architetto imperiale, al servizio diretto di vari sultani.
LE RELAZIONI TRA MIMAR SINAN E ANDREA PALLADIO
La mostra del Cisa mette insieme per la prima volta dal 1973 i 17 grandi modelli di legno di opere palladiane realizzati dal Cisa, con sei grandi schermi che confrontano le realizzazioni dei due architetti, e con una serie di planimetrie e disegni di alcune delle maggiori opera di Sinan. Nel nome di due dei tre maggiori architetti del Cinquecento (il terzo fu naturalmente Michelangelo) le due antiche città nemiche, che però non hanno mai interrotto neppure nei momenti di maggiore conflitto i commerci e gli scambi culturali, ritornano a tessere dunque una fitta rete di relazioni fatte di cultura ma anche di economia (siamo il terzo paese per l’interscambio), e lo fanno attraverso due architetti che non si conobbero personalmente, ma che ebbero un amico comune: quel Marcantonio Barbaro, il committente della villa e del tempietto di Maser, che dal 1568 al 1574 fu ambasciatore veneziano a Istanbul, frequentò assiduamente Sinan (e il suo committente Sokollu) e visitò spesso i suoi cantieri. 
Il professor Howard Burns, che cura la mostra (allestita da Aldo Cibic e Mauro Zocchetta) assieme a Guido Beltramini e a Demet Binan della Sinan University, ha osservato che dopo la pubblicazione dei Quattro Libri di Palladio (1570), alcune moschee di Sinan cominciano a mostrare elementi sorprendentemente simili a facciate di ville pubblicate nel trattato. Ma ci sono anche altri elementi in comune fra i due maestri, “a partire dalla ricerca in entrambi di una maggiore luminosità all’interno degli edifici religiosi, come segno dell’ispirazione delle luce divina ma anche come elemento di visibilità della creazione architettonica”.
REDENTORE.jpgMa Luca Orlandi, docente di storia dell’architettura al Politecnico di Istanbul, affaccia anche una lettura maliziosa dei due minareti che compaiono sul retro della chiesa del Redentore, alla Giudecca (foto a sinistra), progettata dal Palladio nel 1577, e chiaramente visibili dalla residenza degli ambasciatori ottomani, che si trovava in palazzo Mocenigo: “Quasi come se, dopo la battaglia di Lepanto, la Serenissima volesse dire ai turchi, mostrando loro un’architettura familiare, “possiamo tornare a dialogare””.
DAL CISA UN VIATICO PER IL NORDEST CANDIDATO A CAPITALE DELLA CULTURA
Per il Cisa questa mostra (voluta e finanziata dal governo turco) costituisce una promozione definitiva sulla scena internazionale, dopo i successi dell’esposizione del cinquecentenario (mezzo milione di visitatori in Europa, ora in corso in America) e la rassegna dello Scamozzi con cui Amsterdam ha riaperto il suo Palazzo Reale dopo i restauri; non solo: la struttura agile ma di grande spessore scientifico del Centro vicentino (nel comitato scientifico siedono studiosi di 11 paesi) è stata presa a modello dai turchi per il nascente Centro dedicato a Sinan. “Ora è tempo che anche l’Italia si accorga di noi”, commenta Lia Sartori, annunciando i futuri programmi, come una mostra padovana sul Bembo e un incarico in Canada.
Per Venezia e il Nordest, invece, si tratta di un ottimo viatico, come ha osservato Zorzato, per la battaglia per conquistare la candidatura (e poi la nomina, si spera) a capitale europea della cultura nel 2019. Auguri da Istanbul!

PALLADIO E SINAN RILANCIANO IL DIALOGO FRA ISTANBUL, VENEZIA E L’EUROPAultima modifica: 2010-11-30T00:05:00+01:00da sergiofrigo
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