SIAMO DESTINATI ALL’IMPOVERIMENTO, È L’ORA DI ORGANIZZARSI

Ci sono momenti in cui tanti, diversi elementi percepiti fino a un istante prima come fra loro separati e divisi, si coagulano in un’intuizione di carattere generale, che li unisce in un quadro unitario e li spiega tutti, fornendo anche – a partire da questo scarto – una visione avanzata e di lungo respiro. Ecco, a me capita ora, mettendo insieme notizie vecchie e nuove, ragionamenti consolidati, umori personali, sguardo prospettico. Dubito, in realtà, che l’intuizione sia così originale, anche se in realtà pochi ne tirano le conseguenze…

UNA CRISI IRREVERSIBILE
Se dovessi elencare sommariamente alcuni di questi elementi – perché poi questa visione ha bisogno di essere affinata e approfondita, sistematizzata, direi – ci metterei dentro cose diverse, come l’andamento dell’economia, che non sta andando affatto verso una ripresa degna di questo nome, almeno in Occidente; il disperante impoverimento dello Stato, che sta grattando il fondo del barile senza riuscire a garantire la copertura dei bisogni essenziali dei suoi cittadini; le convulsioni dell’Europa, squassata dalla crisi e dalle divisioni, nell’assenza di prospettive politiche unificanti; più in dettaglio ci aggiungerei segnali inquietanti come l’accaparramento dei fondi del 5 per mille, destinati dai cittadini al Terzo Settore e incamerati invece dallo Stato, le drammatiche prospettive per la scuola, la ricerca, la cultura (con una riforma che si definisce tale ma appare soprattutto un elenco di tagli), la drastica riduzione del bilancio regionale veneto (mezzo miliardo di meno rispetto ai 2.2 miliardi dello scorso anno) … E tutto questo a fronte della tragica consapevolezza dell’incremento dei fabbisogni: solo per rimediare ai danni del maltempo saranno necessari, in Veneto, fondi pari a cinque, sei volte i 300 milioni stanziati dal governo (solo in provincia di Vicenza già oggi le stime sfiorano il miliardo); non parliamo neppure di quanti miliardi sarebbero necessari per mettere un sistema sempre più fragile in grado di rispondere adeguatamente alle prossime ondate di maltempo; aggiungeteci le notizie drammatiche che arrivano da Napoli e dintorni, sui rifiuti e le infiltrazioni camorristiche nella vita politica e civile. E naturalmente il numero crescente di persone ridotte sul lastrico dalla perdita del lavoro, che non sanno più come far quadrare i bilanci di famiglia e avrebbero bisogno di un pubblico sostegno… E i giovani che un lavoro vero chissà se ce l’avranno mai…
L’IRRESPONSABILITÀ DELLA POLITICA
In tutto questo non si può non registrare la futile e irresponsabile incoscienza della politica ai suoi massimi livelli, che appare incapace di cogliere la drammaticità del momento e di parlare ai cittadini con la gravità necessaria, e interessata – piuttosto che a indicare una prospettiva di uscita dalla crisi economica, culturale e morale – a saldare i propri conti interni, ad annientare l’avversario e a consolidare i propri privilegi: legittimando in questo modo comportamenti analoghi anche nei singoli cittadini trasformati in tanti, rissosi e ridicolo “polli di Renzo” avviati verso il loro tragico destino.
NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA
Ecco, dall’amabile quadretto appena tracciato mi sembra di poter dedurre che, per quanto ci riguarda come generazione e come luogo del mondo, nulla tornerà più come prima, quando ogni generazione era più ricca della precedente e più povera della successiva: non ci sono le condizioni – né geopolitiche (visto che il baricentro dell’economia e della politica si è irrimediabilmente spostato altrove) né etico-morali (vista la fiacchezza e la rissosità di gran parte dell’Occidente e in particolare del nostro paese) – per ipotizzare un recupero dei livelli di vita precedenti la crisi. Insomma, credo che invece che tornare ad arricchirci siamo destinati a vivere a lungo in questo impoverimento generale, che non significa miseria, ma mancata soddisfazione di standard di vita che fino a un paio di anni fa ci sembravano irrinunciabili per un paese civile. E credo che siamo appena agli inizi di un processo, che speriamo almeno sia sufficientemente lungo per darci il tempo di abituarci…
ATTREZZARCI PER VIVERE IN POVERTÀ
Dovremmo dunque impegnarci tutti – intellettuali, politici, imprenditori, finanche sindacalisti e leader religiosi – per riflettere, confrontarsi e mettere a punto nuove modalità di sopravvivenza e di convivenza che ci rendano accettabile il vivere in questa situazione sgradevole e imprevista (quasi per tutti), ma sostanzialmente ineludibile. Ci è rimasta per fortuna ancora un po’ di ricchezza (più individuale che collettiva, per la verità) ma molto poco tempo purtroppo, per abituarci all’idea e ammortizzarne le conseguenze.
Io credo che le due parole chiave per impostare la resistenza siano socialità e sobrietà, ma detta così è detto niente. 
Intanto, a questo proposito, consoliamoci con due battute…
ECONOMIA, IL CONTRIBUTO DEI POVERI
“Anche i poveri devono fare la loro parte per risanare l’economia!”
“Ma abbiamo già dato”.
“E basta con questi privilegi acquisiti!”
EPITAFFIO DI BERLUSCONI
“Vissi sobria…”
“Mente!”

SIAMO DESTINATI ALL’IMPOVERIMENTO, È L’ORA DI ORGANIZZARSIultima modifica: 2010-11-24T17:03:07+01:00da sergiofrigo
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