E DOPO L’ALLUVIONE TUTTI A INVOCARE LO STATO CHE SI E’ CONTRIBUITO A SMANTELLARE

L’alluvione dunque ci ha fatto riscoprire lo Stato: o perché non c’è… stato, prima e durante la piena, o perché speriamo che ci sarà adesso, quando servono ingenti aiuti. E ci lamentiamo per la sua assenza, solo in parte medicata dall’arrivo in Veneto, quasi fuori tempo massimo, dei politici, da Berlusconi e Bossi (e persino di Cota e del Trota…) al presidente Napolitano.

La povera gente finita sott’acqua ha le sue ragioni per lamentarsi, naturalmente. Ma trovo irritante che chi ha incarichi politici o economici di vertice sia così poco consapevole delle ragioni prime dell’assenza della Stato, e anche delle proprie responsabilità per questa situazione.

Cos’è mancato, dunque, in questo frangente? In estrema sintesi: la manutenzione del territorio, la capacità e volontà di prevenire gli effetti delle scelte urbanistiche, la previsione e la segnalazione del nubifragio in arrivo, i “sensori” per comprendere cosa stava accadendo, la comunicazione e il coordinamento, i mezzi per intervenire tempestivamente sul disastro; e adesso stiamo a vedere se ci saranno davvero i soldi per riparare i danni, anche se l’esempio di Vallà, nel Trevigiano, dove stanno ancora aspettando i contributi per il nubifragio di un anno e mezzo fa, non consente eccessivi ottimismi.

 LE RESPONSABILITÀ DELL’ASSENZA DELLO STATO

Bene, tutto questo è quanto dovrebbe garantire ai suoi cittadini uno Stato efficiente. Ma siccome lo Stato è prima di tutto costituito dai propri cittadini, possiamo dire che essi, nelle loro scelte pubbliche ma anche private, hanno fatto il possibile per rafforzare lo Stato e per assicurarsi che fosse in grado di fronteggiare adeguatamente una calamità come quella che ci ha travolto? E i politici (e i piccoli o grandi imprenditori) che adesso sbraitano che lo Stato ci ha lasciato soli, e minacciano rivolte fiscali, cosa hanno fatto per irrobustirlo?

Inevitabilmente il pensiero corre all’evasione fiscale, alle elezioni vinte con la promessa di ridurre le tasse, ai vincoli ambientali vissuti con crescente fastidio e spesso elusi, allo smantellamento dei controlli, al taglio alle manutenzioni, allo sviluppo caotico e indiscriminato di case, strade, piazzali, capannoni, nel nome della produzione e dell’economia…

E gli enti locali, che rivendicano competenze nel nome della propria vicinanza al territorio, concretamente cosa hanno fatto per difenderlo? “Quando la sorveglianza sui fiumi era di competenza dello Stato tutto funzionava meglio – ha dichiarato alla Nuova Venezia il presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta – Poi si è deciso di affidare le competenze agli enti locali, e il risultato si è visto”.

LO “STATO LEGGERO” SVUOTA LA COMUNITÀ

Visione di parte, probabilmente, perché lo Stato in molte occasioni ci ha messo del suo per mostrarsi pesante, costoso e lontano dalle esigenze dei cittadini. Ma è un fatto che a forza di predicare lo “Stato leggero”, e il primato dell’individuo sulla collettività e del mercato sulla politica, alla fine ci troviamo senza gli strumenti con cui prevenire e affrontare le emergenze, senza le persone che rappresentino le istanze della collettività e abbiano l’autorità per dire dei si e dei no alle “esuberanze” dei singoli, e senza i luoghi in cui la comunità possa incontrarsi, condividere e affrontare i suoi problemi.

Serve la manutenzione dei fiumi, ma anche della società, non solo vuoti richiami a un glorioso passato, mentre si tagliano i fondi a tutte le occasioni di incontro, di crescita e di socializzazione. La “big society”, come la chiama Cameron, senza una struttura pubblica che la sostenga prima o poi si affloscia su se stessa.

E DOPO L’ALLUVIONE TUTTI A INVOCARE LO STATO CHE SI E’ CONTRIBUITO A SMANTELLAREultima modifica: 2010-11-11T16:10:48+01:00da sergiofrigo
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