IL DOPO ALLUVIONE: FINALMENTE AFFIORA LA SOLIDARIETA’

alluvione1.jpgFacendo seguito alle considerazioni svolte qui nel post di venerdì (“Il dopo alluvione: ma dov’è finita la solidarietà dei veneti“) ieri ho fatto per il Gazzettino alcuni approfondimenti sulla mobilitazione dei volontari in aiuto alle comunità colpite, ricavandone l’articolo che segue.

Stamattina la pagina Sos alluvione Veneto ha un migliaio di adesioni, e i ragazzi continuano a raccogliere richieste e mobilitare informazioni e risorse. Roberta mi scrive: “La gente è brava… Non sai quante offerte. Ed è bello quello che ci scrivono. Certi messaggi mi han fatto venire le lacrime agli occhi”.

La mia impressione è che la mobilitazione sia partita in ritardo, per una serie di concause (i media nazionali disattenti, l’opinione pubblica distratta da troppi stimoli diversi e quindi anestetizzata rispetto a queste tragedie, l’allentamento dei legami sociali che innervavano le nostre comunità), ma che poi al fondo la disponibilità della gente a fare qualcosa ci sia. Ci vuole però qualcosa che l’accenda: il passaparola che fa superare il muro di gomma della distrazione indifferente con la forza della testimonianza diretta, un sindaco che fa un appello e si mette alla testa della mobilitazione, ma anche un utilizzo accorto della Rete, che funziona al meglio quando riesce a collegare il virtuale al reale, cioè i link alle persone concrete.

 

 

 

DAL GAZZETTINO

É molto più facile misurare il livello delle acque che quello della solidarietà, ma stavolta è affiorata la sensazione sgradevole che non sia scattata la gara ad aiutare le comunità colpite, come era avvenuto dal 4 novembre del 66 al terremoto del Friuli, dalle più recenti inondazioni in Piemonte al sisma dellAquila. Sensazioni, appunto, smentite ad esempio dall’entusiasmo del sindaco di Vicenza Achille Variati per la straordinaria mobilitazione dei suoi duemila ragazzi (tra gli altri boy scout, immigrati, persino militanti dei centri sociali), oppure dalla “chiamata alle armi” degli alpini vicentini, e dallattivismo delle parrocchie che si sono confermate irrinunciabili baluardi delle comunità locali.

MOBILITAZIONE IN RITARDO E SU SCALA LOCALE

Ma limpressione che il tutto si sia mosso, quantomeno, con un po di ritardo, e soprattutto su scala locale, è palpabile anche fra gli addetti ai lavori. «Molte Protezioni civili stanno arrivando adesso, che francamente…», si lascia scappare lo stesso Variati, Variati.jpegricordando che a Vicenza «ho scatenato ogni giorno un migliaio di uomini, che già ieri sera avevano ripristinato luce e acqua».
Ieri i convogli della Protezione civile, dotati di autocarri, motopompe, minipale, torri faro, sacchetti di iuta e fuoristrada si sono mossi dal Piemonte, dalle Marche, dalla Valle d
Aosta, oggi arriveranno i lombardi: «Prima non sarebbe stato neppure possibile intervenire», spiegano dalla sala operativa regionale di Mestre, aggiungendo che loro operano solo con volontari formati per le emergenze e iscritti alle associazioni inserite nellalbo nazionale, le quali usufruiscono di assicurazione, tutela del posto di lavoro per i volontari e rimborso spese ai titolari delle rispettive aziende, che durante le missioni perdono le loro giornate di lavoro. Insomma, qualcosa di totalmente diverso dal “pronti via” che si attivava qualche anno fa in situazioni analoghe, solo sulla scorta del passa parola fra le persone.

LA FRAGILITA’ DEL SISTEMA DI SOCCORSO

Tutto questo ha lasciato nel sociologo ed esponente dei Verdi Gianfranco Bettin, che ha visitato alcuni dei luoghi colpiti, una «sensazione imprevista di inefficienza, di fragilità nel sistema locale di autosoccorso, su cui bisognerà ragionare, senza polemiche». E proprio «laver capito che i volontari incardinati nella Protezione civile avevano difficoltà ad arrivare a Vicenza, data lestensione del fenomeno – racconta Variati – e avendo presente la nostra scarsità di braccia soprattutto per il “dopo”, mi ha spinto martedì a lanciare un appello alle tv locali a chi volesse mettersi a disposizione: un minuto dopo sono iniziate a piovere le telefonate, soprattutto di giovani della città e dei dintorni, che hanno onorato il senso di appartenenza che sentono verso la città. La risposta del volontariato è stata la pagina più bella e persino inattesa di queste giornate».
Ieri invece sono arrivati, soprattutto a Cresole e Dueville, i “volontari del week-end” – alcune centinaia – dalle aree della provincia lasciate indenni dalle acque, e qualcuno anche da fuori regione, grazie a un tam tam che ha coinvolto alcune trasmissioni radio come Caterpillar e il sistema dei social network: «Evidentemente fino ad ora quanto accaduto – è ancora Bettin a parlare – proprio per l
indifferenza dei grandi media non era stato percepito come un evento degno di mobilitazione».

IL RUOLO DELLA RETE E GLI “ANGELI DEL FANGO VIRTUALI”


Qui si inserisce però il ruolo della rete, che in parte ha supplito allo sfrangiamento delle relazioni sociali dirette che secondo i sociologi è alla base della perdita del senso di comunità e forse una concausa della limitata mobilitazione di questi giorni. In tanti hanno infatti trovato su Facebook prima le notizie relative alle esondazioni o alle modificazioni della viabilità, poi quelle necessarie ad indirizzare gli aiuti. E anche qui l
auto-organizzazione ha fatto la parte del leone rispetto allinformazione ufficiale: straordinario, in particolare, il lavoro del gruppo di giovani che hanno messo in piedi il sito “Emergenza alluvione Veneto” (https://sites.google.com/site/emergenzaalluvioneveneto/homehttps://sites.google.com/site/emergenzaalluvioneveneto/home), collegato anche a Padova eventi, e la pagina di Fb “SOS Alluvione Veneto”, dove sono segnalate tutte le richieste provenienti dai Comuni alluvionati, dai volontari ai materiali (vanghe, scope, candeggina, alimentari per i centri di raccolta). Riccardo, che ha realizzato il sito, ha 26 anni, è di Maserà ma ha fatto tutto da Torino, dove studia al Politecnico; Roberta invece ha 33 anni ed è di Asiago, dove si occupa di comunicazione per unagenzia di viaggi, e si è inventata la pagina, dopo essere andata nei giorni scorsi a dare una mano a Cresole, «perchè irritata di non trovare in rete nulla che indicasse cosa fare». Il loro incontro è avvenuto così in modo assolutamente casuale e virtuale, e poi ha coinvolto nellimpresa altri amici, che Roberta chiama «gli angeli del fango virtuali: Silvia, Manola, PeterPan e poi Itn Broadcast, Giorgio, Alessia, Luca», che smanettano sulla rete, mettono in circolazione le informazioni, magari sul dove rivolgersi, sul come rimuovere le carcasse di animali, sul dove trovare i prodotti per disinfettare gli ambienti, parlano con la Protezione civile, la Croce rossa o i comuni o vanno sul posto e fanno i corrispondenti dal “fronte”; i comuni stessi pubblicano sul sito lelenco di ciò di cui hanno bisogno.
Ieri sera la pagina di Fb aveva 700 iscritti: non tantissimi, visto il successo che hanno le petizioni sulla Nutella o altre amenita tipiche del social network, ma comunque un punto di riferimento importante per chi voglia dare una mano. «L
importante è che funzioni il passa parola – dice Roberta – e poi che la gente si muova». Lultima missione, ieri, era trovare delle barche per andare ad aiutare delle famiglie nel veronese ancora isolate dallacqua.

LA POLEMICA SUL VENETO TRASCURATO DALL’ITALIA…

Inevitabilmente è scoppiata anche in questa occasione la polemica sul Veneto trascurato dall’Italia, con il governatore Zaia che è andato (giustamente) a battere cassa a Roma per l’emergenza, ma l’ha fatto con toni non propriamente accattivanti; parafrasando: “se ci tenete che la nostra regione resti unita al Paese, adesso aprite il portafoglio”. Ecco come hanno reagito alcuni intellettuali nostrani.

 

Come si concilia la vocazione a fare da soli, addirittura lo slogan “Prima il Veneto”, con le richieste di aiuto alla comunità nazionale? Anche stavolta scatta inevitabile il dibattito sulla qualità della relazione del Veneto col resto del Paese. É in questione soprattutto la nostra presunta antipatia da primi della classe, che ci guadagnerebbe il disinteresse dei media e lindifferenza dei connazionali. Ed è anche logico, sostienecamon.jpg Fernando Camon, quando noi rispondiamo “arrangiatevi” alle richieste di aiuto che arrivano da Napoli per i rifiuti. “Alla fine tutti presentano il conto allo Stato – aggiunge lo storico meridionalista Salvatore Scarpino – Il Veneto pensa a un miliardo, che non è unespressione retorica». Non condivide affatto Marzio Favero, Favero.jpegassessore alla cultura della Provincia di Treviso, leghista: «Qui cè una confusione grave – sbotta – Il Veneto nei giorni scorsi è stato colpito da un disastro naturale di proporzioni eccezionali, i rifiuti di Napoli non sono un evento naturale: i due casi non vanno accomunati, lì ogni 6 mesi bisogna andare a pulire i rifiuti mentre il Veneto da anni fa la raccolta differenziata e sopporta le discariche. Non si tratta dunque di egoismo, da parte nostra, ma della richiesta di tenerci solo una parte dei soldi che fin qui abbiamo dato: oltretutto è la conformazione stessa del nostro sistema idro-geologico che richiede la disponibilità di risorse autonome per gestirlo adeguatamente. É venuto il momento che lo Stato dimostri di non considere il Veneto solo una comunità a cui attingere soldi, di cui beneficia tutto il paese, senza mai restituire».

Favero plaude alla “copertura” assicurata dai media locali e stigmatizza lindifferenza dellopinione pubblica nazionale verso il disastro, definendola «la dimostrazione che la secessione, morale prima ancora che economica e politica, è già avvenuta».

Dissente il sociologo Gianfranco Bettin, che ammette la sottovalutazione dei media nazionali, ma mette in evidenza anche le nostre responsabilità: «Non costruiamoci alibi per nascondere che la ragione del disastro non è solo naturale, ma sta nel dissesto idrogeologico che abbiamo costruito con le nostre mani. É un “disastro a chilometri zero”, come ammettono i geologi e anche qualche esponente del mondo industriale. E poi è possibile che negli ultimi 5 anni si siano ridotti gli investimenti per la cura del territorio regionale da 4 a uno? Non possiamo appellarci alleccezionalità dellevento, ma ragionare sulle cause. E se dovessero arrivare i soldi che abbiamo chiesto, destiniamoli alla tutela del territorio, non ad altri capannoni». Condivide il poeta vicentino Fernando Bandini: «La pianura veneta è storicamente teatro di inondazioni, ma poi la gente dimentica, e nessuno interviene: e quando accade di nuovo, cè sempre chi dice “Madonna, cosa è capitato!”»

 

 

IL DOPO ALLUVIONE: FINALMENTE AFFIORA LA SOLIDARIETA’ultima modifica: 2010-11-07T13:12:00+01:00da sergiofrigo
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