ALLARME CORRUZIONE, MA L’ITALIA È DISTRATTA. E ANCHE I GIORNALISTI NON SCHERZANO…

Fra le tante brutte notizie che sembrano non interessare più di tanto agli italiani c’è l’allarme corruzione, venuto nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti e ribadito dall’ultima classifica di Transparency International (Ti): proprio mentre il problema, secondo il presidente della Corte Luigi Giampaolini, “dilaga e mina il prestigio delle istituzioni”, la percezione della corruzione nella pubblica amministrazione vede il nostro paese scivolare sempre più in basso, quest’anno addirittura al 67esimo posto a livello mondiale, subito dopo il Ruanda e con il punteggio più basso mai registrato dal 1997. Su scala europea siamo in quart’ultima posizione, solo prima di Romania, Bulgaria e Grecia.

Ma la corruzione non riguarda solo la pubblica amministrazione, né solo la politica. Riguarda anche il giornalismo: ecco cosa scrive il Center for International Media Assistance, che ha svolto un’approfondita ricerca in Europa e Nord-America e ha messo a punto anche una serie di misure per combattere questo “lato oscuro della professione’’.

GIORNALISTI COMPRATI E VENDUTI

In Ghana un giornalista va a una conferenza stampa e nella cartellina trova una busta marrone con dentro un assegno per un valore di 20 dollari. Non si meraviglia, e alla fine dell’incontro la infila in borsa e torna in redazione a scrivere il pezzo.

In Russia un’agenzia di pubbliche relazioni manda in giro un falso comunicato relativo a una azienda inesistente. Tredici testate abboccano e si dicono disponibili a pubblicare la nota in forma di articolo, ma solo dietro pagamento di soldi, con richieste che vanno dai 120 ai 2.000 dollari.

Soldi per scrivere (o per non scrivere): è quello che Rosental Alves, direttore del Knight Center for Journalism in the Americas della University of Texas chiama ”il lato oscuro della professione” e che si verifica ogni giorno in ogni parte del mondo. ”Non è un tema di cui si occupano in molti – rileva Alves -. Siamo stati tanto impegnati a difendere i giornalisti da diventare troppo timidi nell’analisi e nella denuncia di questo aspetto del nostro mestiere”.

Non solo i giornalisti e i loro editori accettano bustarelle per fare articoli su materiali truccati, ma spesso entrambi chiedono o estorcono soldi per pubblicare storie favorevoli a qualcuno o non pubblicare articoli che possano danneggiarlo.

Il Rapporto naturalmente sottolinea come la corruzione nel mondo giornalistico non sia diffusa solo nei paesi in via di sviluppo, e un ampio paragrafo viene infatti dedicato alla situazione in Europa e Nord-America che risulta altrettanto – se non più –  preoccupante rispetto al resto del pianeta.

COSA SI PUò FARE

Nonostante tutte le campagne organizzate per sostenere lo sviluppo dei media e difendere la libertà di stampa nel mondo, è stato fatto molto poco in maniera concertata per ridurre il problema della corruzione nel giornalismo, e quel poco che è stato fatto proviene, secondo il Rapporto, da una fonte che può sorprendere: i professionisti delle Pubbliche relazioni, che hanno sponsorizzato le ricerche più approfondite mai realizzate sulla questione, e cercano di lavorare insieme ai giornalisti per ripulire l’industria delle notizie.

Dagli autori del documento sono venute anche alcune proposte per moralizzare il settore, dall’incremento dei controlli da parte delle associazioni di categoria alla pubblicazione delle denunce in materia, dall’incremento della formazione deontologica per i giornalisti alla sensibilizzazione delle aziende inserzioniste.

www.lsdi.it

ALLARME CORRUZIONE, MA L’ITALIA È DISTRATTA. E ANCHE I GIORNALISTI NON SCHERZANO…ultima modifica: 2010-10-30T00:48:00+02:00da sergiofrigo
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