RISO AMARO: DIETRO IL “BUNGA BUNGA” UN’ITALIA CHE NON SPERA PIÙ

Riso.jpegIn tutta Italia, e temo anche all’estero, si sghignazza (me compreso) sul nuovo infortunio para-erotico del nostro presidente del consiglio. Berluride.jpegFioriscono i giochi di parole sul bunga bunga, si moltiplicano gli sfottò, si ammicca e ci si dà di gomito.

Ma che ridere amaro! Ci accaniamo su questo perché ben poco di altro ci è rimasto, se non sul versante privato.  È un ridere gaglioffo, che affonda nella melma, lo sfogo masochista di chi non coltiva più nessuna speranza di tirarsene fuori. Mi ricorda un piccolo, infame episodio a cui ho assistito tre o quattro anni fa a Praga, in pieno agosto: lungo il Ponte Carlo, in mezzo a una folla di turisti, avanzava un gruppo di ragazzi poco più di ventenni, ruttando, starnazzando, imprecando, e ogni tanto uno di loro se ne usciva gridando “siamo italiani, siamo italiani”. E lo erano davvero! Preso alla sprovvista ho finto indifferenza, e ancora me ne vergogno. Ma ora mi sembra che sia un popolo intero, anche nelle sue migliori espressioni, a comportarsi così, alimentando un cupio dissolvi che certo ci diverte ma sicuramente ci umilia.

Ora sappiamo che quando Berlusconi cadrà, e forse ci siamo vicini, sarà nello sghignazzo. Ma sappiamo anche che quello che si lascerà dietro non sarà molto migliore di lui.

 

 

 

RISO AMARO: DIETRO IL “BUNGA BUNGA” UN’ITALIA CHE NON SPERA PIÙultima modifica: 2010-10-29T01:25:00+02:00da sergiofrigo
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