IL “CASO SANTORO”: C’E’ CHI VUOLE I GIORNALISTI “SUBORDINATI”

santoro.jpgConfesso che non amo troppo Santoro, perché trovo che (salvo qualche lodevole eccezione) tenda a fare un giornalismo più teso alla spettacolarizzazione che all’approfondimento e alla reale comprensione degli eventi. Detto questo, trovo inaccettabile la sospensione che gli ha comminato il direttore generale Masi, sia perché lede la libertà di espressione, sia perché danneggia gli interessi dei cittadini, che e servizio pubblico sono i proprietari. Senza contare che tutto questo trasforma una volta di più Santoro in un martire della libertà di stampa, costringendoci tutti a difenderlo piuttosto che a discutere della qualità del suo lavoro..

Ma è un altro il punto su cui vorrei soffermarmi: stasera in un’intervista commentando la decisione un consigliere di amministrazione di centro-destra della Rai si è lasciato sfuggire un commento rivelatore, chiedendosi “che si deve fare quando un subordinato insulta il capo-azienda”. A parte che l’insulto è quanto meno dubbio, vi inviterei ad appuntare l’attenzione su quel “subordinato”, che dice molto della concezione autoritaria che caratterizza questa decisione, e l’area politica da cui essa promana: subordinato significa inferiore, sottoposto, dipendente. Nelle aziende moderne non si usa più da tempo: magari sarà anche l’ennesimo cedimento al politicamente corretto, ma quasi tutti ormai parlano di “collaboratore”. Visto che c’era il nostro avrebbe potuto dire anche “servo”, o “suddito”…

Orbene, se c’è una cosa che dovrebbe essere chiara a chi fa il mestiere di giornalista (e specularmente anche all’editore) è che per assolvere bene al proprio compito egli non dev’essere subordinato a nessuno, se non al pubblico o alla propria coscienza. Il giornalista deve poter svolgere il suo lavoro in piena autonomia, altrimenti diventa un propagandista o un portavoce: che è la strada maestra per fare splendide carriere, come vediamo quotidianamente in Rai, ma non produce buona informazione, né attiva il senso critico degli ascoltatori. E questo sarà perfetto in un regime, ma non certo in una democrazia quale pretendiamo di essere.

 

IL “CASO SANTORO”: C’E’ CHI VUOLE I GIORNALISTI “SUBORDINATI”ultima modifica: 2010-10-14T03:09:59+02:00da sergiofrigo
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