DA FISICHELLA ALLE ELEZIONI, IL CALVARIO DEL CENTRO-SINISTRA

Ho copiato qui per i lettori del mio blog che non vanno su Facebook i commenti lasciati in calce ai post sulla bestemmia di Berlusconi e il commento di mons. Formula 1 (copyright Ivan Berni).

Fisichellacommenti.doc

La cosa mi serve per ragionare su alcuni aspetti del rapporto fra la politica e il mondo cattolico, e in particolare sulle difficoltà del Pd, per come emergono in particolare dai commenti di Paolo Giaretta, Adina Agugiaro e seguenti, ma anche da qualche confronto diretto con esponenti delle diverse anime del partito.

 

 

UN PO’ DI STORIA…

1 – Per capire cosa accade oggi bisogna fare qualche passo indietro e ripartire dalla Dc: ha ragione Paolo Giaretta sul ruolo importante giocato dal partito nel dopoguerra, ma dimentica di dire una cosa che lui sa certamente meglio degli altri: la Dc era un partito col corpaccione di centro-destra, egemonizzato da una testa di centro-sinistra, perché soprattutto da quella parte stavano le menti pensanti del partito, Aldo Moro in primis. Con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica e la frammentazione del partito dunque, schematizzando al massimo, il centro-destra si è preso buona parte del corpaccione (i voti), il centro-sinistra soprattutto l’intellighentia.

2 – Purtroppo non è riuscita l’amalgana perseguita da Prodi – dall’Ulivo al Pd –fra le diverse anime del centro-sinistra, in particolare quella ex comunista e quella ex democristiana, perché soprattutto a livello di militanti e di nomenclatura le vecchie appartenenze sono rimaste ben distinte, ingenerando confusione nella linea politica e disagio nel confronto con gli elettori. Le divisioni, abbastanza contenute sul terreno sociale-politico (lavoro, immigrazione, regole istituzionali), si manifestano soprattutto su quello etico-culturale (diritti civili, famiglia, bioetica, scuola), laddove il Pd e tutta la sinistra subiscono da tempo l’egemonia della cultura radicale. Ed è qui che sono intervenuti anche i conflitti con la gerarchia ecclesiastica, più sensibile – ai livelli superiori, vedi Ruini prima, Fisichella ma anche Scola adesso – ai temi etici che a quelli sociali, e dunque più in sintonia con una destra pia a parole, libertina nel privato e di fatto complice negli affari.

3 – Finché c’è stato Prodi però (mai rimpianto abbastanza, pur nelle sue carenze politiche) la situazione ha tenuto, perché per la sua storia personale egli riusciva a garantire il mondo cattolico di base, e al tempo stesso rappresentava la sintesi più avanzata possibile per una politica di sinistra riformista. Purtroppo la sua funzione è stata logorata inesorabilmente dalle tensioni scoppiate nei due anni del suo ultimo governo, dovute all’irriducibilità masochistica delle forze che componevano la sua coalizione, incapaci di raggiungere una sintesi che tenesse conto delle mutate circostanze politico-economiche e dei loro effetti sulla ripartizione del consenso elettorale (globalizzazione, immigrazione, crisi). Ma tutto questo è storia.

LE DIFFICOLTÀ DEL PRESENTE

4 – Veniamo all’oggi. Gli esiti successivi sono sotto gli occhi di tutti: l’emorragia di consensi dal Pd prosegue sia a destra che a sinistra, e il partito non riesce ad arginarla perché non è capace di scegliere tra due opzioni ormai diventate antitetiche e inconciliabili: cercare di recuperare i voti dei suoi ex-elettori cattolici e moderati finiti nell’Udc o nel centro-destra, oppure puntare sul recupero a sinistra, nelle vaste pianure dell’astensionismo, dove mietono consensi Di Pietro ma soprattutto Grillo e Vendola. Mi sembra ormai evidente che il bravo Bersani non ha la caratura politica per cogliere entrambi i risultati, e non vedo altri capaci di quadrare questo cerchio nel Pd, se non forse (ma è solo una mia opinione) Rosy Bindi, cattolica trasformata da Berlusconi in un’icona di sinistra (peccato esserci fatti fuorviare, a suo tempo, dalla meteora Veltroni): se solo lei sapesse rendersi un po’ più amabile!

QUALE IDENTITÀ E QUALI ALLEANZE

5 – Ora che la scadenza elettorale si avvicina a grandi passi, il punto è con quale identità presentarsi agli elettori, e quindi con quali alleanze: tenendo conto che mai come questa volta accanto alle questioni politiche generali tradizionali giocheranno le diverse articolazioni dei territori in relazione alle parole d’ordine del federalismo e dell’efficienza e autorità dello Stato. Mi pare che a questo punto l’opzione del Pd – a partire da un’analisi allarmata dell’emergenza democratica costituita dall’avvitarsi su se stesso del potere berlusconiano sorretto dall’edera leghista, che nel mentre lo sostiene lo soffoca e lo fagocita – sia tentare un’alleanza il più possibile allargata (a termine, su pochi punti qualificanti, come l’economia, l’unità dello Stato e una riforma elettorale che restituisca la sovranità agli elettori) tra le diverse forze di opposizione, che una volta normalizzata la situazione tornerebbero fisiologicamente a lottare l’una contro l’altra. In effetti con questa legge elettorale, che premia la minoranza relativa e radicata sul territorio, l’alternativa dell’”autosufficienza”, magari anche con un’alleanza allargata a Di Pietro e Vendola, sarebbe remunerativa in termini di voti ma non sufficiente a vincere le elezioni.

6 – Mi pare, come sostiene Paolo Giaretta, che – Fisichella a parte – questa analisi del Berlusconismo si stia facendo strada anche nella Chiesa, che potrebbe dunque guardare con benevola neutralità a un’alleanza fra Casini/Rutelli (non so Fini) e il Pd, puntando ovviamente su un’egemonia cattolica: non credo che le gerarchie siano determinanti in termini di spostamento di voti cattolici, ma possono accreditare all’alleanza una patente di moderatismo che fa venire l’orticaria a buona parte della sinistra ma la renderebbe più accettabile per una certa quota di elettori di centro-destra stanchi degli eccessi di Berlusconi e della sua interessata acquiescenza verso la Lega. Dovrebbe essere chiaro che imboccare questa strada comporterebbe la messa fra parentesi, almeno per il momento, delle battaglie sull’allargamento dei diritti civili e la bioetica che costituiscono tanta parte della cultura di sinistra, per accelerare invece sui temi sociali, sui poveri, i giovani e la famiglia (con grande equilibrio sulla delicatissima sfida dei nuovi contratti lanciata dalla Fiat).

IL “SACRIFICIO NECESSARIO” DEL PD

7 – In questo quadro sarà inevitabile per il Pd perdere ulteriori consensi a destra e a sinistra, favorendo la crescita di un Terzo Polo alimentato dal voto cattolico e moderato, e lasciando libertà di pascolo a sinistra per la galassia alternativa (Di Pietro e i grillini) che non potrebbe entrare nell’alleanza allargata a Casini, e probabilmente consegnando a Vendola l’egemonia sulla sinistra. Per il Pd, insomma, potrebbe essere un ulteriore bagno di sangue, preludio forse della definitiva dissoluzione del progetto riformista unificante concepito dai fondatori, ma se il sacrificio avesse la funzione storica di archiviare il berlusconismo, frenare le pulsioni secessioniste della Lega e normalizzare la dialettica democratica italiana, varrebbe comunque la pena di accettarlo.

Poi le forze del centro e della sinistra dovrebbero completamente rigenerarsi, secondo modalità oggi del tutto imprevedibili, che dovrebbero fare i conti anche col superamento di questo bipolarismo spurio che a quanto pare non è proprio adatto agli italiani.

DA FISICHELLA ALLE ELEZIONI, IL CALVARIO DEL CENTRO-SINISTRAultima modifica: 2010-10-05T11:34:11+02:00da sergiofrigo
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