LE DELIZIE DEL LOCALISMO: CRONACA MINIMA DALL’ALTOPIANO

Canove.jpgFra i sette (otto) comuni dell’Altopiano e le rispettive frazioni il campanilismo è sempre stato il tratto dominante. Non so se è una “leggenda montana”, ma pare che un secolo fa, quando quassù arrivò la ferrovia e il comune di Roana dovette collocare lungo le strade di Treschè, Cesuna e Canove, nei pressi dei binari, le tabelle “Attenti al treno”, le frazioni della sponda ovest della Val D’Assa, pur non essendo interessate dal tracciato, promossero una serie di manifestazioni al grido di “Vogliamo anche noi le nostre tabelle!”, che cessarono quando ottennero uno stanziamento di pari importo per le loro necessità.

Oggi, nel terzo millennio, le cose non sono cambiate, anzi avvengono episodi che illustrano bene cosa comporti il localismo spinto che sta caratterizzando l’attuale fase politica, e che si manifesta in un territorio che vota Lega Nord in proporzioni bulgare.

Il luogo è ancora il Comune di Roana e le sue sei frazioni (Treschè, Cesuna, Canove, Mezzaselva, Roana, Camporovere). La storia inizia qualche anno fa, quando un sindaco espresso dalla frazione di Cesuna, per limitare le spese del Comune, decise con forse eccessivo entusiasmo di chiudere la scuola elementare di Treschè, per concentrare i bambini nella scuola della sua frazione, diventata la più vicina. I genitori la vissero come un’insopportabile prevaricazioni della frazione confinante, e piuttosto che darla vinta da allora in poi per la scuola preferirono by-passare Cesuna e iscrivere i loro figli a Canove, sobbarcandosi il trasporto perché in un primo tempo il Comune si rifiutò di organizzare il servizio di scuola-bus.

Poi anche Cesuna fu costretta a chiudere la sua elementare, e a far convergere i propri sempre più scarsi bambini su Canove. La frazione però è riuscita a salvare le medie, nonostante un numero irrisorio di alunni, grazie ad una legge-deroga regionale per la montagna e… al fatto di avere un dirigente scolastico e un sindaco ancora del posto.

Quest’anno la polemica è riscoppiata, quando per far numero e per rispettare la priorità territoriale alcuni bambini di Canove sono stati iscritti, volenti o nolenti, proprio a Cesuna, invece che nella vicina e centrale Asiago, come avrebbero voluto le loro famiglie.

Ora la situazione è questa: la prima media di Cesuna è frequentata da ben dodici (!) alunni, nove dei quali di Canove, mentre Cesuna, a causa della denatalità che colpisce pesantemente anche in montagna, contribuisce con appena due bambini. E intanto le famiglie di Treschè, piuttosto che darla vinta all’odiata Cesuna, adesso i loro bambini – rifiutati dalle medie di Asiago – ora li portano addirittura a Gallio, che è dall’altra parte dell’Altopiano.

Ebbene, in questa situazione è arrivato, nei giorni scorsi, il pensionamento dell’anziano parroco di Canove. Nell’impossibilità di sostituirlo a causa della scarsità crescente di sacerdoti, la diocesi ha deciso di creare una “Unità pastorale”, formata dai due parroci residui, di Cesuna e di Treschè, chiamati a sopperire anche alle esigenze religiose dei fedeli di Canove. A sancire questo nuovo inizio ieri a Canove è arrivato anche il vescovo mons. Mattiazzo, che ha celebrato una messa che ha richiamato anche fedeli degli altri due paesi, riempiendo per una volta una chiesa ormai sempre più vuota; e in paese sono comparsi dei manifestini colorati che davano il benvenuto ai due “nuovi” parroci. I quali però continueranno ad abitare nei rispettivi paesi, anche perché da Cesuna e da Treschè sono già partiti gli avvertimenti rivolti a Canove: “Attenzione, questi parroci sono nostri! Ve li possiamo “prestare” di tanto in tanto per una messa, ma nulla di più, sia chiaro!”

Questo dunque il clima anche tra i fedeli, che dovrebbero essere mossi da sentimenti cristiani e solidali. Nulla di strano, peraltro: proprio la comunità di Canove mugugna ogni anno quando ad allietare la tradizionale “messa cimbra” arriva in trasferta il coro di Roana, dove l’antica parlata è meglio conservata. Lo slogan “Paroni a casa nostra” insomma tiene banco, con un’aggiunta: “e ognuno dentro i propri confini”.

Nella foto: i cannoni schierati (metaforicamente contro i vicini?) davanti al Museo della prima guerra mondiale, a Canove.

LE DELIZIE DEL LOCALISMO: CRONACA MINIMA DALL’ALTOPIANOultima modifica: 2010-10-04T10:45:56+02:00da sergiofrigo
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