MASSIMO CALEARO: ECCO COSA CI PROMETTEVA DUE ANNI FA

Calearo.jpgNell’aprile del 2008, quando Massimo Calearo fu posizionato (da Veltroni) alla testa della lista del Pd del Veneto, gli ho scritto una ironica lettera aperta su Nordesteuropa. Eccola:
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CARO MASSIMO, ECCO COME DIVENTARE NOSTRO “DIPENDENTE”
di Sergio Frigo

 

Caro Massimo Calearo, non le nascondo che mi ha molto sorpreso apprendere che un imprenditore affermato come Lei aspirava a diventare mio dipendente: nel senso che, come ha rilevato Beppe Grillo (ed è una delle poche cose su cui mi trovo d’accordo con lui), chi scende in politica si mette al servizio degli elettori (anche se una volta eletto tende spesso a dimenticarsene). Poi, pur non avendo nel portafogli nessuna tessera, se non quella dell’Ordine dei giornalisti, mi sento in qualche modo partecipe delle sorti della «ditta» di cui Lei vorrebbe entrare a far parte, essendo stato fra i 3-4 milioni di italiani che nel recente passato hanno espresso il proprio voto alle primarie costitutive del Partito Democratico. Nell’inedita veste, dunque, di suo possibile futuro datore di lavoro, mi consentirà di rivolgerle qualche domanda, prima di fi rmarle l’eventuale contratto di assunzione il prossimo 13 aprile. Quesiti che le rivolgo a nome di molti altri «soci» della nostra azienda, ma anche per conto di quei clienti che – dopo averci abbandonato nel recente passato per rivolgersi alla ditta alla nostra sinistra – ora stavano riconsiderando la loro scelta e intendevano tornare a servirsi da noi. E si sa, quelli sono clienti un po’ delicati, bisogna trattarli coi guanti bianchi, anzi… rossi. E mi chiedo se Lei avrà la pazienza per farlo.

UN PO’ DI GAVETTA PRIMA DELL’ASSUNZIONE

Non si stupisca di questa particolare attenzione, rivolta solo a Lei: il fatto è che gli altri aspiranti dipendenti mi sono già noti, per aver fatto – alcuni anche troppo a lungo – pratica in ditta; altri per esserne stati da tempo fornitori o clienti. A Lei invece – anche se presenta un curriculum ragguardevole e a quanto si dice potrebbe assumere fi n da subito compiti di responsabilità – manca un po’ di gavetta, uno stage di formazione: qualche mese di apprendistato, insomma, prima di arrivare all’assunzione. Lei capisce cosa intendo: imparare a conoscere i meccanismi aziendali, a rapportarsi con le gerarchie interne e con il resto delle maestranze, anche a mandare giù qualche rospo: tutte cose che un imprenditore come Lei di solito può risparmiarsi, o delegare ad altri. A meno di non mettere su un partito-azienda in proprio, come ha fatto un nostro concorrente: ma da noi non funziona così. Lei è dunque disponibile a sottoporsi a questo training? Sa, il nostro settore è un po’ particolare: anche se – come per la nazionale di calcio – tutti pensano di poter far meglio dell’allenatore, ci vogliono in realtà competenze specifi che, sguardo di prospettiva e attenzioni minute, la capacità di approfondire temi molto diversi e di individuarne le ricadute generali, la disponibilità ad ascoltare un po’ tutti e la pazienza di decidere solo dopo aver raggiunto il consenso: vede com’è diverso dall’attività di imprenditore, che Lei ha svolto fi no ad ora, dove a contare sono soprattutto (o almeno così pare a un incompetente come me) le analisi di mercato, l’intuizione del leader e la rapidità dell’esecuzione?

IL NOSTRO CATALOGO

Ma poi ci sono altre cose che Lei deve sapere, prima di entrare in ditta: che qui non si produce Ricchezza, ad esempio, come nel suo campo, ma Benessere, che è un prodotto a più largo spettro, e che per essere davvero effi cace deve essere distribuito fra i clienti in massimo grado. Questo signifi ca che a qualcuno bisogna fornirlo gratuitamente. Lei si chiederà come può un’azienda del genere far tornare i conti. Semplice, utilizza una materia prima che si chiama Fisco: è vero, a volte se ne spreca un po’, e ci sono dipendenti infedeli che se ne appropriano indebitamente, ma stiamo cercando di liberarcene. Con il Fisco, però, produciamo cose come istruzione, salute pubblica, assistenza sociale, sicurezza, infrastrutture, che sono i fi ori all’occhiello del nostro catalogo. Per quello ci aspettiamo che i nostri dipendenti non sostengano amenità come lo sciopero fi scale, che fi nirebbe per sottrarci la materia prima per realizzare i nostri prodotti. E sempre in catalogo abbiamo in bella evidenza articoli come l’ accoglienza e l’integrazione dei più deboli (immigrati compresi): non siamo come altre ditte che vorrebbero sfruttarne il lavoro risparmiandosi gli oneri sociali conseguenti. Anche questo dovrà tener presente, in futuro, se entrerà a far parte delle nostre maestranze.

FRECCETTE VIETATE

Un’ultima cosa: noi non siamo di quelle aziende che pretendono che i propri dipendenti indossino la divisa per venire al lavoro, ma non ci piace nemmeno che si vantino in giro di non avere mai acquistato nulla da noi fi no al momento dell’assunzione. E poi, pur essendoci liberati di alcuni retaggi ingombranti del nostro passato (ce ne sono in tutte le ditte, no?), nutriamo affetto e riconoscenza per il nostro fondatore, che in condizioni diffi cili è riuscito a consegnarci un’azienda sana: ci aspettiamo dunque che i nostri dipendenti, ora che è andato in pensione, gli portino rispetto, e non giochino a freccette col suo ritratto. Se Lei dunque, caro Calearo, accetterà di sottoscrivere gli impegni che le abbiamo sottoposto, forse potremo aprirle le nostre porte, e compiere un tratto di strada insieme. Altrimenti, ahimè, per l’assunzione dovremo cercarci qualcun altro. In fede.

Il “nostro” (allora) mi rispose due mesi dopo: leggete oltre per vedere cosa prometteva allora. Sono passati poco più di due anni: non serve aggiungere altro.

 

 

 

 

Calearo: Non sono uno sprovveduto

di Massimo Calearo Ciman

 

Caro Sergio Frigo, le scrivo all’indomani del risultato elettorale che ha consegnato la guida del nostro Paese al governo di Berlusconi e dei suoi alleati. E le scrivo nella inedita veste di deputato di opposizione. Ho ricevuto la sua lettera agli inizi della campagna elettorale e, fino alla fine, le sue riflessioni mi sono sempre state ben presenti. Lei ha fatto alcune serie considerazioni in merito alla mia candidatura. Calearo2.jpgDa elettore costituente del Partito Democratico, e quindi «padrone», con gli altri elettori, di chi è chiamato a rappresentarlo, condizionava la mia assunzione nella «ditta Pd» al rispetto di alcuni requisiti. Siccome non avevo fatto nessuno stage o periodo di apprendistato, non avevo ancora dimostrato di averli. Sostanzialmente lei mi faceva osservare che dirigere un’azienda non è la stessa cosa che essere dirigente di partito. Bisogna conoscere i meccanismi del sistema politico. Bisogna avere la capacità di mediare e di dialogare. Si deve essere consapevoli che compito della politica non è produrre ricchezza, come fa un’azienda, ma benessere sociale e – questo – anche attraverso l’imposizione fiscale. Infine: mi chiedeva di non tirare freccette o frecciate sul bersaglio Prodi, padre fondatore del partito cui io ho aderito.

IL MURO DEL NORD

Vorrei risponderle punto su punto. Innanzitutto vorrei ricordarle che è stato proprio il Partito Democratico e il suo leader Walter Veltroni a spingere sulla necessità del rinnovamento. Questa esigenza passava anche attraverso l’apertura delle liste a volti nuovi. Naturalmente non si trattava di candidare veline, ma persone che avessero riconoscimento sociale, capacità di rappresentare mondi e territori. La mia candidatura non è frutto di improvvisazione, ma di una scelta politica precisa, che mira a rompere il muro del Nord, contro cui il vecchio centrosinistra ha sempre cozzato. È vero: non ho fatto la necessaria gavetta. Ma non per questo sono uno sprovveduto. Io ho già fatto politica, se con questo lei intende la capacità di mediare tra parti diverse, comprendendo motivazioni ed esigenze differenti, e ottenere così un risultato positivo per il bene comune. Le ricordo che come presidente di Federmeccanica ho chiuso un contratto nazionale che per la prima volta dopo anni ha messo d’accordo tutte le componenti sindacali, nell’interesse sia delle imprese sia dei lavoratori. Crede che si arrivi a un simile risultato senza avere le necessarie doti politiche? Ma, ammesso che avessi bisogno di fare del praticantato, credo di avere fatto un corso accelerato e di essere stato promosso. In questa campagna elettorale ho messo la mia faccia e mi sono impegnato senza risparmio. Non me ne sono stato comodo con le mani in mano ad aspettare la convocazione in Parlamento, visto che da capolista non avevo bisogno di guadagnarmi i voti. Ho girato per oltre 60 comuni grandi e piccoli del Veneto (e non solo del collegio elettorale), percorrendo più di 10 mila chilometri. Ho visitato sedi del Pd e ho incontrato operai, imprenditori, artigiani, liberi professionisti in sale convegni, istituti professionali, ospedali, aziende, bar, pizzerie, osterie, cantine e quant’altro. Le assicuro che ho riscosso consenso e riconoscimenti anche dalle persone più diffidenti rispetto alla mia candidatura, persino da quelle più lontane dal mondo da cui provengo.

AUSTRIA E SLOVENIA

Sono d’accordo con lei, poi, sulla questione della politica come promozione del benessere sociale e non semplicemente della ricchezza. Il che significa, come anche lei ricorda: più servizi, più istruzione, più assistenza sociale, più sicurezza, più infrastrutture. È ovvio che la leva fiscale è determinante (l’ho detto più volte in campagna elettorale: chi evade va messo in galera) ma non può essere l’unica, soprattutto se la tassazione diventa soffocante. Io penso che più una società produce ricchezza, maggiori sono le possibilità di ridistribuirla per il benessere comune. Ora, per continuare a produrre ricchezza, la nostra realtà del Nord ha bisogno di riforme che le permettano di affrontare una competizion e europea e internazionale di fronte cui è esposta in maniera durissima. Le ricordo che la vicina Austria ha ridotto le imposte sul reddito d’impresa dal 34% al 25%. Per non parlare della Slovenia, dove il costo del lavoro è di un terzo inferiore a quello italiano e il reddito d’impresa è tassato al 22% e entro il 2010 calerà al 20. Se non realizziamo al più presto la semplificazione burocratica, il federalismo fiscale e la riduzione della tassazione sulle imprese, anche il nostro sistema di benessere e protezione sociale rischia di essere messo in crisi. Questo e non altro è sempre stato il significato dei miei richiami contro un’imposizione fiscale eccessiva. Infine, Prodi. Io non l’ho mai attaccato. Gli riconosco capacità, competenza, caratura internazionale e onestà intellettuale. Il risanamento dei conti da lui compiuto è importante, ma certamente l’opera del suo governo è stata insufficiente. Non per demerito suo, ma di quelle parti che lo sostenevano, che sono ideologicamente contro l’impresa e hanno dimostrato di non capire nulla di noi, intesi come Nordest. Massimo Calearo Ciman

 

MASSIMO CALEARO: ECCO COSA CI PROMETTEVA DUE ANNI FAultima modifica: 2010-09-29T01:00:00+02:00da sergiofrigo
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