SILEGGE A TREVISO: NORD-SUD E UNITA’ D’ITALIA, DOMANI CONFRONTO CON PINO APRILE

E’ in corso a Treviso fino a domenica la manifestazione “SiLEgge a Treviso”.

Domani pomeriggio alle 16 incontro Pino Aprile, autore del saggio-best seller “Terroni – Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali” (Ed. Piemme). Confronto interessante.

Ecco il programma della manifestazione, ma anche una riflessione in materia che ho scritto per il prossimo numero di Nordesteuropa.it.

locandina SiLegge definitiva-1.pdf

Modesta proposta per la sinistra:

unitari al nord, federalisti al sud

 

Le forze progressiste dovrebbero sposare con decisione la causa del federalismo nazionale, issando metaforicamente il tricolore assieme al vessillo di San Marco, come ha proposto Luca Zaia nel corso del raduno leghista a Venezia: ma per essere credibili nelle nostre regioni devono farsi carico dello squilibrio Nord-Sud nel trasferimento delle risorse, e dei gravi problemi del Meridione

 

 

Di Sergio Frigo

 

 

Nel marasma a cui è ridotta l’offerta politica nazionale, fa specie che a indicare involontariamente una buona strada (e piuttosto innovativa) per la sinistra in crisi di identità sia proprio la Lega. È avvenuto, nel disinteresse generale, in occasione del tradizionale raduno del Carroccio a Venezia, quando di fronte al migliaio di tricolori esposti nella città lagunare Luca Zaia ha suggerito ai loro proprietari di issare anche il vessillo di San Marco.

Ebbene, metaforicamente è proprio quella bandiera, sventolata dai patrioti veneziani nei mesi della gloriosa Repubblica di San Marco tra il 1848 e il 1849, o meglio quella della Marina con i simboli di tutte le repubbliche marinare, che dovrebbe essere raccolta dalla sinistra: la bandiera del federalismo nazionale. Sento già le proteste: si tratta di una contraddizione in termini! E poi nel Nord il Pd è già da tempo su posizioni federaliste, mentre la battaglia per l’unità nazionale è un patrimonio della destra, e in particolare dei finiani. E in ultima istanza: non è il momento di battaglie simboliche, quando la vera priorità è lo stallo dell’economia.

Si tratta di obiezioni solo apparentemente di buon senso. Vediamo perché: è vero che nel Nord la sinistra riformista, a partire da Cacciari e Chiamparino, è fortemente autonomista, ma questa posizione sconta l’handicap di esercitarsi su un terreno saldamente presidiato dalla Lega. E l’elettore, di fronte a proposte politiche che si assomigliano, tende a scegliere l’originale. La domanda, semmai, nelle nostre regioni è proprio di una connot azione nazionale (senza essere centralista) dell’offerta politica: lo dimostra proprio il successo di un’idea estemporanea come quella dell’esposizione del tricolore; oppure il fermento garibaldino registrato anche al Nord da Paolo Rumiz nel suo viaggio-inchiesta di agosto su Repubblica.

Per poter però sventolare legittimamente il tricolore al Nord – a fronte del propagarsi della simbologia celtico-padana – bisogna avere le carte in regola al Sud: cioè essere coerentemente federalisti proprio nelle regioni in cui l’interesse immediato della società e la pigrizia culturale delle élites concorrono piuttosto a favorire il perpetrarsi di un centralismo assistenzialistico che è il peggior nemico dello sviluppo dell’economia e della tenuta dell’unità nazionale, come ha dimostrato Luca Ricolfi nel suo libro “Il sacco del Nord”.

Ma essere federalisti nelle regioni meridionali significa inevitabilmente assumere la linea del rigore nella spesa pubblica, dei costi standard e del risparmio, che né il centro né la destra inquinati dalle clientele possono permettersi di sposare. D’altra parte non sembra che le politiche del laissez faire abbiano dato in quelle regioni (parlo della Campania o della Calabria) risultati soddisfacenti per la sinistra. Ma senza questa assunzione di responsabilità, che accetti di ridurre, gradualmente ma sostanziosamente, il flusso di risorse che dalle quattro principali regioni del Settentrione si riversa nel Sud (tra l’altro senza apprezzabili effetti sulla qualità dei servizi), il rischio è che la sinistra alle prossime tornate elettorali si perda anche le regioni che ancora governa al Nord, a partire dall’Emilia-Romagna.

Si tratta di obiettivi troppo simili a quelli della Lega? Non esattamente: a parte che ancora Ricolfi sostiene (La Stampa del 10 settembre) che ormai la Lega più che al federalismo è interessata all’occupazione delle amministrazioni, c’è da dire che il federalismo che il Carroccio propone come antidoto alla secessione, rivolgendosi alle regioni del Sud, è sostanzialmente il seguente: mettiamoci d’accordo sulla cifra a cui avete diritto (il fondo perequativo), noi ve la diamo e chi s’è visto c’è visto. Non è esattamente l’atteggiamento costruttivo che è lecito aspettarsi tra regioni-sorelle che devono convivere sotto lo stesso tetto nazionale, può semmai andar bene per dei soci che si separano.

Una forza nazionale, come vuole continuare a essere la sinistra, ha il dovere di farsi carico invece dei problemi di tutte le aree del paese, anche a costo di proporre medicine amare: soprattutto nelle regioni controllate dalla criminalità organizzata, viziate da un sistema scolastico che premia la moltiplicazione delle cattedre e dei voti di eccellenza, piuttosto che mirare davvero alla qualità della formazione, appesantite da una sanità che drena risorse senza restituire servizi adeguati. La strada è quella segnata da un intellettuale e politico meridionale che ha a cuore più di tutti, insieme, l’efficienza e l’unità dello Stato: Giorgio Napolitano. Poi spetta alle élites e alla società civile saper cogliere la portata di questo rovesciamento di paradigma e capitalizzarne i vantaggi a lungo termine.

SILEGGE A TREVISO: NORD-SUD E UNITA’ D’ITALIA, DOMANI CONFRONTO CON PINO APRILEultima modifica: 2010-09-24T11:30:00+02:00da sergiofrigo
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