CASO CARITAS-FOLIGNO: LE RADICI STRUTTURALI DELLA NUOVA POVERTA’

Caro Sergio,
la notizia ripropone il tema drammatico dell’allargamento della povertà nel nostro Paese. Una condizione che coinvolge milioni di persone e che sta assumendo caratteri diversi da quelli finora noti. Nel baratro della povertà, e della caduta nell’esclusione sociale, troviamo anche uomini e donne che hanno un lavoro, altri che l’hanno perso, italiani e migranti. Non ci sono più, per dirla un pò rozzamente,i disadattati tradizionali. Senza contare coloro che pericolasamente vivono sulla soglia di povertà (e che potrebbero allargare ulteriormente tale condizione) e coloro di cui nessuno sa perchè si vergognano a denunciare la loro situazione e non si rivolgono a nessuno.
Chi oggi si fa carico di queste situazioni ? esiste un percorso che riconsideri le dinamiche che portano alla condizione di povertà e che agiscano su esse ? esistono le ragioni per intervenire sulle condizioni di povertà non attraverso forme compassionevoli di breve durata ma agendo sulla responsabilità collettiva ? è necessario o no agire sulle leve del welfare, sul valore del lavoro o è tema da lasciare alla Caritas ed al mondo del volontariato ?
Quando il Ministro Sacconi propone ricette del tipo “meno Stato e più Società” considera o meno le dinamiche che hanno co-determinato la fotografia attuale della società e le ricadute che la sua ricetta potrà ulteriormente determinare su milioni di persone che oggi vivono in una situazione border line ?
La Caritas di Foligno come la Lega? provo a tracciare due differenze prima di assumermi la responsabilità di non omettere il mio pensiero concreto su tale scelta.
1. la Caritas agisce attraverso forme caritatevoli e compassionevoli, tipiche della cultura dalla quale ha origine. La Lega è partito che dovrebbe operare scelte politiche e non caritatevoli;
2. La Caritas agisce da anni sul terreno delle povertà denunciando, nei fatti, una situazione che sta implodendo. Non opera, cioè, una scelta sulla base dell’astratezza, di una possibile situazione che potrebbe determinarsi ma su quanto sta trovandosi ad affrontare. La Lega agisce su un terreno ideologico, preventivo e a prescindere. Ne è dimostrazione che in talune scelte operate da Sindaci leghisti non è prevalso il concetto di residenzialità ma quello di cittadinanza e di provenienza.

Credo che ogni scelta, anche quella che si operi in situazioni di emergenza, debba cercare di non prescindere da alcuni elementi valoriali di fondo. Le regole operano inevitabilmente selezioni. In questo caso la drammatica selezione agisce, però, nell’ambito dell’esclusione di un bisogno primario. Come ho già affermato, non la Caritas o altre associazioni dovrebbero farsi carico di questi problemi, ma le Istituzioni. Istituzioni che dovrebbero vedere in queste associazioni elementi di supporto, non di sostituzione. Credo che se la scelta operata a Foligno si fosse limitata alla sola denuncia di una situazione non più sostenibile e governabile, sarebbe stata utile nel chiamare alla responsabilità le autorità competenti. In questo caso, temo, apre la strada (probabilmente involontariamente) a dei meccanismi che mineranno ulteriormente i concetti della coesione sociale, della solidarietà e della prevalenza dei bisogni.”

Ivan Berni

CASO CARITAS-FOLIGNO: LE RADICI STRUTTURALI DELLA NUOVA POVERTA’ultima modifica: 2010-09-15T14:44:29+02:00da sergiofrigo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a CASO CARITAS-FOLIGNO: LE RADICI STRUTTURALI DELLA NUOVA POVERTA’

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *