IL SINDACO BITONCI E LA SOCIETÀ ETICA

Bitonci.jpeg Il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, incarna alla perfezione uno degli aspetti più preoccupanti della Lega (non tutta, per fortuna, ma temo la parte più consistente): l’insofferenza per ogni diversità, la voglia di omologare tutto ai desiderata della “gente”, oggetto non meglio identificato che i leghisti utilizzano come un mantra per motivare le loro decisioni. So di fargli un complimento, nell’attribuirgli questo atteggiamento, ma tant’è…

È una sindrome che colpisce soprattutto le “seconde linee” del movimento, che a volte crea qualche fastidio ai vertici, ma che i vertici si guardano bene dallo smentire, perché proviene direttamente dalla pancia dell’elettorato. Il nostro onorevole-primo cittadino, nella sua veste di neo vice presidente nazionale dell’Anci, appare il più accreditato per portare queste istanze in prima linea.

 

 

LA FILOSOFIA DEL SINDACO ANTI-POVERI

La filosofia del sindaco anti-poveri (dall’ordinanza che l’ha reso famoso, nel 2007) traspare con chiarezza nell’intervista concessa sabato scorso al Gazzettino di Padova, laddove dichiara con orgoglio fin dal titolo “Ho detto no pure a un sexy-shop”: vietare tutto quello che non piace alla maggioranza silenziosa dei suoi concittadini, non importa se è consentito dalla legge, l’escamotage si trova sempre. E così – dopo la prima ordinanza, quella che istituiva una commissione comunale speciale per esaminare le richieste di residenza, in base al reddito e alla grandezza dell’alloggio dei richiedenti – via con i divieti: no alla vendita del kebab in centro, no ai manifesti degli annunci matrimoniali sui pali della luce, no ai volantini pubblicitari sui parabrezza delle auto in sosta, no all’esposizione di pubblicazioni pornografiche nelle edicole, no al consumo di bevande alcoliche nei giardini pubblici, no all’accattonaggio… Ultimamente no anche all’apertura di un sexy-shop e alla residenza richiesta da un ex prete tacciato di pedofilia.

LA FANTASIA (REPRESSIVA) AL POTERE

Alcune di queste ordinanze, sia chiaro, di per sé sono sacrosante, soprattutto laddove impediscono a un cittadino di creare fastidi o disagi agli altri o alla collettività. Ma il problema degli amministratori leghisti è che non sanno quando è il caso di fermarsi. Scrivendo il mio libro “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco” ho trovano esempi a decine: dove arrivano i leghisti si aboliscono gli sportelli per gli immigrati (Paese, Tv), si chiudono gli ambulatori medici aperti agli irregolari (Friuli V.G.), si rimuovono le roulottes dei nomadi col carro attrezzi (Musile, Tv), ci si mobilita contro la costruzione di un villaggio per un gruppo di sinti cittadini italiani (Venezia), si offrono soldi agli stranieri che lasciano per sempre il territorio comunale (Spresiano, Tv), si propone la schedatura degli islamici e si vieta l’uso del velo alle donne (Azzano Decimo, Pn), si contestano le feste per l’accoglienza dei nuovi cittadini e gli stanziamenti per la mediazione culturale (Padova), si manda la polizia provinciale a cacciare i vù cumprà nelle spiagge (Provincia di Venezia); nelle scuole si chiedono esami di italiano e visite mediche per le iscrizioni dei figli degli immigrati (Provincia di Treviso) e test sulla conoscenza del dialetto e delle tradizioni locali per i professori di altre regioni (la deputata padovana Paola Goisis); nel Consiglio regionale del Veneto, nella discussione sulla finanziaria 2009, si è arrivati a bloccare i prestiti d’onore per le famiglie in difficoltà per la crisi (dirottandoli invece alla promozione dell’”identità veneta”) pur di evitare che potessero beneficiarne anche i nuclei familiari degli immigrati. In Lombardia poi si è attivata una vera e propria operazione di pulizia etnica ribattezzata “White Christmas” in… onore del Natale (Coccaglio, Bs), si sono esclusi i bambini stranieri dal coro musicale (Ceresara, Mn), si è bloccato (”per motivi di sicurezza “) l’assunzione di un autista straniero di bus (Milano), si è rimossa una targa in onore di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia (Ponteranica, Bg); mentre a Trento si è cercato di licenziare gli addetti alle pulizie della Provincia, perché islamici…

A Vittorio Veneto il sindaco Da Re, che è anche segretario provinciale della Lega, è arrivato a togliere un contributo economico alla rassegna Città-Imprese perché fra gli invitati c’era il giornalista Gian Antonio Stella, autore di un articolo troppo critico nei confronti della Lega sul Corriere.

Tutte iniziative che incrinano non poco la rassicurante immagine di ragionevolezza che cercano di darsi Zaia & c. nell’esercizio delle loro funzioni. Ma nell’enfasi sull’autonomia dei territori che ispira l’azione amministrativa della Lega i vertici non riescono a condizionare le seconde linee, o non ci provano proprio, per timore di perdere consensi.

NUOVE REGOLE – ANCHE ILLEGALI – CONTRO LE TRASGRESSIONI

“Faccio quello che sento mi arriva dalla gente – spiega Bitonci, autonominatosi medium ad honorem – Non sto parlando del chiacchiericcio ma del sentimento delle persone”. E la legge? “Magari mi prenderò una denuncia, ma non mi nascondo”. A suo tempo Bitonci si prese un avviso di garanzia per la sua ordinanza anti-sbandati, ha dovuto fare alcuni aggiustamenti, ma poi alcune delle sue idee sono state inserite nel decreto sicurezza del Governo.

Dietro a tutto questo c’è un’idea di amministrazione da “società etica”, in cui non ci si limita a definire le regole a cui tutti i cittadini devono attenersi, ma si è tentati di sindacare il loro comportamento morale, stigmatizzandone le trasgressioni. In questo i leghisti hanno colto meglio di tanti sociologi una delle caratteristiche più peculiari degli italiani: non è vero che odiano le regole, come sostengono tutti gli studiosi, al contrario le adorano: solo che le vogliono vedere applicate con rigore… sugli altri. Addirittura non le utilizzano per condividere in armonia spazi di relazione con gli altri, ma come arma contundente, da brandire in particolare contro chiunque si discosti troppo dai modelli di comportamento socialmente accettati. Tornando a queste ordinanze, magari sacrosante ma un po’ oscurantiste, sembra che i nostri concittadini siano disponibili a cedere parte della propria libertà… purché ne venga sottratta una parte maggiore agli altri.

IL SINDACO BITONCI E LA SOCIETÀ ETICAultima modifica: 2010-08-02T11:32:04+02:00da sergiofrigo
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