“DRAQUILA” E LE INTERCETTAZIONI, UN NESSO INQUIETANTE

TornaSabinaGuzzantialcinemaconDraquilalItaliachetrema.jpgHo visto “Draquila” di Sabina Guzzanti, con rabbia e frustrazione, proprio nel giorno in cui Berlusconi impone a un Paese che non lo vuole – ma che è troppo eticamente indebolito per fermarlo – quel decreto sulle intercettazioni che impedirà per sempre di smascherare quelli che ridono nelle notti di terremoto, mentre gli altri muoiono.

Il film è appassionato e intellettualmente onesto (dà conto degli entusiasmi suscitati da Berlusconi nel popolo delle tende, ad esempio), anche se è incentrato attorno a un presupposto – che l’Aquila sia stato “un esperimento per testare, in un microcosmo controllato e militarizzato, come si possano violare i diritti civili e i principi costituzionali senza che nessuno se ne accorga” – che appare francamente troppo manicheo per risultare credibile. Non è quello il fine di Berlusconi, ovviamente, quello è il mezzo, semmai. Berlusconi, come nel caso dei rifiuti di Napoli, vuole dimostrare che lui, con i poteri e gli strumenti adeguati, riesce a risolvere i problemi che gli altri non risolvono, anzi, a “fare i miracoli”, come ripete a ogni piè sospinto. È il narcisismo che lo muove, non la sete di potere, e neppure la volontà di arricchire gli amici: quelli sono elementi accessori, funzionali al suo disegno egocentrico. Egli accetterebbe persino la democrazia, probabilmente, se le sue procedure gli consentissero di brillare nella storia del nostro paese come egli ritiene di meritare.

Purtroppo però nel film la brava Sabina gira a vuoto come noi stessi, probabilmente. Di fronte al leader populista che piange con le vittime della disgrazia (dopo non aver fatto nulla per prevenirla, ma chi se lo ricorda!) rimane senza parole, oppure ne dice troppe per risultare convincente. Di fronte agli entusiasmi delle famiglie sistemate rapidamente negli alberghi, alloggiate nelle tende e poi accudite nelle nuove case, non riesce ad argomentare, è muta e disarmata come la sinistra, silenziosa e isolata come la tenda del Pd nella quale va a frugare nella speranza di trovare le risposte che essa stessa non riesce a darsi.

Le argomentazioni – e le stesse facce, gli stessi atteggiamenti – di chi protesta appaiono speciose, frutto di un disagio personale oppure di un’ostilità politica preconcetta, magari animate dall’invidia per non aver ancora avuto la casa. Insomma, una volta di più siamo in presenza di un discorso che convince chi è già convinto, e non riesce a bucare l’ottusità dei Silvio-entusiasti, i quali non riescono a credere nemmeno al suo giro di escort, oppure lo assolvono perché “almeno gli piacciono le donne”.

Neppure lo scandalo di un centro storico lasciato a se stesso – intatto nella sua desolazione a tanti mesi dal sisma, e probabilmente destinato a non rinascere mai più – riesce a intaccare la superficie di una narrazione dei miracoli di Silvio rilanciata ossessivamente da troppe televisioni e giornali amici: forse bisognava far emergere quanti soldi pubblici sono costati i set allestiti ognuna delle innumerevoli volte che Berlusconi si recava all’Aquila, a consolare le vittime, a promettere miracoli, a consegnare un pugno di appartamenti.

Poi arrivano le intercettazioni dei due imprenditori che ridono, e quello è il punto di svolta, il momento in cui a indignarsi non sono più i “soliti”: anche i più riottosi capiscono che anche se Silvio è buono e disinteressato, i suoi amici non lo sono. Essi ridono perché sanno che sulle mie disgrazie costruiranno le loro fortune. Quello incrina davvero la sua narrazione salvifica. E infatti Minzolini censura e sopisce.

E Silvio che fa? Li prende a calci nel sedere, si indigna assieme al popolo delle vittime, fa in modo che queste cose non accadano più? Nossignori, lancia la sua campagna per limitare le intercettazioni e proibirne la pubblicazione: al leader populista non interessa rimuovere lo sporco, basta nasconderlo sotto il tappeto. Se non avessimo sentito quelle frasi sciagurate probabilmente sarebbe andata in porto l’operazione “Protezione civile spa”, cioè la costituzione di una mostruosa macchina militarizzata e privatizzata destinata a fare da braccio operativo del governo all’infuori di qualsiasi controllo democratico: tutto a gloria del nuovo Duce, naturalmente. Invece quei pochi minuti registrati sono il granello di polvere che fa inceppare il meccanismo. E allora, con la tenacia mostruosa che gli va riconosciuta, Silvio fa un passo indietro, e riparte, attivandosi in primis per rimuovere il “granello”: e vedrete se poi non ritornerà alla carica per rilanciare la costruzione del suo gioiello… Così la sua narrazione salvifica non subirà altre incrinature, i Silvio-dubbiosi torneranno Silvio-entusiasti, gli scettici avranno ancor meno strumenti per sostenere le loro argomentazioni e poterle esprimere, e se gli va bene i suoi “miracoli” entreranno davvero nella storia di questo paese.

Ecco il senso profondo di quanto accade oggi con la nuova normativa sulle intercettazioni. Una domanda andrebbe rilanciata in ogni momento, a chi dice che “in fondo gli abusi nelle pubblicazioni e la privacy eccetera eccetera…”: aver sentito quei due che se la ridevano, anche se non stavano commettendo alcun reato, è stato un bene o un male per la qualità della nostra democrazia? E d’ora in avanti avremo ancor la possibilità di smascherarli?

Sventurato il paese in cui per tutelare la democrazia bisogna infrangere la legge.

 

 

 

“DRAQUILA” E LE INTERCETTAZIONI, UN NESSO INQUIETANTEultima modifica: 2010-06-09T10:42:00+02:00da sergiofrigo
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