UN “CORPO A CORPO” CON UN CORO FEMMINILE GIAPPONESE

Sono tornate ieri in Giappone le signore del coro femminile giapponese Yuh, di Nishinomiya, che la scorsa settimana sono state ospiti del nostro coro “Il bell’humore” a Padova.

Bravissime: cantano da vent’anni sotto la direzione di Yoshiko Okazaki e hanno al loro attivo vittorie e piazzamenti in alcuni concorsi internazionali, e si sono inoltre rivelate gentili, intelligenti e spiritose, apprezzando la nostra ospitalità, la nostra cucina e persino le barzellette spinte che abbiamo loro raccontato…

Si sono esibite a Moena (nel video mentre cantano “Oh sole mio” in nostro onore), ad Asiago ospiti con noi della Schola Cantorum San Matteo e a Padova, assieme a noi, al Circolo unificato dell’esercito.

Ma non è di questo che voglio parlare.

 

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LE DIFFERENZE FRA NOI E LORO

Come era prevedibile – al di là del reciproco apprezzamento e della sorprendente facilità immediata di rapporto – sono emerse dai contatti fra i due gruppi alcune differenze di fondo che rimandano a diverse concezioni della vita fra Italia e Giappone. Abbiamo capito, ad esempio, che a loro piace il nostro stile di vita, la qualità delle relazioni umane, la relativa disponibilità di tempo, e a fronte di tutto questo riescono a tollerare persino la nostra esuberanza e il nostro individualismo, percepito come propedeutico alla creatività.

LA LORO DISCIPLINA E IL SENSO DEL DOVERE COLLETTIVO

Noi invece abbiamo tanto invidiato la loro compostezza, la disciplina, il senso di rispetto dell’altro e una capacità di sentirsi gruppo che sfiora il masochismo individuale. C’è un termine in Giapponese ad esempio (si dice “ghiri”, se non ho capito male) che indica il dovere angosciante di un capofamiglia di rispettare gli ordini del suo capo o le attese del suo gruppo di riferimento anche se sono in contrasto con la sua coscienza e con gli interessi della famiglia.

Qualcuna delle signore raccontava, ad esempio, con un misto di rassegnazione e di rimpianto, di mariti che antepongono da sempre il loro lavoro alla famiglia, che stanno lontani da casa 14 ore al giorno, che fanno otto, dieci giorni di ferie all’anno.

LA NOSTRA CREATIVITÀ DISORDINATA E INDIVIDUALISTA

Una giovane giapponese che da tempo vive in Italia ha fatto questo confronto fra noi e loro: “Noi siamo bravissimi a copiare e sviluppare, e a ottimizzare i risultati grazie alla dedizione alla collettività; voi siete disorganizzati ma creativi”. Lei si sente di appartenere ormai a entrambe le culture, però viene spesso trattata con il disprezzo che alcuni veneti razzisti riservano agli stranieri, e inoltre è disperata perché non riesce a far rispettare dai propri vicini di casa un minimo di regole di convivenza, e anzi quando lo pretende viene derisa o insultata.

E SE CERCASSIMO UNA RICOMPOSIZIONE?

Non ho saputo rispondere a chi di loro mi chiedeva perché noi italiani siamo così, pur avvertendo epidermicamente – molti di noi, perlomeno – che questo modo di essere rovina la vita anche a noi. E mi sono domandato ripetutamente, in quei giorni, perché non sia possibile conciliare le due modalità di comportamento, e se la creatività deve per forza di cosa andare a braccetto con l’individualismo, la disorganizzazione e l’indifferenza verso le istanze collettive. Dispiegando solo in minima parte, di conseguenza, il proprio potenziale positivo, e anzi diventando spesso elemento di disagio e di contrasto.

UN “CORPO A CORPO” CON UN CORO FEMMINILE GIAPPONESEultima modifica: 2010-05-31T02:24:00+02:00da sergiofrigo
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