RECENSIONE AL MIO LIBRO, Il Giornale di Vicenza

cop.jpgIl Giornale di Vicenza di oggi, 7 maggio, pubblica un’ampia recensione al mio libro a firma di Antonio Di Lorenzo.

Eccola…

E stasera alle 21 incontro alla libreria Galla, con Gigi Copiello e Giuliano Zoso, modera Ario Gervasutti

 

«Vorrei essere leghista, ma proprio non riesco»

IL LIBRO. Il giornalista Sergio Frigo ha scritto un volume che esamina la rivoluzione Lega sotto il profilo delle attese e dei traguardi della generazione dei cinquantenni 
Gli interrogativi di un “intellettuale progressista” che si vede sorpassato da una realtà sociale che non riesce a comprendere


Zoom Foto

La copertina del libro di Sergio Frigo (Biblioteca dell’immagine)

Non è solo un libro di politica (“Caro Zaia, vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”, Edizioni Biblioteca dell’immagine, 165 pagine, 12 euro) ma una riflessione generazionale. Di quella generazione composta oggi da cinquantenni, nati nell’ottimismo dell’era atomica, cresciuti nell’entusiasmo per la conquista dello spazio, che hanno attraversato la rivoluzione del ’68, vissuto la pesantezza degli anni di piombo, e poi il riflusso, il neoboom degli anni Ottanta, Tangentopoli, la globalizzazione e la crisi del Terzo Millennio…. e che adesso si ritrovano sulla Luna. 
È quasi una vendetta della Storia, perché il mondo attorno a loro sembra la scenografia di Blade Runner, dove il pianeta pullula di televisioni, replicanti, sushi freddo, e le auto volano in cielo anziché correre sulle strade.
C’è assieme amarezza, problematicità, ansia di capire il presente e di elaborare il futuro nel volume che Sergio Frigo, giornalista e scrittore, caposervizio cultura al “Gazzettino”, dedica al fenomeno Lega & Nordest. Che questa volta è indagato da un’altra prospettiva: non è quella del sociologo nè del politologo, ma quella più personale di chi era convinto di aver raggiunto un traguardo nella vita – a lungo sognato dalle generazioni precedenti – che adesso scopre superato. «Siamo esuli in patria», scrive citando un’immagine di Ilvo Diamanti. 
Ma quando è avvenuto il sorpasso? E perché? Cosa mi sono perso? sembra chiedersi l’autore, che si sente straniato da questo contesto. Ma non lo rifiuta, lo vuole capire: «Noi che abbiamo studiato un po’, noi lungimiranti dallo sguardo corto, noi progressisti diventati nostro malgrado conservatori (…) ci chiediamo se siamo finiti, un’altra volta, dalla parte sbagliata della storia».
Guccini cantava in una vecchia canzone: «Son della gente mia il primo che ha studiato…». La laurea, la cultura come obiettivo di crescita sociale. È ancora un valore condiviso? 
Frigo ammette di far parte di “quel ceto medio intellettuale e progressista fatto di insegnanti, professionisti, operatori del sociale, giornalisti, molti sacerdoti che hanno visto il loro patrimonio di ragionamenti politicamente corretti, di ideali generosi, di impegno civile pesantemente strapazzato alle elezioni”. “Caro Zaia, quel popolo di cui ritenevamo essere parte viva e ascoltata – scrive – adesso ascolta soprattutto voi”. Una volta gli operai votavano falce e martello: adesso uno su due vota Lega.
Perché?
Frigo indaga come Montalbano e mentre Camilleri fa parlare poco il suo commissario, lui usa il tono della lettera (“Caro Zaia….”) per esprimere le sue riflessioni. Sono articolate in una serie di capitoletti, agili e – naturalmente – scritti con profondità e brillantezza. 
Con onestà, Frigo elenca una serie di motivi delle sconfitte elettorali del centrosinistra: litigiosità, inconcludenza, astrattezza, incoerenza, autocompatimento, elitarismo… «Quello che ci disturba di più, nella nostra sconfitta, è sperimentare quell’insignificanza culturale e sociale che per secoli ha risparmiato le classi intellettuali».
Spiega anche perché la Lega vince. Sostanzialmente perché gli intellettuali, dalla Rivoluzione Francese in qua, hanno sempre lanciato questo messaggio al popolo: “Siate come noi, perché siamo noi la vostra avanguardia”. Adesso accade il contrario: «Voi, caro Zaia, sapete comprendere, coinvolgere, mobilitare e rappresentare quelle stesse fasce sociali senza nemmeno bisogno di tanti sforzi e di tante analisi. Voi dite: “Noi siamo come voi”. E siete credibili».
Frigo non risparmia neanche i miti della sua generazione e del progressismo: «Sbaglia Umberto Eco quando definisce il leghismo “la storia di un movimento che non legge”: magari poco e male, ma anche voi leggete». E mentre leggono sanno anche “cavalcare la società arrabbiata”.
Supportato da una serie di interviste (da Galan a Zanonato, da Jean Léonard Touadì a Sandy Cane, primo sindaco leghista di colore) il libro non si conclude in chiave depressiva: «Nonostante le troppe frustrazioni, noi “popolo di sinistra” ci siamo ancora», ammette orgoglioso. 
Però Frigo lancia a Zaia e alla Lega tre sfide. Prima. «La semplificazione culturale di cui siete fautori rende difficile a mio parere interpretare adeguatamente la società sempre più complessa e articolata in cui ci troviamo a vivere». Seconda. «L’esaltazione del locale vi fa perdere di vista l’importanza del globale. Basta vedere la vostra resistenza al coinvolgimento di forze armate italiane nelle missioni internazionali di peace-keeping». Terza. «Voi difendere il locale. Ma la nostra società sceglierà di restare asserragliata per sempre dentro i propri confini dopo aver sperimentato il brivido della libertà senza appartenenza?». Il dibattito è aperto.

RECENSIONE AL MIO LIBRO, Il Giornale di Vicenzaultima modifica: 2010-05-07T15:44:23+02:00da sergiofrigo
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