“Caso Ru486”: la Lega scopre che il Veneto non è la Vandea, che il conflitto fra appartenenza alla comunità e autonomia degli individui mina alla base anche la società veneta, e che al suo stesso interno le posizioni fra Bossi e i governatori divergono


 

LIBERTÀ E IDENTITÀ IN CONFLITTO

Su Repubblica, rispondendo alla lettera di un lettore Corrado Augias torna sulla questione della pillola Ru486 per sottolineare come l’uscita dei governatori leghisti Cota e Zaia sia stata bloccata da una compatta risposta della società civile.

Credo che la questione sia un po’ più complessa, e che abbia portato alla luce una contraddizione mascherata ma fortissima nella nostra società, destinata a deflagrare soprattutto nel campo leghista, ma senza risparmiare le altre forze politiche, sinistra compresa.

Si tratta del contrasto fra identità e libertà, o per meglio dire fra appartenenza alla comunità e autonomia degli individui, di cui parlo anche nel mio libro “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”.

IL VENETO NON È LA VANDEA

La tutela delle radici cristiane, che Zaia intende inserire nel futuro statuto regionale, il no all’aborto, il no alla “dolce morte”, il no alla famiglia trasversale (come la chiama Bossi) sono tutte parole d’ordine che rimandano a una concezione di società di stampo comunitario, tradizionalista, omogeneo, in cui si parla la lingua dei nostri vecchi, si rispettano le usanze di una volta, ognuno sta al suo posto, le donne fanno le donne, gli omosessuali non si sposano e non c’è spazio per troppe deviazioni. La piattaforma ideale, insomma, per un’alleanza vincente fra la Lega “crociata” e il mondo cattolico vicino in particolare a Cl.

Ora accade invece che, giusto all’indomani del voto plebiscitario a Zaia, una consistente maggioranza di veneti, secondo quanto registrato da due sondaggi pubblicati sul Corriere Veneto e sul Gazzettino, dichiari di non essere affatto d’accordo col governatore sulla proibizione della pillola abortiva. Ma anche sul “caso Englaro” e sul testamento biologico altri sondaggi nei mesi scorsi hanno mostrato che all’interno della società veneta (e non solo) le posizioni prevalenti sono ormai lontane anni luce da quelle sostenute dalla Chiesa e dal Governo.

Insomma, il Veneto sarà leghista, ma non certo vandeano. Perché se fosse la Vandea sarebbe rispettoso degli insegnamenti della Chiesa anche sul terreno dell’accoglienza agli immigrati, e invece i sacerdoti che si spingono “troppo avanti” nel sollecitare la solidarietà del proprio “gregge” verso gli stranieri si scontrano con un muro di ostilità degli stessi fedeli.

INDIVIDUI SENZA LEGAMI

Io credo che i decenni scorsi abbiano registrato ovunque in occidente una vera e propria “marcia trionfale” dell’individuo moderno (protetto dal ricco welfare e da un sistema di regole condivise) verso la sua liberazione da ogni legame e la sua piena realizzazione personale, l’affrancamento dalle appartenenze e la fedeltà ai valori di un tempo. Una condizione di cui hanno beneficiato più o meno tutti gli strati sociali, a partire dai ceti più istruiti e progressisti, e che ha naturalmente coinvolto anche quelle che la Chiesa considerava le sue roccaforti (il Belgio o la Spagna, per dire, e naturalmente il Veneto). Quanti di noi nei decenni scorsi sono usciti dalle famiglie, quanti hanno abbandonato la propria terra per seguire opportunità professionali o nuovi amori, quanti “foresti” sono arrivati nelle nostre terre, quanti legami si sono allentati fino a strappare le reti delle relazioni sociali?

Poi però gli effetti perversi della globalizzazione economica e della mondializzazione culturale, ma soprattutto il dilagare dell’insicurezza sociale e della crisi, hanno momentaneamente frenato questo processo, riportando in auge bisogni di protezione vagamente regressivi, nelle comunità ristrette e nelle famiglie.

TRA REGRESSIONE E AUTONOMIA

Anche i ceti istruiti e progressisti hanno cominciato ad avvertire che dentro di sé si allargava una lacerazione tra i retaggi culturali del collettivismo marxista, le nostalgie del solidarismo cattolico e le sirene dell’individualismo radicale. Ma sono ancora di più le persone semplici a doversi districare quotidianamente dolorosamente – e senza averne coscienza – fra le pulsioni alla libertà individuale veicolate anche dal sistema dei media, la dura realtà degli obblighi professionali e dei bilanci familiari, la tentazione (o la necessità economica) di rientrare nell’ovile dell’appartenenza familiare e comunitaria, per ritrovare protezioni e sicurezze: parliamo di convivenze forzate, ad esempio, o dell’assistenza ai propri anziani o ai familiari malati, quintessenza di legami che per un po’ sono stati “rimossi” ricorrendo al welfare o all’assistenza delle badanti straniere, e che invece complice la crisi si ripresentano adesso sulle spalle delle persone con tutto il loro peso.

Di tutto questo ha beneficiato la Lega, che ha opposto allo smarrimento dell’individuo esposto ai venti globali della crisi il porto sicuro della comunità e della famiglia. Ma il gusto selvaggio dell’autonomia individuale, una volta assaporato non può più essere represso o sopito, e si manifesta con le “ribellioni” che si registrano ogni volta che qualcuno – anche il prelato di turno o il beneamato premier o governatore – cerca di metterne in discussione la legittimità e l’esaudimento.

Bossi, che è più laico e politicamente più accorto, l’ha capito, e infatti sul caso Englaro e sul testamento biologico ha tenuto un atteggiamento prudente e comprensivo, mentre sulla pillola abortiva ha prontamente stoppato i suoi governatori.

La domanda, come mi chiedo nel mio libro, è: una volta chiusa l’attuale fase economicamente recessiva e culturalmente regressiva, la nostra società sceglierà – come propone la Lega – di restare sbarrata per sempre dentro i propri confini, rinserrata dentro le proprie protette comunità, dopo aver sperimentato il brivido della libertà senza appartenenza? Si accontenterà delle vacanze in Cadore o a Sottomarina, come suggeriva Zaia ai tempi in cui era assessore regionale al turismo, oppure del prosecco e della soppressa, dopo aver conosciuto i mari esotici e aver assaggiato (metaforicamente, ma non solo) i prodotti di tutte le tavole del mondo, dal caviale al kebab?

Io, sinceramente, ho i miei dubbi.

“Caso Ru486”: la Lega scopre che il Veneto non è la Vandea, che il conflitto fra appartenenza alla comunità e autonomia degli individui mina alla base anche la società veneta, e che al suo stesso interno le posizioni fra Bossi e i governatori divergonoultima modifica: 2010-04-09T02:49:00+02:00da sergiofrigo
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