Recensione pubblicata sul Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova Venezia il 10/3

Lettera-confessione di un sinistrorso al futuro presidente
di Emilio Randon

PADOVA. Sfogo confessione di un intellettuale gramsciano (ché dagli operatori ecologici alle istruttrici di Pilates lo siamo tutti), sotto forma di lettera aperta al ministro Zaia. Ma il destinatario poteva essere anche l’amico barista o il suo direttore spirituale. Disdoro, pena e sgomento. Sergio Frigo, collega del Gazzettino, prende su di sé colpe, vizi e ignavie di tutto un modo di essere a sinistra, somatizza, ne elenca le spregevolezze culturali, recita il mea culpa e si riconosce infine vestale di un culto vuoto e pagano.

Quindi si inginocchia e paga tributo al barbaro invasore, il leghismo trionfante nella persona appena più presentabile del ministro Luca Zaia, futuro governatore del Veneto rivolgendoglisi con un «Caro Zaia. Vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco». Non gli riesce con Zaia, se al suo posto ci fosse stato Tosi – «l’Ahmadinejad di Verona» – non ci avrebbe nemmeno provato.
La prima parte della lettera è un memoir doloroso, nel finale l’autore prova a raddrizzare la schiena, riafferra le idee di sinistra che aveva prima demolito e prova a rilanciarle. L’autocritica è demolitoria, va oltre il modo e le sue soluzioni, è estetica ed epistemologica: prende il via dal rimpianto per i bei tempi andati quando gli intellettuali di sinistra venivano ascoltati e se non erano ascoltato erano almeno temuti, quando erano i colti a decidere e l’èlite educata indicava al popolo, se il popolo disobbediva lo faceva di nascosto e nella paura.
«Sapevano infatti – scrive Boris Groys, studioso del sovietismo – che, al di fuori del linguaggio, non possedevano niente e che se avessero perso il controllo del linguaggio, avrebbero perso tutto».
La mancanza di tutto questo dà vertigine. Un Frigo di destra, al suo posto, avrebbe corretto il dolore con un vaffa, affogato l’amarezza in un’invettiva, un viva la muerte al posto giusto non avrebbe tolto niente alla comprensione e aggiunto molto alla virilità. Ma Frigo non è di destra e tiene al primo postulato della sinistra laddove recita che da sinistra tutto si può capire, catalogare e ordinare, l’arrendevolezza del pensiero arretra apparentemente intanto che ingloba il nemico e si prepara alla riscossa.
Vanno però fatti i conti con gli inestetismi intellettuali, quella «parte di noi che induge in una complessità pensosa e parolaia e che all’attivismo plebeo della destra predilige una nobile e astratta inconcludenza», «noi che odiamo quelli che parcheggiano in seconda fila e che ogni tanto cadiamo nello stesso peccato». Mentre è «appurato che i gusti dei poveri non ci piacciono più» e che «le loro scelte ci appaiono banali o grossolane». «Le elezioni sono diventate una specie di incubo», «l’avanzata delle vostre truppe ci ricorda quella degli zombi».
Ah, classe operaia, dov’è finito il buono e mite operaio? «Il nostro popolo ha messo da parte il solidarismo cristiano e l’internazionalismo marxista per privilegiare i propri interessi diretti». Come Reagan quando gli chiesero cosa poteva fare per i poveri, risponde: «Non diventare uno di loro». Quello che più «disturba» Frigo «è sperimentare quell’insignificanza culturale e sociale che per secoli ha risparmiato le classi intellettuali».
E così gli errori a sinistra sono molti, alcuni imperdonabili, ma non c’è peccato che meriti la terribile punzione che s’annuncia: finire i proprio giorni nell’inferno leghista, in un Veneto ridotto a «società neo-feudale», spazzato da periodiche purghe «anti-intellettuali», in una società «divisa tra uomini liberi e nuovi servi della gleba (gli immigrati).
Poche le speranze di salvezza, inutile contare sulla magnanimità di Zaia – «è un celodurista anche lui» – forse confidare nella resipiscenza del popolo, forse, quando la complessità sociale si ribellerà alla semplificazione leghista, e allora «caro Zaia, non le basterà più rivolgersi al popolo».

Recensione pubblicata sul Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova Venezia il 10/3ultima modifica: 2010-03-12T03:09:35+01:00da sergiofrigo
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