ELEZIONI A PADOVA, LA VERA POSTA IN GIOCO E’ BITONCI

Bitonci-giordaniAl di là dei programmi e delle idee che ci stanno a monte, su cui abbiamo cercato in questi mesi di attirare l’attenzione, quello di domenica sarà anche nostro malgrado un referendum su Massimo Bitonci, sulla sua idea di città e su quanto libera e ospitale essa sarebbe, soprattutto per i cittadini che non la pensano come lui.

IL PROFILO DELL’EX SINDACO

Personalmente non lo conosco, anche se ne seguo le gesta da prima ancora che diventasse sindaco di Padova. Ma per evitare di essere giudicato fazioso, vi propongo un brano su di lui tratto dall’editoriale con cui il Gazzettino (giornale non certo ostile all’ex sindaco) commentò la sua caduta il 13 novembre scorso: “Nutre poca fiducia in chi lo circonda, si sente assediato da rematori contrari, confonde amici per nemici, e accentra di conseguenza ogni decisione su di sé”. E ancora: “ama sentirsi approvare gli errori”, ha fatto scelte (l’ubicazione del nuovo ospedale, l’uso della stadio Plebiscito) “senza alcuna concertazione, a volte in senso diverso rispetto a quello indicato nel programma sottoscritto a suo tempo”, a cui il giornale aggiunge la propensione a circondarsi nelle stanze dei bottoni di amici cittadellesi, e il fumus persecutionis. Per non parlare della feroce determinazione a vendicarsi di chi l’ha disarcionato e della volontà di fare piazza pulita di qualsiasi decisione dei predecessori (giudicata pessima a prescindere), anche a costo di smantellare o ostacolare (si vedano la seconda linea del tram o la Fiera delle Parole)  le cose che funzionavano: ed è questo, al di là di qualche parcheggio in più o in meno e della localizzazione dell’ospedale su cui ha cambiato idea quattro o cinque volte, il suo vero programma: punire i nemici e tenersi le mani libere su tutto nella gestione della città.

LE PROMESSE MANCATE

Certo è un ottimo conoscitore dei meccanismi amministrativi, è dotato di grande fiuto politico, personalmente sarà anche un’ottima persona, ma come possiamo fidarci ora delle promesse di chi il giorno dell’elezione, nel 2014, si è dichiarato “sindaco di tutti” e poi ha sistematicamente attaccato tutti coloro che non la pensavano come lui, dai rappresentanti delle istituzioni a privati cittadini, come testimoniato anche dalle riprese filmate in consiglio comunale? Di chi ora si propone come angelo custode di suor Lia delle Cucine Popolari dopo averne ostacolato in tutti i modi l’attività? Di chi rilancia ora la promessa del 2014 (mai realizzata) di dare all’opposizione l’assessorato alla trasparenza? Di chi da giorni e giorni sta riversando false accuse sui neo consiglieri di Coalizione Civica, e attribuisce sistematicamente a Giordani e Lorenzoni proposte che non si sono mai sognati di avanzare (un hub al Plebiscito per gli immigrati, il via all’occupazione delle case ecc)?

UN AMMINISTRATORE IDEOLOGICO

Potrei continuare a lungo, ma mi limito a citare ancora due casi, emblematici del suo modo tutto ideologico di amministrare: l’eliminazione dei mediatori culturali che dovevano assicurare l’inserimento dei piccoli immigrati nelle scuole (con grande disagio per le maestre) e la pubblica denuncia (a favor di telecamere) contro una signora che – legittimamente e senza creare alcun problema – aveva osato ospitare in un suo alloggio alcuni immigrati (eccolo nella foto, col suo fedelissimo Boron). bitonci-boronA parte bastonare indifferentemente immigrati buoni e cattivi infatti, su questa questione non è riuscito o non ha voluto combinare nulla di concreto: perché nella sua ottica un immigrato che si integra nella nostra società è un problema, gli toglie l’argomento principe della sua azione politica, l’insicurezza.

UNA CITTÀ MENO LIBERA

Detto questo non credo che per Giordani-Lorenzoni e la nostra coalizione sarà una passeggiata amministrare la città, ma ritengo che la Padova targata Bitonci sarebbe meno libera e più autoritaria, una città in cui sarebbe più problematico esprimersi liberamente per chi dissente, e questo mi preoccupa più del restauro del Plebiscito, o del via libera a qualche nuovo centro commerciale.

E osservo che non dev’essere un caso se esponenti tanto diversi (e spesso avversari) della vita pubblica padovana – alcuni dei quali hanno collaborato con lui negli anni scorsi – si ritrovano ora tutti uniti a sostenere il suo avversario, senza alcuna contropartita ma solo a partire da un’analisi preoccupata del futuro della città in caso di suo ritorno al potere.

Ora siamo al dunque: sapremo domenica sera se ha avrà vinto la determinazione di un uomo solo a vincere e comandare, oppure quella diffusa di una città di impedirglielo per riprendere in mano il proprio destino.

ELEZIONI A PADOVA, LA VERA POSTA IN GIOCO E’ BITONCIultima modifica: 2017-06-23T20:08:38+00:00da sergiofrigo
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